Egitto: continua la mobilitazione militare

Pubblicato il 19 novembre 2020 alle 11:03 in Egitto Medio Oriente

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Le forze dell’esercito egiziano sono attualmente impegnate in diverse manovre ed esercitazioni militari, congiuntamente ad altri Paesi, tra cui Russia, Bahrein e Giordania. Il fine, secondo alcuni, è garantire la sicurezza dell’Egitto in un quadro di crescenti minacce.

Il 17 novembre ha avuto inizio “Saif al-Arab”, un’esercitazione militare che durerà fino al 26 novembre e che vede la partecipazione di Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein e Sudan, mentre l’Arabia Saudita svolge il ruolo di osservatore. Le manovre militari riguardano, nello specifico, la base militare di Muhammad Naguib, oltre alle aree di addestramento aereo e marittimo nella regione militare settentrionale. Si tratta di una delle esercitazioni principali svolte nella regione araba, il cui scopo è rafforzare il coordinamento tra le forze egiziane e gli altri Paesi arabi alleati, con il fine ultimo di far fronte alle crescenti sfide regionali.

Le prime fasi dell’addestramento includono l’organizzazione di una conferenza per il coordinamento tra le forze dei Paesi partecipanti, volta a delineare concetti comuni e a favorire lo scambio di nozioni ed expertise in ambito militare, così da trarre il massimo beneficio dalle attività pratiche successive. Queste ultime vedranno il dispiegamento di armi e sistemi avanzati e simuleranno alcune delle operazioni ritenute più pericolose, così da testare le diverse teorie di combattimento via terra, in mare e nello spazio aereo, oltre che all’efficacia delle Forze Speciali.

Nel frattempo, continuano le esercitazioni congiunte tra le forze aeree di Egitto e Sudan, note come “Nile Eagles 1”, che coinvolgono, in particolare, la base sudanese di Marwa. Si prevede che anche queste dureranno fino al 26 novembre. Il fine è testare l’efficacia degli aerei da combattimento di entrambe le parti, in sortite di carattere offensivo e difensivo, così come in operazioni di ricerca e soccorso. Anche in questo caso, le esercitazioni prevedono attività teoriche seguite da altre pratiche.

Parallelamente, dal 17 novembre, le forze navali egiziane affiancano quelle russe nell’operazione “Friendship Bridge 2020”, che si prevede durerà fino al 24 novembre. L’esercitazione navale congiunta si sta svolgendo, nello specifico, a Novorossijsk, una delle principali basi russe sul Mar Nero, nonché in varie aree in mare aperto destinate alle esercitazioni navali. Il gruppo navale egiziano comprende la fregata Alexandria, la corvetta El Fateh e il lancio del missile M.Fahmy.

Il quadro delle ultime operazioni condotte dall’Egitto in materia di difesa militare comprende l’esercitazione navale del 10 novembre, svolta in collaborazione con la marina del Bahrein, seguita a quella del 5 novembre, quando Il Cairo ha dato il via per la prima volta ad un addestramento anfibio congiunto con la Gran Bretagna nelle acque del Mediterraneo. Il 3 novembre, invece, l’esercito egiziano ha effettuato un’esercitazione navale con la Francia.

Come evidenziato dal quotidiano al-Arab, sebbene le forze egiziane si siano impegnate in diverse manovre ed esercitazioni militari, non hanno mai ancora partecipato in modo diretto in conflitti regionali. Tuttavia, attraverso le ultime operazioni, l’Egitto desidera mostrare il grado di prontezza nel caso di “sorprese” che potrebbero minare la propria sicurezza. Il Cairo è consapevole di essere circondato da pericoli, sebbene questi non provengano da territori direttamente confinanti. Uno degli attori che sembra incutere maggiore timore è la Turchia, che potrebbe mettere in pericolo gli interessi egiziani sia in Libia sia nel Mediterraneo orientale, così come nel Corno d’Africa. Parallelamente, l’Egitto potrebbe sentirsi altresì minacciato dai recenti sviluppi in Etiopia, che potrebbero avere conseguenze per il futuro “del conflitto idrico tra i Paesi del bacino del Nilo”.

Di fronte a tale scenario, un esperto militare, il maggiore generale Talaat Muslim, ha affermato che l’Egitto sta attualmente esplorando le aree geopolitiche da cui provengono minacce dirette, verso cui, negli ultimi anni, aveva prestato poca attenzione, in quanto maggiormente concentrato sul fronte orientale con Israele e la Striscia di Gaza. Ora, però, Il Cairo è consapevole dei pericoli provenienti anche da altri fronti ed è per questo che sente l’esigenza di sviluppare sia capacità militari interne sia alleanze esterne, visto che eventuali conflitti futuri vedrebbero contrapposti blocchi politici e militari e non soltanto due forze che su affrontano sul terreno.

Parallelamente, secondo un esperto strategico, il maggiore generale Abdel Rafaa Darwish, l’Egitto cerca altresì di ridisegnare il suo “spazio vitale” a Sud, rafforzando i legami di cooperazione con Paesi come l’Uganda, il Sud Sudan, la Tanzania e l’Eritrea, timoroso della crescente presenza militare di Paesi ostili Turchia, in primis. A tal proposito, a detta dell’esperto, Il Cairo vorrebbe evitare gli errori commessi in Libia, dove Ankara è riuscita a penetrare senza grandi ostacoli. Non da ultimo, l’Egitto mira a preservare i propri interessi strategici nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandeb attraverso alleanze con i Paesi del Golfo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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