Il Pentagono annuncia un ulteriore ritiro dall’Afghanistan

Pubblicato il 18 novembre 2020 alle 16:45 in Afghanistan USA e Canada

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Il Pentagono ha annunciato un’ulteriore riduzione delle truppe statunitensi in Afghanistan, raggiungendo il minimo storico di 2.500 soldati sul campo.

Il 17 novembre, il Pentagono ha annunciato formalmente un nuovo taglio delle truppe presenti in Afghanistan e in Iraq, a due mesi dall’insediamento del presidente eletto, Joe Biden. L’attuale amministrazione degli USA, guidata da Donald Trump, lascerà sul campo il più piccolo contingente militare mai stanziato dall’inizio del conflitto, avviato quasi 20 anni fa. Trump ha spinto fortemente per questo ritiro ed ha dovuto affrontare la resistenza di alcuni membri del Partito Repubblicano e degli alleati della NATO. Quasi immediatamente dopo che il Pentagono ha annunciato il ritiro, il 17 novembre, colpi di mortaio e razzi sono stati lanciati in diversi luoghi a Baghdad, anche vicino all’ambasciata degli Stati Uniti. I funzionari hanno riferito che gli attacchi hanno causato la morte di un bambino e lasciato cinque civili feriti. 

Riguardo all’Afghanistan, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, il 17 novembre ha affermato che “il prezzo per un ritiro troppo affrettato o scoordinato potrebbe essere molto alto”. “L’Afghanistan rischia di diventare ancora una volta una piattaforma per i terroristi internazionali per pianificare e organizzare attentati a casa nostra. E l’ISIS potrebbe ricostruire in Afghanistan il califfato del terrore che ha perso in Siria e Iraq”, ha aggiunto Stoltenberg. Il capo della NATO ha poi affermato di aver ripetutamente dichiarato che i Paesi dell’Alleanza continueranno a rivedere il numero delle proprie truppe in Afghanistan. “Ora abbiamo meno di 12.000 soldati NATO in Afghanistan, e più della metà di queste sono forze non statunitensi”, ha aggiunto. Nonostante il disimpegno degli Stati Uniti, la NATO continuerà la sua missione di addestramento e assistenza alle forze di sicurezza afghane. “Siamo anche impegnati a finanziarli fino al 2024”, ha sottolineato Stoltenberg. 

“Siamo entrati in Afghanistan insieme. E quando sarà il momento, dovremmo ritirarci insieme in modo coordinato e ordinato. Conto su tutti gli alleati della NATO per essere all’altezza di questo impegno, per la nostra stessa sicurezza”, ha aggiunto. In tale contesto, il 16 novembre, il Ministero della Difesa afghano ha affermato che le forze di sicurezza nazionali sono in grado di difendere il Paese in caso di ritiro delle truppe internazionali. Anche altri Paesi della regione, tra cui Pakistan, Iran e Russia, hanno chiesto un ritiro responsabile delle forze statunitensi dall’Afghanistan. Le notizie arrivano mentre le violenze continuano a sconvolgere il Paese e i negoziati di pace a Doha, in Qatar, rimangono in stallo nella loro fase preliminare. 

L’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto numerosi sconvolgimenti. Nel 1996 i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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