Etiopia: l’esercito di Abiy marcia verso la capitale del Tigray, Mekelle

Pubblicato il 18 novembre 2020 alle 19:02 in Africa Etiopia

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Il governo federale dell’Etiopia ha predetto “una rapida vittoria contro i ribelli del Tigray”, ma i leader della regione settentrionale hanno promesso che daranno inizio ad un “inferno”. Rifiutando gli appelli internazionali che esortano all’immediato avvio di colloqui, il governo del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha affermato che le sue forze stanno marciando verso la capitale del Tigray, Mekelle, e che presto trionferanno sul Fronte tigrino di liberazione popolare (TPLF), il partito al comando del governo locale, accusato di insurrezione.

I ribelli hanno dichiarato di aver catturato carri armati e strumenti di artiglieria e di aver tenuto a bada l’offensiva nonostante l’enorme inferiorità numerica. “Il Tigray sarà un inferno per i suoi nemici”, hanno detto in una dichiarazione i leader tigrini. Il TPLF afferma che Abiy ha rimosso tutti gli esponenti della regione dagli alti incarichi governativi da quando si è instaurato al potere, nell’aprile 2018, e ora il suo obiettivo, secondo i rappresentati regionali, è quello di dominarli completamente. Il governo di Abiy ha processato vari funzionari, molti tigrini, per crimini quali tortura, omicidio e corruzione, ma ha negato qualsiasi tentativo di dominazione etnica. “Il governo federale denuncia, nei termini più forti, la caratterizzazione errata che questa operazione ha un pregiudizio etnico o di altro tipo”, ha detto il governo.

Debretsion Gebremichael, eletto presidente del Tigray in elezioni regionali che l’Etiopia non riconosce, ha riferito che le sue forze si sono ritirate da varie postazioni, ma ha negato le affermazioni secondo cui Addis Abeba starebbe catturando la regione. “Abbiamo spostato la nostra linea di difesa e di conseguenza sono entrati in alcune città del Sud Tigray”, ha detto Gebremichael. Le forze federali etiopi stanno cercando di avanzare lungo le strade principali da Sud e Nord-Ovest di Mekelle e si sono avvicinate a circa 200 km dalla capitale del Tigray, ha riferito un diplomatico che monitora il conflitto.

I leader tigrini hanno accusato le forze federali di prendere di mira civili, chiese e case nella loro offensiva. Il governo, invece, sostiene di colpire solo obiettivi del TPLF e ha accusato le forze del Tigray di usare i civili come scudi umani. Lo Stato settentrionale è in gran parte isolato al momento visto che i media sono stati bloccati, la maggior parte delle comunicazioni è stata interrotta e gli operatori umanitari si stanno ritirando. Ciò significa che è difficile per i media verificare in maniera indipendente le informazioni.

Martedì 17 novembre, Abiy ha affermato che “l’ultima e cruciale” operazione militare sarà presto lanciata contro i governanti della regione ribelle del Tigray. Il premier ha dichiarato che è scaduto il termine di tre giorni per la resa, aprendo la strada a una spinta finale su Mekelle. “L’atto critico finale delle forze dell’ordine sarà compiuto nei prossimi giorni”, ha dichiarato il premier su Facebook. L’avvertimento del primo ministro è arrivato dopo che le forze del governo federale hanno effettuato “operazioni aeree chirurgiche effettuate con precisione fuori Mekelle”, ha riferito una task force governativa di emergenza. Anche le forze di terra si sono spinte in avanti.

Nel frattempo, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha avvertito che in Etiopia si sta svolgendo una “crisi umanitaria su vasta scala”. Entrambe le parti sono state accusate di aver commesso atrocità contro i civili, mentre più di 30.000 persone sono fuggite dai pesanti combattimenti per cercare rifugio nel vicino Sudan. Abiy ha chiesto ai rifugiati di tornare a casa dopo aver promesso che la guerra finirà rapidamente, ma gli analisti temono che il conflitto potrebbe prolungarsi data la considerevole forza militare mostrata da entrambe le parti.

Durante il fine settimana, le forze del Tigray hanno lanciato razzi nella capitale della vicina Eritrea, Asmara, intensificando un conflitto che minaccia di destabilizzare la più ampia regione del Corno d’Africa. Le forze federali dichiarano di aver preso il controllo della zona occidentale del Tigray, dove i combattimenti sono stati alquanto pesanti, e, lunedì 16 novembre, hanno riferito di aver conquistato la città di Alamata, a sud di Mekelle. Le Nazioni Unite, l’Unione africana e vari Paesi della comunità internazionale stanno premendo per i colloqui, ma Abiy sta indugiando, dicendo che il governo negozierà solo quando ripristinerà lo stato di diritto nel Tigray.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato, dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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