Libia: GNA e LNA uniti per salvaguardare i giacimenti petroliferi

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 9:41 in Africa Libia

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Come stabilito dai recenti accordi raggiunti dal Comitato militare congiunto 5+5, i due gruppi belligeranti libici hanno avviato le procedure per istituire una “guardia petrolifera”, il cui compito sarà garantire la sicurezza dei giacimenti in Libia.

Ciò è avvenuto il 16 novembre, nel corso di un incontro a porte chiuse svoltosi nella città costiera di Brega, nella cosiddetta Mezzaluna petrolifera, sotto l’egida delle Nazioni Unite, alla presenza dell’inviata speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, e di rappresentanti ed esperti della National Oil Corporation (NOC), la compagnia statale petrolifera libica, tra cui il presidente Mustafa Sanalla. Stando a quanto specificato da Williams durante una conferenza stampa, nel corso del meeting del 16 novembre è stato presentato un “progetto pilota” volto a garantire la sicurezza del giacimento di Irawan, il quale verrà poi applicato anche alle altre infrastrutture petrolifere del Paese. Come affermato dall’inviata speciale, le Nazioni Unite supportano le compagnie petrolifere che contribuiscono alle attività di produzione e sono a favore della sovranità libica in tale ambito. A tal proposito, sono stati lodati gli sforzi profusi da NOC e dal suo presidente, oltre che il lavoro svolto dai suoi dipendenti, volti a salvaguardare una delle principali fonti di reddito per la Libia. 

Anche il presidente Sanalla ha confermato l’avvio delle procedure per l’unificazione di una guardia petrolifera, la cui istituzione risale, in realtà, al 2013. In particolare, ha affermato il presidente, l’obiettivo è creare una nuova “forza di protezione”, composta sia da civili sia da membri dell’apparato militare, guidata da un leader affiliato alla National Oil Corporation. Come riportato da al-Arabiya, la suddetta guardia vedrà la presenza di membri delle forze di sicurezza industriale, dell’esercito, e di una nuova “forza di protezione”.

Per il presidente di NOC, l’aver scelto Brega come sede dell’incontro ha una connotazione simbolica, oltre che storica. Il meeting, poi, ha rappresentato anch’esso “un’opportunità storica”, durante la quale è stato messo in evidenza come la stabilità del settore petrolifero sia essenziale per la Libia, in quanto tra i fattori principali per consentire a investitori e società straniere di ritornare a lavorare nel Paese e stimolare l’economia nazionale. Sanalla ha infine riferito che presto si terrà un altro incontro simile a quello del 16 novembre, a cui prenderanno parte rappresentanti sia dell’Est sia dell’Ovest libico.

Quanto stabilito a Brega il 16 novembre fa seguito ai colloqui di Ghadames del Comitato militare congiunto 5+5, svoltisi il 2 e 3 novembre, ed rappresenta il culmine delle vicende che hanno provocato un blocco delle attività di produzione ed esportazione di prodotti petroliferi per circa otto mesi.

Nello specifico, il 18 gennaio scorso, gruppi alleati all’LNA e al suo generale, Khalifa Haftar, avevano bloccato le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”, diretto soprattutto contro la continua ingerenza della Turchia in Libia. Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72.000, determinando altresì perdite pari a più di 8 miliardi di dollari in 208 giorni, secondo i dati forniti dalla compagnia petrolifera statale libica, il 15 agosto.

Dopo otto mesi, il 18 settembre, Haftar ha ordinato la riapertura dei giacimenti petroliferi e dei porti e la conseguente ripresa delle attività di produzione ed esportazione, a seguito di un accordo che ha visto tra i protagonisti Ahmed Maiteeq, vicecapo del Consiglio presidenziale di Tripoli. Tra i punti concordati vi sono la creazione di una commissione tecnica per la gestione e la suddivisione equa dei proventi del settore, l’unificazione del cambio del dinaro libico, la ripresa di più attività bancarie nell’Est della Libia, l’istituzione di un sistema che consenta di beneficiare di vendite in valuta estera e finanziamenti per la National Oil Corporation, incaricata di riportare la produzione ai livelli precedenti alla chiusura.

La ripresa delle attività di esportazione giunge dopo che, il 23 ottobre, delegazioni dei due gruppi rivali, l’LNA e il governo di Tripoli, hanno siglato un accordo di cessate il fuoco, sotto l’egida delle Nazioni Unite, nella cornice del Comitato militare congiunto 5+5, alimentando una serie di incontri e iniziative, tra cui il recente Forum di dialogo politico di Tunisi, svoltosi dal 9 al 15 novembre.

Il giacimento di al-Sharara, il maggiore in Libia e con una capacità di circa 300.000 barili al giorno, ha riaperto l’11 ottobre. Si prevede che, nel mese di novembre, il Paese Nord-africano potrà essere in grado di esportare almeno 168.000 barili al giorno, per un totale di 5,04 milioni di barili di greggio. Parallelamente, otto petroliere trasporteranno circa 630.000 barili a novembre dal porto di Zawiya, mentre al-Feel, riaperto il 26 ottobre, ha ripreso a produrre 75.000 barili al giorno. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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