Siria: raid di Israele uccide soldati siriani e iraniani

Pubblicato il 18 novembre 2020 alle 8:30 in Israele Siria

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Almeno 3 soldati sono morti ed un altro è rimasto ferito a seguito di un attacco aereo perpetrato da Israele contro postazioni in Siria appartenenti alle forze dell’esercito siriano e alla Quds Force iraniana, nella notte tra il 17 e il 18 novembre.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa SANA, sulla base di una fonte militare, le forze di Difesa aerea siriane sono hanno dovuto affrontare missili israeliani, provenienti dai territori occupati del Golan siriano e diretti verso il Sud della Siria. L’attacco è avvenuto intorno alle 03:11 di notte e ha provocato la morte di 3 soldati, il ferimento di un altro e diversi danni materiali. Nella giornata del 18 novembre, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha riferito che il bilancio delle vittime include circa 10 morti, tra cui 3 siriani ed altri soldati di origine straniera, presumibilmente iraniana. 

Da parte sua, l’esercito israeliano ha riferito di aver colpito postazioni militari in Siria della Quds Force iraniana e delle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e, in particolare, magazzini, quartieri generali, batterie di missili e compound militari. Per Israele, si è trattato di una rappresaglia giunta in risposta al ritrovamento di dispositivi esplosivi al confine settentrionale.

In particolare, il 17 novembre, l’esercito israeliano ha riferito di aver trovato ordigni esplosivi improvvisati (IED) sul proprio confine delle alture del Golan, volti a colpire i soldati di Israele, definendo ciò “un’ulteriore prova evidente della forte presenza iraniana in Siria”. A tal proposito, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, in visita presso la regione, ha affermato che Israele non tollererà la presenza di dispositivi esplosivi nei territori del Golan e quanto accaduto il 17 novembre rappresenta un “grave incidente” su cui non è possibile chiudere un occhio. In tale quadro, a detta di Gantz, è il governo di Damasco ad essere ritenuto responsabile di tutte le azioni perpetrate dai propri territori e Israele è determinato a rispondere nel modo più opportuno ai tentativi di “trinceramento iraniano in Siria”, ritenuti una minaccia per l’intera regione. Successivamente, secondo quanto riferito da un corrispondente di al-Arabiya, il 18 novembre, Israele ha dispiegato un certo numero di batterie del sistema di difesa antimissile Cupola di Ferro nella regione settentrionale, in previsione di eventuali attacchi  lanciati contro i territori israeliani. 

Sin dal 2011, Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, prendendo di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, ovvero l’Iran, i gruppi palestinesi e l’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali. Sia l’Iran sia Hezbollah appoggiano il presidente siriano, Bashar al-Assad nella guerra civile in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso.

Uno degli ultimi episodi ha avuto luogo nella notte tra il 20 e il 21 ottobre, quando Israele è stato accusato di aver lanciato un missile, contro il governatorato siriano di Quneitra, nel Sud della Siria, nel tentativo di colpire postazioni di milizie filoiraniane. Era dal 14 settembre che non avvenivano episodi simili, attribuiti a Israele, in Siria. In tale data, un attacco aereo ha causato la morte di almeno 10 membri dei gruppi filo-iraniani stanziati a Deir Ezzor, nell’Est della Siria. Aerei, presumibilmente israeliani, miravano a colpire le postazioni di gruppi affiliati a Teheran nell’area rurale soprannominata al-Thulathat.

Israele si è più volte detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. In tale quadro, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato più di una volta, l’ultima il 29 settembre, che il suo Paese “non esclude un attacco preventivo contro l’Iran” per impedirne lo stanziamento vicino ai confini settentrionali del Paese, in riferimento alla Siria, e soprattutto alle alture del Golan occupate o al Libano meridionale.

Teheran, a detta di Israele, starebbe cercando di creare una propria base militare permanente. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah. Quest’ultimo si concentra soprattutto presso Sayyidah Zaynab e Mezzeh, a Sud di Damasco. Il gruppo riceve il sostegno dell’Iran, che, a sua volta, utilizzerebbe l’aeroporto della capitale siriana per inviare armi e munizioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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