Etiopia: Abiy annuncia la “fase finale” dell’operazione nel Tigray

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 21:03 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha avvertito, martedì 17 novembre, che “l’ultima e cruciale” operazione militare sarà presto lanciata contro i governanti della ribelle regione settentrionale del Tigray. Il premier ha dichiarato che è scaduto il termine di tre giorni per la resa, aprendo la strada a una spinta finale su Mekelle, la capitale della regione. “L’atto critico finale delle forze dell’ordine sarà compiuto nei prossimi giorni”, ha affermato Abiy in una dichiarazione pubblicata su Facebook.

L’avvertimento del primo ministro è arrivato dopo che le forze del governo federale hanno effettuato “operazioni aeree chirurgiche effettuate con precisione fuori Mekelle”, ha riferito una task force governativa di emergenza. Anche le forze di terra si sono spinte in avanti.

Il Tigray People’s Liberation Front (TPLF), che governa la regione, ha affermato che diversi civili sono stati uccisi negli attacchi, accuse negate dalla task force. L’emittente televisiva Tigray TV ha altresì mostrato immagini di quella che è sembrata una zona residenziale bombardata. “Ho sentito il suono di alcune esplosioni come sono entrato in casa. Quando sono uscito, più tardi, ho visto tutta questa distruzione intorno”, ha affermato un testimone citato da Tigray TV. Tuttavia, come sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters, con le comunicazioni interrotte e i media bloccati, è difficile verificare in modo indipendente le affermazioni rilasciate dalle due parti.

Nel frattempo, martedì 17 novembre, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha avvertito che in Etiopia si sta svolgendo una “crisi umanitaria su vasta scala”. Entrambe le parti sono state accusate di aver commesso atrocità contro i civili, mentre più di 27.000 persone sono fuggite dai pesanti combattimenti per cercare rifugio nel vicino Sudan. Abiy ha chiesto ai rifugiati di tornare a casa dopo aver promesso che la guerra finirà rapidamente, ma gli analisti temono che il conflitto potrebbe prolungarsi data la considerevole forza militare mostrata da entrambe le parti.

Durante il fine settimana, le forze del Tigray hanno lanciato razzi nella capitale della vicina Eritrea, Asmara, intensificando un conflitto che minaccia di destabilizzare la più ampia regione del Corno d’Africa. Le forze federali dichiarano di aver preso il controllo della zona occidentale del Tigray, dove i combattimenti sono stati alquanto pesanti, e, lunedì 16 novembre, hanno riferito di aver conquistato la città di Alamata, a sud di Mekelle. Le Nazioni Unite, l’Unione africana e vari Paesi della comunità internazionale stanno premendo per i colloqui, ma Abiy sta indugiando, dicendo che il governo negozierà solo quando ripristinerà lo stato di diritto nel Tigray.

Lunedì 16 novembre, Abiy ha inviato il suo ministro degli Esteri in Uganda e Kenya per spiegare ai leader dei due Paesi vicini quello che il governo ha descritto come un conflitto interno. Funzionari etiopi hanno chiarito che le visite non significano l’avvio dei negoziati. “Una guerra in Etiopia darebbe una cattiva immagine all’intero continente”, ha scritto su Twitter il presidente ugandese, Yoweri Museveni, dopo l’incontro. “Dovrebbero esserci negoziati e il conflitto fermato, per evitare perdite di vite inutili e uno stallo nell’economia”, ha aggiunto. Il Comitato per il Nobel, che ha assegnato il prestigioso premio per la pace ad Abiy nel 2019, grazie al suo impegno nell’appianare le tensioni con l’Eritrea, ha detto di essere “profondamente preoccupato” per i combattimenti.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. 

I leader del Tigray hanno affermato che il governo federale, guidato da Abiy, ha lanciato, ad oggi, decine di raid aerei contro la regione. Il nuovo capo dell’esercito etiope, Berhanu Jula, ha sottolineato, dal canto suo, che le forze federali hanno resistito a un assedio di cinque giorni e ora stanno riconquistando altre località, tra cui Dansha e Baeker. “Vorrei ringraziare i membri dell’esercito per essere stati un modello della nostra eroica forza di difesa, sebbene privati di cibo e acqua per quattro o cinque giorni”, ha detto Jula, accusando il TPLF di usare le persone come “scudi umani”.

Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato, dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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