Iraq: la lotta contro il terrorismo non è ancora terminata

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 13:47 in Iraq Medio Oriente

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Mentre le forze irachene continuano ad essere impegnate in campagne volte a sconfiggere le cellule terroristiche ancora attive nel Paese, il presidente dell’Iraq, Barham Salih, ha affermato che la guerra contro il terrorismo continua.

Le parole di Salih sono giunte giovedì 19 novembre, nel corso di un incontro con il consigliere senior della Difesa del Regno Unito per il Medio Oriente e Nord Africa, il tenente generale Sir John Lorimer, e l’ambasciatore britannico in Iraq, Stephen Hickey. Nel corso del meeting, le tre parti hanno evidenziato la necessità di un coordinamento a livello internazionale per far fronte alle organizzazioni terroristiche che continuano a rappresentare una minaccia transfrontaliera per tutti.

In tale quadro, il presidente iracheno Salih ha affermato che le forze del proprio Paese, di diversi ordini e tipologie, sono riuscite a sconfiggere lo Stato Islamico, ma vi sono cellule ancora attive nel Paese che cercano di minare la sicurezza e la stabilità della popolazione irachena, soprattutto in alcune aree e città. Motivo per cui, i servizi di sicurezza nazionali, in coordinamento con la coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, continuano a perseguire le organizzazioni terroristiche, per impedire loro di realizzare gli obiettivi auspicati. Parallelamente, il presidente iracheno ha evidenziato come sia necessario porre fine alle tensioni interne alla regione, per impedire che il terrorismo trovi terreno fertile per rafforzarsi ulteriormente, facendo leva sugli scenari di crisi.

Nel frattempo, il portavoce del comandante in capo delle forze armate, Yahya Rasoul, ha dichiarato che le forze irachene dei Servizi antiterrorismo hanno condotto una campagna volta a perseguire membri di organizzazioni terroristiche ancora attive nei governatorati di Diyala, Kirkuk, Ninive e Anbar. Le ultime operazioni, è stato specificato, hanno portato all’arresto di diversi terroristi, tra cui uno nelle città di Mosul e altri tra Fallujah e Kirkuk. In tale quadro, il 16 novembre, 21 persone accusate di terrorismo sono state condannate a morte presso la prigione di Nassiriya, a seguito dell’approvazione della presidenza irachena, ai sensi dell’articolo 4 della legge antiterrorismo. I detenuti provenivano dai governatorati di Mosul, Anbar, Baghdad e Bassora, oltre a Dhi Qar.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. A tal proposito, alcune cellule affiliate allo Stato Islamico sembrano essere tuttora attive nella cosiddetta “Grande cintura Agricola” di Baghdad, di cui fa parte anche Radouaniya.

Di fronte a tale scenario, le forze irachene hanno lanciato diverse operazioni nel corso del 2020. Tra queste, “Gli eroi dell’Iraq”, la cui terza fase ha avuto inizio il 22 giugno scorso. Si è trattato di un’operazione di terra che ha visto l’esercito iracheno e le forze congiunte perlustrare un’area pari a circa 5 km quadrati, estesa tra le province di Salah al-Din e Diyala, fino al lago Tharthar, a Sud di Samarra. In precedenza, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno aveva dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo era far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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