Libia: iniziano i preparativi per le elezioni, in attesa di un inviato speciale

Pubblicato il 18 novembre 2020 alle 9:44 in Africa Libia

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Il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha riferito che il premier Fayez al-Sarraj si dimetterà non appena verrà designata una nuova autorità esecutiva. Nel frattempo, si è altresì in attesa della nomina di un inviato speciale delle Nazioni Unite.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya il 18 novembre, dopo mesi di attesa, la Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL) potrebbe finalmente avere un suo rappresentante. Secondo fonti diplomatiche, tra i possibili candidati vi è l’ex politico e diplomatico bulgaro Nikolai Mladenov, attuale inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, carica assunta nel 2015. Tuttavia, i Paesi africani hanno mostrato la propria opposizione alla nomina di Mladenov, sostenendo che debba essere un individuo di origine africana a mediare nella crisi libica.

È da mesi che le Nazioni Unite sono alla ricerca di un delegato che possa sostituire Ghassan Salamé, dimessosi dall’incarico il 2 marzo scorso. Al momento, al suo posto vi è l’inviata ad interim, Stephanie Williams, altresì protagonista dei recenti incontri volti a definire il futuro politico della Libia. In un primo momento, era stato proposto l’ex ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, ma gli stati Uniti si sono opposti alla sua nomina a capo della Missione UNSMIL, nonostante la quasi unanimità e soddisfazione degli altri membri del Consiglio di Sicurezza.

Poi, il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha suggerito, in sostituzione di Salamé, l’ex ministra degli Esteri del Ghana e attuale inviata delle Nazioni Unite nell’Unione Africana, Hanna Tetteh, mentre gli Stati Uniti avevano proposto l’ex primo ministro danese, Helle Thorning-Schmidt, ma alcuni diplomatici hanno dichiarato che la donna si sarebbe ritirata e che gli Stati Uniti avrebbero cercato un nuovo candidato. Washington, da parte sua, ha precedentemente affermato che sosterrà la nomina del candidato dopo che il segretario generale dell’Onu nominerà anche un mediatore speciale.

Nel frattempo, i protagonisti della crisi libica hanno intrapreso i preparativi per concretizzare quanto stabilito nel corso degli ultimi incontri, tra cui il Forum di Dialogo politico, svoltosi a Tunisi dal 9 al 15 novembre. Una delle mosse future sarà designare una nuova autorità esecutiva e organizzare elezioni presidenziali e legislative, la cui data è stata fissata al 24 dicembre 2021. In tale quadro, Ghaleb Al-Zaqlai, un portavoce del Consiglio presidenziale libico, ha riferito ad al-Jazeera, il 17 novembre, che al-Sarraj cederà il proprio posto solo dopo aver scelto una nuova autorità esecutiva. Risale al 16 settembre l’annuncio del premier tripolino, nonché capo del Consiglio presidenziale, con cui si era detto disposto a lasciare l’incarico alla fine dei colloqui che porteranno alla formazione di un nuovo governo e alla nomina di un nuovo primo ministro.

Parallelamente, sono iniziati i preparativi per le elezioni del 24 dicembre 2021. A tal proposito, si prevede che al-Sarraj incontrerà, nei prossimi giorni,  il capo dell’Alta Commissione elettorale, Imad Al-Sayeh, per discutere dei criteri da seguire nel corso del processo elettorale e del budget da destinare. Tuttavia, secondo quanto riportato da al-Jazeera, un’altra questione da risolvere prima delle elezioni è il referendum relativo alla bozza del nuovo testo della Costituzione. Inoltre, i partecipanti al Forum tunisino non sono riusciti a trovare pieno consenso sui criteri di candidatura, i meccanismi di selezione dei candidati così come sulla “base costituzionale”.

Intanto, il 17 novembre, le forze tripoline hanno riferito che per aprire la strada che collega le città di Sirte e Misurata bisognerà dapprima completare le operazioni di sminamento e attendere il ritiro di mercenari e combattenti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Non da ultimo, tutte le parti dovranno impegnarsi a rispettare il cessate il fuoco e ad attuare le disposizioni degli accordi siglati nelle ultime settimane. Tale affermazione giunge dopo che, il 12 novembre, l’esercito del GNA aveva dichiarato di aver monitorato una certa mobilitazione militare presso Sirte e al-Jufra, lasciando presagire che le forze di Haftar non avrebbero ritirato le proprie milizie, così come concordato a Ginevra il 23 ottobre.

La Libia è testimone di una perdurante crisi dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier al-Sarraj e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del GNA e dell’Esercito Nazionale Libico, partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite, oltre a ritirare forze e mercenari stranieri dai fronti di combattimento entro 90 giorni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione