Yemen, Oxfam: il valore delle esportazioni di armi è tre volte quello degli aiuti

Pubblicato il 18 novembre 2020 alle 12:02 in Arabia Saudita Yemen

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La confederazione internazionale Oxfam ha riferito che i Paesi del G20 hanno esportato armamenti verso l’Arabia Saudita per un valore pari a circa 17 miliardi di dollari, una cifra tre volte superiore a quella degli aiuti umanitari destinati allo Yemen.

Nella cornice del perdurante conflitto yemenita, scoppiato il 19 marzo 2015, l’Arabia Saudita è alla guida di una coalizione in cui partecipano, attraverso armi e combattenti, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, e Bahrain e che è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Nello specifico, è dal 26 marzo 2015 che le forze della coalizione sono scese in campo per sostenere l’esercito yemenita affiliato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Nei primi anni del conflitto, anche il Qatar e il Marocco erano membri della coalizione.

A pochi giorni di distanza dall’avvio del vertice del G20, previsto per il 21 e 22 novembre prossimo e ospitato dall’Arabia Saudita, Oxfam ha riferito che il volume delle esportazioni verso il Regno, sin dal suo coinvolgimento nel conflitto yemenita, ha raggiunto circa 17 miliardi di dollari, in un momento in cui la popolazione yemenita continua a far fronte ad una grave situazione umanitaria, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di coronavirus e dalla riduzione di aiuti umanitari stanziati dai Paesi donatori, tra cui gli Stati membri del G20. Se si prendono in considerazione tutti i membri della coalizione a guida saudita, il valore delle esportazioni sale a 31,7 miliardi di dollari, nel periodo 2015-2019, pari a circa 5 volte il volume degli aiuti fornito fino al 2020. Gli aiuti stanziati da Riad ammontano, nello specifico, a 3,8 miliardi.

Secondo quanto riportato da Oxfam, 10 milioni di yemeniti soffrono la fame, oltre ad essere vittima di una delle peggiori epidemie di colera mai registrate. Inoltre, solo la metà degli ospedali risulta essere funzionante e, nel corso dei cinque anni di conflitto, si è verificato un raid aereo ogni dieci giorni su ospedali, cliniche, pozzi e serbatoi d’acqua. Lo scoppio della pandemia di coronavirus, spiega Oxfam, ha ulteriormente esacerbato delle circostanze definite “terribili” e il piano di risposta delle Nazioni Unite per fornire acqua pulita, cibo e cure mediche ai più vulnerabili, è stato finanziato solo per il 44% nel 2020. Il risultato è che 20 milioni non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari e 18 milioni non ricevono cure di base. Il piano di risposta delle Nazioni Unite per il 2020, ha evidenziato Oxfam, è cruciale per alleviare le sofferenze della popolazione, considerando che l’80% degli yemeniti dipende dagli aiuti internazionali.

Di fronte a tale scenario, il direttore della filiale Oxfam in Yemen, Muhsin Siddiquey, ha dichiarato che la popolazione yemenita necessita dell’impegno dei Paesi del G20 e della comunità internazionale per giungere ad un cessate il fuoco immediato e per incoraggiare le parti coinvolte a sedersi al tavolo dei negoziati per una pace permanente. “Guadagnare miliardi dalle esportazioni di armi che alimentano il conflitto fornendo, allo stesso tempo, una piccola parte degli aiuti allo Yemen è immorale e incoerente” ha affermato Siddiquey, esortando le nazioni “più ricche” a non mettere i propri interessi e guadagni al di sopra delle necessità del popolo yemenita.  

Il perdurante conflitto civile in Yemen ha avuto inizio il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Nonostante la tregua unilaterale annunciata dall’Arabia Saudita l’8 aprile scorso, le tensioni continuano. Queste riguardano perlopiù i governatorati settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’arib, al-Jawf e Nihm, e le aree di Taiz e Hodeidah. Quest’ultima è un ingresso vitale per gli approvvigionamenti e gli aiuti umanitari destinati alla popolazione yemenita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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