L’America Latina deve trovare un equilibrio tra la cooperazione con Stati Uniti, Cina e Russia

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 6:22 in America Latina America centrale e Caraibi

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L’America Latina non deve scegliere tra la cooperazione con Stati Uniti, Cina o Russia, ma piuttosto collaborare con le tre grandi potenze presenti nella regione, ha dichiarato al quotidiano Sputnik Sebastián Vigliero, membro del Consiglio per la sicurezza internazionale e gli affari strategici Argentino per le relazioni internazionali (CARI).

Dopo aver preso parte a una discussione organizzata dal Valdai Club, Vigliero ha sottolineato che nell’economia post-pandemia le grandi potenze saranno protagoniste di “una sorta di competizione per gli investimenti”, anche in America Latina, dove i principali investitori sono Stati Uniti, Cina e Russia. Mentre le potenze medie, come l’Argentina, ha indicato, non obbediranno più agli allineamenti tradizionali, come “O con la Cina o niente” o “O con la Russia o niente”.

“Devono cercare di trovare i vantaggi comparativi in termini economici che meglio si adattano a ciascuno dei paesi”, e in generale la regione deve “interagire con gli Stati Uniti, interagire con la Cina e anche interagire con la Russia”, ha sottolineato.

Analizzando gli investimenti esteri in America Latina, Vigliero ha trovato la presenza “tradizionale” degli Stati Uniti. In questo senso, il professore ha previsto che il possibile arrivo dell’amministrazione Joseph Biden porterà a un cambiamento nelle politiche statunitensi nei confronti dell’America Latina, anche se non rapidamente.Vigliero ha ricordato che l’amministrazione Trump, che durante il suo mandato si è recato in America Latina, precisamente in Argentina, una sola volta, contrasta nettamente con un futuro governo democratico, che probabilmente sarà “più incline a questioni che hanno a che fare con l’ideologia e politica: maggiore democrazia e maggiore apertura dei mercati”. Inoltre, ha supposto, darà “maggiore priorità alla promozione della democrazia e del protezionismo”.

Nel caso della Cina, l’esperto argentino ha riscontrato “un’azione di investimento aggressiva” da parte di Pechino “per aver tentato di entrare in mercati diversi”, compresa l’America Latina. Il professore ha avvertito di “una tassa politica, che nel caso dei cinesi va di pari passo”: in altre parole, in cambio dei suoi investimenti, la Cina chiede cooperazione politica.

“È un costo per qualsiasi paese, che può in qualche modo essere negativo per i legami con gli Stati Uniti”, ha affermato.

Commentando l’attività di investimento russa in America Latina, l’esperto l’ha giudicata “incipiente”.

“Penso che l’interesse principale dei russi sia quello di utilizzare partner ideologici per renderli poi partner commerciali”, ha aggiunto. 


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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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