Perù: Sagasti presidente, la crisi continua

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 10:18 in America Latina Perù

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Il parlamento del Perù ha sbloccato nel pomeriggio di lunedì 16 novembre la grave crisi politica iniziata una settimana fa con la rimozione del presidente Martín Vizcarra eleggendo il veterano membro del Congresso Francisco Sagasti, ingegnere di 76 anni, come presidente ad interim. Dopo le dimissioni di Manuel Merino, che ha ricoperto per cinque giorni la carica di capo dello Stati provvisorio, il Congresso è riuscito a sbloccare il voto per un sostituto, la cui missione principale sarà quella di guidare il Paese verso le elezioni di aprile. I peruviani aspettano da una settimana con il fiato sospeso una via d’uscita dall’impasse istituzionale in un quadro di mobilitazioni di massa violentemente represse dalle forze di polizia.

Il membro del Congresso Francisco Sagasti, del Partido Morado, ha vinto lunedì l’elezione alla Presidenza Parlamento e, per successione costituzionale, assumerà automaticamente la Presidenza della Repubblica. Sagasti è stato eletto a larga maggioranza, con 97 voti favorevoli e 26 contrari senza astensioni.

Dal mezzogiorno di domenica 15 novembre, i rami esecutivo e legislativo del Perù non hanno avuto nessuno al timone. Il Parlamento non era riuscito a raggiungere il consenso domenica notte per eleggere il suo nuovo presidente, che avrebbe assunto la carica di presidente ad interim per sostituire Merino, che è stato costretto a dimettersi dopo sei giorni di massicce proteste contro di lui, che hanno portato alla morte di due giovani e alle dimissioni di 13 ministri nominati appena due giorni prima. Una prima candidatura che avrebbe portato alla presidenza una deputata di sinistra, la scrittrice Rocío Silva Santisteban, non ha raggiunto i voti necessari, nonostante i portavoce dei partiti che hanno la maggioranza al Congresso di Lima le avessero inizialmente assicurato l’elezione.

Mentre i parlamentari votavano, migliaia di giovani manifestanti attendevano l’esito alle porte del Congresso: alcuni indossavano la bandiera peruviana, altri portavano manifesti in memoria di Inti Sotelo e Bryan Pintado, i due ragazzi morti sabato notte, vittime della repressione della polizia durante le proteste contro Merino.

Francisco Sagasti, tra i deputati contrari alla rimozione di Vizcarra, è il quarto presidente in quattro anni. La legislatura iniziata nel 2016 e che si chiuderà ad aprile, con l’elezione del nuovo presidente, si aprì con l’elezione di Pedro Pablo Kuczynski al ballottaggio contro Keiko Fujimori, figlia dell’autocrate Alberto, al potere tra il 1990 e il 2000. Kuczynski, coinvolto in scandali di corruzione, dovette lasciare il timone a Martín Vizcarra nel marzo 2018. L’agenda riformista del nuovo presidente ha portato a durissimi scontri con il Congresso, sciolto nell’ottobre 2019. I rapporti non sono migliorati con il nuovo parlamento, eletto nel gennaio 2020, e le tensioni sono aumentate fino alla rimozione di Vizcarra per “incapacità morale permanente” lo scorso 9 novembre. Manuel Merino, il sostituto costituzionale di Vizcarra, è stato immediatamente oggetto di contestazioni da parte della popolazione, contestazioni duramente represse dalle forze dell’ordine. Non riconosciuto dai principali organismi internazionali, dai governi della regione e isolato in patria, Merino si è dimesso domenica 15 novembre.

Tuttavia, indipendentemente da chi sia il nuovo inquilino della Casa de Pizarro, il governo del Paese andino sarà fragile in mezzo a una crisi di legittimità non solo del presidente e del Congresso, ma dell’intera classe politica peruviana.

“Non è a causa di Vizcarra, è a causa nostra”, recitava uno degli striscioni nelle proteste di massa della scorsa settimana.

Colpi di stato e crisi politica sono stati una costante in Perù durante il XX secolo, fino a una relativa stabilizzazione democratica tra il 1980 e il 1990. Il secolo si è concluso con il controverso governo di Alberto Fujimori, popolarissimo presidente eletto nel 1990 e rimasto al potere per dieci anni grazie ad un auto-golpe compiuto il 5 aprile del 1992 e passato alla storia come fujigolpe. Fujimori è attualmente in carcere, condannato a 25 anni per omicidio e corruzione.

Con la caduta di Fujimori nel 2000, il Perù ha vissuto una relativa stabilità di quasi due decenni, che ha generato la sensazione che la democrazia si fosse finalmente consolidata, finché nel 2018 scandali di corruzione, indagini su ex presidenti e un feroce scontro tra Esecutivo e Congresso hanno rianimato il fantasma dell’instabilità.

La è giunta al culmine in queste settimane di novembre e la tensione nelle strade è in aumento. Alcuni manifestanti chiedevano che la Corte costituzionale revocasse la deposizione di Vizcarra e altri che il Congresso eleggesse presidente un parlamentare che aveva votato contro la rimozione del presidente, che è quanto è avvenuto lunedì 16 novembre con l’elezione di Sagasti.

La corruzione endemica, la sfiducia nella classe politica e la crisi economica peggiorata per via della pandemia rendono difficile non solo la gestione di Sagasti, che durerà appena sei mesi, ma anche il compito del governo che uscirà dalle urne il prossimo aprile.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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