Armenia: il presidente chiede le dimissioni di Pashinyan

Pubblicato il 17 novembre 2020 alle 10:30 in Armenia Europa

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Il presidente armeno Armen Sargsyan ha chiesto le dimissioni del governo del primo ministro Nikol Pashinyan e lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate.

“Abbiamo perso sia nella guerra che ci è stata imposta, sul campo di battaglia, sia sul piano diplomatico e internazionale. Tenendo conto della situazione attuale, tenendo conto delle richieste pubbliche, è ovvio che per evitare sconvolgimenti politici interni, lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate è inevitabile”, ha affermato Sargsyan, che ha aggiunto che prima che si tengano le elezioni parlamentari anticipate, il governo del paese deve essere trasferito ad un esecutivo di unità nazionale.

Sargsyan ha osservato che nei giorni scorsi ha incontrato molti rappresentanti dell’opinione pubblica e dei partiti politici, e la “maggioranza assoluta” di loro ha concordato che la soluzione alla crisi attuale siano le dimissioni di Pashinyan in conformità con la Costituzione o la cessazione dei suoi poteri e lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate.

Durante il messaggio, il presidente ha anche affermato di accettare le dimissioni del ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan, che si era dimesso nel pomeriggio. 

“Cari connazionali in Armenia, Artsakh e Diaspora, La nazione armena diffusa in tutto il mondo sta ora vivendo uno dei periodi più decisivi della nostra storia millenaria. Gli obiettivi che stavamo cercando di raggiungere tutti insieme dopo la tanto attesa indipendenza della madrepatria sono stati scossi. Abbiamo perso la guerra che ci è stata imposta, sia sul campo di battaglia che nelle arene diplomatiche e internazionali. Ancora una volta porgo le mie condoglianze alle famiglie e ai parenti delle vittime e auguro ai feriti una pronta guarigione. Siamo i figli delle persone che sono sopravvissute al genocidio e l’hanno superato. La battaglia può essere persa, ma è inammissibile perdere come nazione. La casa bruciata con le proprie mani, la patria perduta si può restaurare in un solo modo, riscoprendo la nostra vittoria, costruendo uno stato di cui saremo tutti veramente orgogliosi. E possiamo sicuramente farlo, valutando con sobrietà la situazione, imparando dagli errori commessi e consolidandoci per un rilancio nazionale. Non importa quanto diverse possano essere le nostre valutazioni per il passato, il fatto è che stiamo tutti affrontando problemi senza precedenti. L’Artsakh è gravemente ferito,  abbiamo una società turbolenta, l’economia vulnerabile è sopraffatta da enormi problemi sociali. C’è una catastrofe umanitaria a causa del grande flusso di persone dall’Artsakh all’Armenia. La situazione è estremamente complicata anche considerando la pandemia. Infine, lo spirito armeno è trafitto in ogni angolo del mondo. Il nostro paese oggi non è più il paese che avevamo il 26 settembre, non è nemmeno quello che avevamo l’8 novembre. Non possiamo ignorare questa realtà e continuare a vivere le nostre vite normali” – ha affermato il capo dello stato nel suo messaggio, prima di indicare la soluzione nelle dimissioni di Pashinyan e nella convocazione di elezioni anticipate.

“È ovvio che, nonostante la fine della guerra, la Repubblica di Artsakh, la Repubblica di Armenia e l’intero popolo armeno stanno entrando in un periodo di nuove sfide in cui ogni errore può avere conseguenze catastrofiche” – ha aggiunto Sargsyan.

“In questo contesto, a mio parere, l’unico approccio responsabile potrebbe essere la valutazione oggettiva del potenziale del governo e della forza politica al potere, per presentare una tabella di marcia in un breve periodo di tempo, che fornirà le scadenze per l’avvio dei processi costituzionali pertinenti, a seguito delle quali sarà possibile tenere elezioni parlamentari straordinarie, e durante quel periodo l’amministrazione statale sarà affidata a un governo di accordo nazionale altamente qualificato” – ha chiarito il Capo dello Stato.

Il 9 novembre, Armenia, Azerbaigian e Russia hanno firmato un accordo per un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh. Secondo il documento, l’Armenia trasferirà tre regioni della repubblica non riconosciuta sotto il controllo dell’Azerbaigian e la Russia introdurrà circa duemila militari forze di pace nella zona del conflitto.

L’annuncio della fine della guerra ha scatenato le proteste a Erevan, i cui partecipanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan. Lo stesso Pashinyan ha spiegato la firma dell’accordo di pace con la richiesta dei militari. A sua volta, Sargsyan ha affermato di aver appreso dell’accordo dalla stampa, poiché nessuno si era consultato con lui sull’argomento.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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