Somalia: attentato suicida in un ristorante di Mogadiscio, almeno 6 morti

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 20:24 in Africa Somalia

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Almeno 6 persone sono rimaste uccise, martedì 17 novembre, nella capitale della Somalia, Mogadiscio, dopo che un attentatore suicida si è fatto saltare in aria in un ristorante vicino ad un’accademia di polizia. La notizia è stata riferita da un portavoce della polizia somala, che ha contattato l’agenzia di stampa Reuters, specificando tuttavia che non è ancora chiaro chi ci sia dietro l’attacco.

“Un’esplosione è avvenuta in un ristorante vicino alla scuola Policio, l’accademia di polizia”, ha detto il portavoce Sadik Ali ai giornalisti poco dopo l’attacco. L’uomo ha precisato, parlando con Reuters, che 6 persone, compreso l’autore, sono rimaste uccise nella detonazione. Un testimone, il negoziante Mohamed Ali, ha riferito di aver visto enormi nuvole di fumo alzarsi sopra il ristorante e le ambulanze raggiungere il sito, nel distretto di Hamar Jajab, vicino al porto di Mogadiscio. “Mentre stavo sorseggiando il tè, si è verificata un’esplosione. Da lì in poi non so cosa sia successo”, ha detto un altro testimone, Mohamud Ahmed, le cui gambe, mani e testa sono state colpite dalle schegge provocate dall’ordigno.

L’attentatore potrebbe essere stato reclutato dal gruppo terroristico somalo di al-Shabaab. L’organizzazione, affiliata ad al-Qaeda, effettua spesso offensive di questo tipo, sia contro obiettivi civili che militari. Il suo scopo è quello di diffondere insicurezza e minare il governo centrale della Somalia, per rovesciare lo Stato, prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia. A inizio ottobre, un’attentatrice suicida aveva ucciso un ufficiale dell’intelligence somala e le sue guardie di sicurezza facendosi esplodere presso un posto di blocco della capitale. Secondo gli esperti, il fatto che il gruppo continui a colpire con attacchi di questo tipo dimostra che le sue capacità offensive non sono diminuite.

I militanti di al-Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Secondo quanto emerso dalle ultime informazioni trapelate dalla Casa Bianca, tuttavia, l’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe in programma di ritirare i suoi soldati dal Paese africano e di farli rientrare in patria. Gli USA possiedono dai 650 agli 800 militari in Somalia, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, per aiutare il Paese a combattere contro la minaccia di al-Shabaab. Il ritiro delle truppe, secondo quanto riferito dal sito Bloomberg News, dovrebbe consentire a Trump “di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero”. Questo nonostante il pericolo rappresentato dai militanti islamisti somali, legati ad al-Qaeda, non sia ancora stato arginato.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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