Libia, Forum di Tunisi: nessun accordo sul futuro governo

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 9:10 in Africa Libia

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Il Forum di dialogo politico ospitato dalla Tunisia è giunto al termine. I 75 rappresentanti non sono riusciti, però, a trovare un accordo sulle personalità da porre alla guida dei futuri organismi esecutivi.

Scopo del nuovo governo libico sarà supervisionare e monitorare una fase di transizione, che culminerà con elezioni presidenziali e legislative. Queste ultime, stando a quanto concordato nel corso del meeting tunisino, si terranno, presumibilmente, il 24 dicembre 2021. I partecipanti al Forum di dialogo politico, svoltosi dal 9 al 15 novembre, hanno altresì preso in esame i meccanismi e le condizioni per la nomina delle personalità delle future autorità esecutive, ovvero il Consiglio presidenziale e il governo, senza, però, trovare un accordo su chi designare.

Tuttavia, secondo quanto affermato dall’inviata speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, il Forum ha comunque portato a dei risultati soddisfacenti, ed è stato evidenziato come la maggior parte dei 75 partecipanti, rappresentanti le tre regioni libiche, non accetti lo “status quo”, considerando la situazione attuale in Libia un’alternativa che non è più possibile sostenere. “L’estate difficile vissuta da molti libici, senza elettricità, con pochissima acqua, oltre a tutti gli altri disagi e la pandemia, è stata un campanello d’allarme”, ha affermato Williams. La stessa inviata ha poi affermato che i delegati libici si riuniranno, in videoconferenza, nei prossimi giorni, per discutere del ruolo delle autorità esecutive, del meccanismo di nomina, oltre che di una base costituzionale per il processo elettorale. A detta di Williams, c’è ancora molto da fare, in quanto “dieci anni di conflitto non possono essere risolti in una sola settimana”.

Come riferito dall’inviata speciale, l’emendamento sul mantenimento di posizioni nel Consiglio presidenziale e nel Governo di Accordo Nazionale (GNA) per ogni personalità o funzionario legislativo che abbia ricoperto posizioni dal 2014 ad oggi, ha ottenuto l’approvazione del 61% dei partecipanti al Forum, ma non ha raggiunto la soglia del 75% necessaria per passare.

Al contempo, l’inviata ha affermato che le parti riunitesi a Tunisi sono state in grado di stabilire una road map verso le elezioni del 2021, il che significa aver delineato una “tabella di marcia verso la democrazia”, e tutte si sono dette concordi sulla necessità di portare un cambiamento nel Paese Nord-africano e porre fine alla sofferenza vissuta dalla popolazione libica. Parallelamente, ha affermato Williams, oltre alle elezioni, è stato già trovato consenso sui criteri di candidatura dei membri del futuro esecutivo e sulle loro responsabilità, e tutti si sono detti concordi nel separare la figura del primo ministro da quella del capo del Consiglio presidenziale. Si tratta di due cariche attualmente rivestite da una stessa persona, Fayez al-Sarraj.

Infine, Williams ha esortato la classe politica libica ad impegnarsi nel quadro del “Movimento per il cambiamento”, evidenziando che si tratta di un processo che non deve essere ostacolato. Motivo per cui, ha riferito l’inviata, vi saranno sanzioni per chi si opporrà alla formazione di un nuovo esecutivo. “Devono attenersi ai desideri dei libici per continuare il dialogo politico”, ha aggiunto Williams, specificando che anche le donne dovranno partecipare alle consultazioni, in quanto il 30% del futuro governo libico sarà assegnato alla componente femminile.

Nel corso degli ultimi giorni, erano circolate voci sui possibili candidati ai nuovi organismi esecutivi. In particolare, è circolato il nome del presidente del Parlamento, Aguila Saleh, come capo del nuovo Consiglio presidenziale e rappresentante della regione orientale della Cirenaica. Uno dei suoi deputati dovrebbe quindi poi provenire dal Sud, dalla regione del Fezzan, e l’ambasciatore libico in Marocco, Abd al-Majid Saif al-Nasr, del governatorato di Sabha è uno dei candidati favoriti per questa posizione. 

Per quanto riguarda i potenziali candidati alla carica di primo ministro, vi è il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, supportato da alleati esterni quali USA, Turchia, Gran Bretagna ed Egitto. Tuttavia, Bashagha dovrà affrontare un concorrente altrettanto forte, l’uomo d’affari Ahmed Maiteeq, ex premier e vicepresidente del Consiglio presidenziale. Maiteeq sembra essere particolarmente favorito nell’Est libico, soprattutto dopo aver raggiunto un accordo con i rappresentanti dell’LNA per riprendere le attività petrolifere.

La Libia è testimone di una perdurante crisi dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj,  e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del GNA e dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione