Coronavirus: Riad ai livelli di aprile, Teheran chiude le “città rosse”

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 11:57 in Arabia Saudita Iran

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La seconda ondata della pandemia di coronavirus ha colpito anche i Paesi mediorientali. Mentre l’Iran ha toccato quota 13.000 casi al giorno, il numero di contagi giornalieri in Arabia Saudita ha raggiunto uno dei livelli più bassi degli ultimi mesi.

Secondo quanto riferito dal Ministero della salute saudita, il 16 novembre, il Regno ha registrato un +301 nelle 24 ore precedenti. Tale cifra non veniva raggiunta dal mese di aprile, e rappresenta una delle più basse a livello regionale. In totale, dall’inizio della pandemia, in Arabia Saudita sono stati riportati 353.556 contagi da Covid-19 e 5.676 decessi, di cui 19 nelle ultime 24 ore.

Risale al 4 ottobre la riapertura della città santa della Mecca, le cui porte erano state chiuse ai fedeli il 2 aprile, accanto a quelle di Medina. In particolare, sin dal 2 marzo, giorno in cui è stato registrato il primo caso di infezione da Covid-19 in Arabia Saudita, il Regno aveva deciso di sospendere i pellegrinaggi verso le città sante della Mecca e Medina, fino a stabilire il coprifuoco totale. Il 4 ottobre, poi, è stata annunciata la loro riapertura, seppur in modo parziale, dopo che il Ministero della Salute aveva riferito che il numero di contagi giornalieri era diminuito, per la prima volta in 5 mesi, al di sotto della soglia di 400, registrando quota 390 in 24 ore. 

In tale quadro, per mercoledì 18 novembre, Riad si è impegnata ad organizzare il “Forum globale per la produzione sostenibile nel settore sanitario“, da collocarsi nel quadro delle iniziative intraprese nel corso della sua presidenza del G20. Secondo un comunicato stampa, il forum prenderà in esame una serie di questioni relative a dispositivi medici, sicurezza alimentare e valutazione dei rischi, provando a comprendere come il mondo può prepararsi alle prossime emergenze sanitarie.

Nel frattempo, il Paese mediorientale maggiormente colpito dalla pandemia di coronavirus continua ad essere l’Iran, dove i casi totali, registrati dal mese di marzo, ammontano a 775.121, mentre i decessi hanno raggiunto quota 41.979. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute iraniano, il numero di morti giornalieri si avvicina a 500 casi, mentre i contagi giornalieri sono circa 13.000. Al momento, è stato specificato da fonti ministeriali, 27 province su 31 sono considerate “zona rossa”, ovvero a più alto rischio contagio.

Di fronte al perdurante dilagarsi della pandemia nel Paese, le autorità iraniane hanno annunciato l’imposizione di ulteriori misure. Tra queste, un coprifuoco notturno dalle ore 21:00 alle 04:00 del mattino, e la chiusura di negozi, ad eccezione di quelli di genere alimentare, e di centri sanitari e farmacie, a partire da sabato 21 novembre. Il fine è provare a contenere quella che oramai è stata definita la “terza ondata”.

Il corso della pandemia non è cambiato negli ultimi due mesi. Il ministero della Salute ha continuato a classificare 27 governatorati su 31 come “status rosso”, mentre le altre quattro regioni sono rimaste in stato di “allerta” o “preparazione”. Un portavoce del Comitato nazionale per la lotta al Coronavirus, Alireza Raisi, ha riferito che le forze di polizia inizieranno a monitorare il rispetto del coprifuoco nelle “zone rosse” dal prossimo sabato. Il piano comprende circa 150 grandi città, Teheran inclusa, e durerà per due settimane.

Per il 18 novembre sono attesi ulteriori dettagli nel corso della riunione a livello governativo a cui parteciperà il presidente Hassan Rouhani. Quest’ultimo, il 16 novembre, durante un meeting del comitato responsabile del controllo dell’emergenza sanitaria, ha affermato che il nuovo piano richiede prontezza a livello nazionale. “Non dobbiamo permettere agli avversari politici di sviluppare un senso di smarrimento tra gli iraniani”, ha affermato il capo di Stato iraniano, aggiungendo: “Nell’affrontare il coronavirus o perderemo tutti o vinceremo tutti”. A detta di Rouhani, il governo di Teheran mira a vincere la battaglia in nome della salute dell’intera popolazione, ma è consapevole che qualsiasi decisione sarà difficile, in quanto in gioco vi sono le “anime degli iraniani”.

I primi contagi da Covid-19 in Iran erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta meta di pellegrinaggio religioso dalla comunità musulmana sciita. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese. Il governo di Teheran, precedentemente restio a imporre nuove restrizioni per non aggravare ulteriormente l’economia iraniana, è stato costretto a rivedere la propria posizione già a partire dal mese di ottobre.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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