Yemen: tra tensioni e nuovi incontri

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 12:03 in Medio Oriente Yemen

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Mentre il governatorato occidentale di Hodeidah continua ad assistere a tensioni, in violazione dell’accordo di Stoccolma, fonti interne al governo yemenita e ai gruppi ribelli hanno rivelato l’organizzazione di un nuovo incontro per un ulteriore scambio di prigionieri.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, sulla base delle dichiarazioni di fonti locali, nella giornata del 15 novembre le milizie Houthi hanno intensificato i propri attacchi contro villaggi e fattorie degli abitanti del Sud di Hodeidah e, in particolare, contro il villaggio di Dakhnan e le comunità del Sud e Sud-Ovest di al-Durahimi. Inoltre, colpi di mortaio hanno colpito le fattorie di Wadi Rumman e le abitazioni civili presso il quartiere di Mashhad, nel Sud di Hodeidah. Dal canto loro, fonti militari hanno riferito che i combattenti ribelli hanno altresì preso di mira proprie postazioni, ma che l’obiettivo degli Houthi è costringere la popolazione di Hodeidah ad abbandonare il governatorato, secondo una “politica di sfollamento sistematica”. In circa 12 ore, le forze congiunte hanno monitorato quasi 120 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato occidentale, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

Un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e ribelli, pari a circa 15.000 detenuti. Da un lato, il governo legittimo ha consegnato alle Nazioni Unite un elenco composto da 8.567 nomi mentre, dall’altro lato, gli Houthi hanno chiesto il rilascio di 7.000 prigionieri. Nonostante gli ostacoli iniziali, tra il 15 e il 16 ottobre scorso, 1.056 detenuti yemeniti, affiliati al governo legittimo e ai ribelli sciiti Houthi, sono stati rilasciati, a seguito dell’incontro del 26 settembre di Montreux. Si è trattato del maggiore scambio di prigionieri verificatosi sino ad ora.

In tale quadro, fonti del legittimo governo yemenita e delle milizie Houthi hanno rivelato che la capitale giordana Amman, il 19 novembre, ospiterà un nuovo round di incontri, sotto l’egida delle Nazioni Unite e del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), volti a discutere di un ulteriore scambio di prigionieri per entrambe le parti. Secondo quanto riportato da fonti mediatiche yemenite, si prevede che verranno rilasciati circa 200 detenuti Houthi e altri 101 per il governo, tra cui anche il fratello del presidente yemenita, Nasser Mansour Hadi.

Nonostante ciò, non sono mancate critiche e accuse da entrambe le parti. Da un lato, gli Houthi accusano il governo legittimo di non essere pronto ad attuare uno scambio secondo il principio “tutti per tutti”. Dall’altro lato, i gruppi ribelli sono stati accusati di aver commesso molteplici errori nel dossier relativo allo scambio di prigionieri, e di aver trasformato la questione in uno strumento mediatico. Non da ultimo, gli Houthi avrebbero utilizzato civili come ostaggi, con l’obiettivo di scambiarli con prigionieri di guerra, e anche i detenuti assolti a seguito di un processo giudiziario sarebbero stati rilasciati solo previo pagamento.

Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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