Siria: muore il ministro degli Esteri al-Muallem

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 10:11 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallem, è deceduto all’età di 79 anni. Era considerato tra i più alti funzionari e difensori del presidente, Bashar al-Assad, e della sua decennale lotta contro i gruppi di opposizione.

Come riporta il quotidiano al-Arabiya, l’annuncio è stato dato dalla televisione di Stato siriana, nella notte tra il 15 e il 16 novembre, senza, però, specificare i motivi che hanno portato alla morte di al-Muallem. Egli soffriva da tempo di problemi cardiaci, e già nel corso di una della ultime apparizioni, alla Conferenza internazionale sui rifugiati siriani dell’11 e 12 novembre, è sembrato stanco e in cattive condizioni di salute, avendo richiesto aiuto per accedere alla sala del meeting. Secondo fonti interne al governo di Damasco, è probabile che il sostituto di al-Muallem sia il suo vice, Faisal Mekdad, anch’egli definito un diplomatico veterano.

Il ministro degli Esteri deceduto occupava altresì la carica di vice primo ministro. Era entrato a far parte della squadra esecutiva dopo aver trascorso diversi anni all’interno di missioni diplomatiche, in Tanzania, Arabia Saudita, Spagna e Regno Unito. Inoltre, al-Muallem era stato ambasciatore negli Stati Uniti dal 1990 al 1999, prima di essere nominato assistente del ministro degli Esteri all’inizio del 2000 e viceministro degli Esteri nel 2005. Successivamente, aveva ricoperto la carica di ministro degli Esteri dal 2006 ed era stato nominato vice primo ministro e ministro degli Affari esteri e degli Espatriati nel 2012.

Secondo quanto riporta al-Jazeera, è stata proprio la crisi siriana a far emergere la figura del ministro deceduto. Al-Muallem, nel corso delle conferenze stampa e delle dichiarazioni di diverso tipo, oltre ad essersi posto sullo stesso fronte del governo di Assad nel quadro del conflitto scoppiato nel 2011, ha accusato Washington e l’Occidente di aver alimentato disordini nel suo Paese, ed ha definito i gruppi di opposizione armata “terroristi”. Non da ultimo, oltre a difendere l’opinione del regime di Damasco, al-Muallem, a detta di al-Jazeera, ha talvolta minimizzato quanto stava accadendo in Siria, affermando che le tensioni fossero conseguenza di un complotto, vista la posizione siriana “riluttante” verso la questione palestinese, oltre che del tentativo di trasformare il conflitto in una “guerra mondiale”. 

Al-Muallem fu criticato per un discorso tenuto all’inizio della conferenza di pace sulla Siria a Montreux, in Svizzera, il 22 gennaio 2014. In tale occasione, l’allora capo delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, gli chiese ripetutamente di allontanarsi dal podio, avendo superato il limite di tempo consentito, ma il ministro siriano ignorò la richiesta, affermando: “Tu vivi a New York. Io vivo in Siria, e ho il diritto di fornire la versione siriana qui in questo forum. Dopo tre anni di sofferenza, questo è un mio diritto”.

Non da ultimo, nel mese di agosto 2011, al-Muallem è stato incluso nella lista delle personalità soggette alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, con cui sono state vietate relazioni di tipo economico e finanziario con enti statunitensi ed è stato sequestrato il denaro depositato presso le banche degli USA. Inoltre, il ministro deceduto è stato altresì soggetto alle sanzioni imposte dall’Unione Europea contro alcuni simboli del governo siriano, che prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio verso i Paesi membri dell’UE.

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nel mese di ottobre il numero di vittime provocate dal conflitto in Siria ha raggiunto quota 600. Il numero comprende 104 civili, di cui 8 bambini al di sotto dei 18 anni di età e 5 donne.

Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Il cessate il fuoco è stato pressoché rispettato nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, la tregua è stata accolta con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.