Ungheria e Polonia pongono il veto sui fondi UE

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 20:05 in Polonia Ungheria

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L’Ungheria e la Polonia hanno bloccato l’adozione, da parte dei governi dell’Unione Europea, del bilancio 2021-2027 e del Recovery Plan sul coronavirus per via della clausola che subordina l’accesso ai fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. I rappresentanti dei governi dell’UE, riunitisi a Bruxelles, avrebbero dovuto approvare un compromesso sul pacchetto, da 1,8 trilioni di euro, con il Parlamento Europeo, ma non hanno potuto farlo a causa del veto di Varsavia e Budapest. Il budget è stato concordato la scorsa settimana dopo mesi di intensi negoziati. 

La presidenza tedesca dell’Unione ha affermato che gli ambasciatori hanno approvato il collegamento tra la distribuzione dei soldi dell’UE e il rispetto dello stato di diritto, dal momento che questo voto richiedeva solo una maggioranza qualificata e, in tal caso, l’opposizione di Polonia e Ungheria sarebbe stata inutile. Quando si è trattato invece di votare sul bilancio stesso, dal valore di 1,1 trilioni di euro, e sul pacchetto di recupero da 750 miliardi di euro, che richiedono un sostegno unanime per essere approvati, “i due Stati membri dell’UE hanno espresso riserve”, ha chiarito la presidenza. Il veto polacco e ungherese dovrà ora essere discusso in una riunione dei ministri degli Affari europei, martedì 17 novembre, e poi in una videoconferenza dei leader dell’UE, giovedì 19. Trovare una soluzione, visto come si stanno ponendo Budapest e Varsavia, potrebbe richiedere più tempo, hanno sottolineato alcuni funzionari europei.

Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha affermato che è assolutamente necessario collegare la distribuzione dei fondi europei agli standard dello stato di diritto nei Paesi membri, soprattutto quando le somme da distribuire sono così ingenti. I governi nazionalisti di Budapest e Varsavia, al contrario, si oppongono a questa condizione in quanto soggetti ad un processo formale dell’UE che li indaga per aver minato l’indipendenza dei tribunali, dei media e delle organizzazioni non governative. Se il legame tra fondi e stato di diritto resta, così come introdotto dai leader dell’UE a luglio e rafforzato dal Parlamento Europeo, entrambi i Paesi rischiano di perdere l’accesso a decine di miliardi di euro del Recovery Fund. 

“La Polonia conta su un approccio razionale dei nostri partner e sull’elaborazione di regole che consentano di raggiungere un accordo”, ha dichiarato un portavoce del governo polacco. “Siamo aperti a soluzioni costruttive, purché in linea con le conclusioni del Consiglio europeo e dei trattati dell’UE”, ha aggiunto.

Poiché senza il consenso unanime sul pacchetto da 1,8 trilioni di euro nessun Paese dell’UE potrà ottenere i suoi soldi, Varsavia e Budapest dovranno esercitare una pressione enorme sugli altri Stati affinché venga rimosso il collegamento. Tuttavia, c’è un gruppo di nazioni, guidate dai Paesi Bassi, nonchè la maggioranza del Parlamento Europeo, che desiderano che venga imposto un legame ancora più forte tra soldi dell’UE e rispetto dello stato di diritto. Questi Paesi hanno affermato che non approveranno il bilancio senza una tale garanzia.

Il veto implica che i soldi per la ripresa economica dei Paesi europei dalla recessione causata dalla pandemia di COVID-19 subiranno probabilmente ritardi. All’inizio, era previsto che i fondi sarebbero arrivati da metà 2021. “Negare all’intera Europa i finanziamenti per la peggiore crisi degli ultimi decenni è irresponsabile”, ha scritto su Twitter Manfred Weber, a capo del più grande gruppo del Parlamento europeo.

Bertalan Havasi, capo stampa del primo ministro ungherese Viktor Orban, ha rivelato che il premier aveva scritto una lettera alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, al presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per avvertirli che avrebbe posto il veto al bilancio e al pacchetto di aiuti post-pandemia. “Non c’è accordo su nulla finché non c’è accordo su tutto”, aveva scritto Orban nel documento. A Varsavia, il ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, ha dichiarato in una conferenza stampa, lunedì 16 novembre, che “non ci sarà alcun consenso a questo meccanismo, che limita radicalmente la sovranità della Polonia”.

Alcuni osservatori politici ritengono che le minacce di Budapest e Varsavia siano in realtà un bluff, poiché ponendo il veto all’intero bilancio, i due Paesi taglierebbero i fondi di cui hanno disperatamente bisogno. Il finanziamento è dunque particolarmente importante, dal momento che l’Europa sta facendo fatica a uscire dalla recessione economica causata dalla pandemia di coronavirus. L’accordo, concluso tra i negoziatori del Consiglio europeo che rappresentano i 27 Paesi membri dell’UE e il Parlamento europeo, deve ancora essere ufficialmente approvato dai ministri del blocco e dall’intera legislatura dell’UE. Il budget dovrebbe entrare in vigore il 1 ° gennaio e i funzionari intendono avere l’accordo timbrato in poche settimane.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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