Etiopia: governo federale conquista una nuova città nel Tigray

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 16:03 in Africa Etiopia

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Il governo del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato, lunedì 16 novembre, di aver riconquistato un’altra città nella regione settentrionale del Tigray, Alamata. L’annuncio arriva dopo che sono passate quasi due settimane dall’inizio di un conflitto che si sta già riversando nella vicina Eritrea e sta compromettendo la stabilità del Corno d’Africa. Centinaia di persone sono morte, almeno 20.000 rifugiati etiopi sono stati costretti a fuggire in Sudan e segnalazioni di atrocità e abusi sono state lanciate da entrambe le parti coinvolte negli scontri.

Secondo quanto reso noto in un comunicato della task force istituita dal primo ministro Abiy per gestire la risposta del governo alla crisi, i combattenti della regione del Tigray “sono fuggiti da Alamata portando con sé circa 10 mila prigionieri”. La città si trova nei pressi del confine con la regione di Amhara e a circa 120 chilometri dalla capitale del Tigrè, Macallè. Nessun commento sulla riconquista di Alamata è per ora arrivato da parte tigrina.

Il Tigray People’s Liberation Front (TPLF), che governa da anni la regione, composta da oltre 5 milioni di persone, ha accusato l’Eritrea di inviare carri armati e migliaia di soldati oltre il confine per sostenere le truppe federali etiopi. Asmara, tuttavia nega le accuse. Dal canto loro, le forze tigrine, hanno confermato di aver bombardato l’aeroporto di Asmara, nella sera del 14 novembre. In particolare, sarebbero stati almeno tre i missili sferrati contro la capitale eritrea, due dei quali avrebbero colpito l’aeroporto . Secondo quanto riferito da un corrispondente di Al-Jazeera a Gondar, nella regione etiope di Amhara, uno dei missili sarebbe stato indirizzato invece contro il palazzo che ospita il Ministero dell’Informazione di Asmara. La fonte ha specificato che, secondo alcuni testimoni oculari, l’obiettivo alla fine non sarebbe stato colpito e, al momento, non vi sarebbero informazioni riguardo eventuali vittime e feriti. Con le comunicazioni principalmente interrotte e i media bloccati, le agenzie di stampa hanno difficoltà a verificare in modo indipendente le affermazioni rilasciate dalle parti.

Nel frattempo, il leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, ha esortato le Nazioni Unite e l’Unione africana a condannare le truppe federali dell’Etiopia, accusandole di utilizzare armi ad alta tecnologia, compresi i droni, negli attacchi che ha detto hanno finora distrutto anche una diga e una fabbrica di zucchero. “Abiy Ahmed sta conducendo questa guerra contro il popolo del Tigray ed è responsabile delle sofferenze umane inflitte alla sua popolazione e della distruzione di grandi progetti infrastrutturali”, ha detto Gebremichael. “Non siamo stati noi ad aver iniziato questo conflitto ed è evidente che Abiy Ahmed sta conducendo questa guerra come tentativo di consolidare il suo potere personale”, ha aggiunto, avvertendo che l’Etiopia potrebbe presto diventare uno Stato fallito o disintegrarsi. Il governo di Abiy, tuttavia, ha negato di aver preso di mira la diga.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. I funzionari riferiscono che centinaia di persone sono state uccise e gli analisti avvertono del pericolo di una sanguinosa e prolungata guerra civile nel secondo Paese più popoloso dell’Africa. In un post  pubblicato su Facebook, giovedì 12 novembre, Abiy ha dichiarato che le forze governative hanno “liberato” la zona occidentale del Tigray, composta da sei aree, compresa quella della capitale regionale. Abiy ha accusato i combattenti allineati al TPLF di “gravi crudeltà”, sottolineando che quando l’esercito è riuscito ad entrare e a prendere il controllo della città di Sheraro, sono stati “ritrovati corpi di personale delle forze di sicurezza giustiziati brutalmente, con mani e piedi legati”. Il governo sostiene che le forze del TPLF abbiano “catturato” circa 10.000 soldati.

Le Nazioni Unite, l’Unione Africana e gli Stati europei chiedono un cessate il fuoco, ma i diplomatici temono che Abiy possa voler schiacciare a tutti i costi i leader del Tigray. “Bisogna impedire che il conflitto si diffonda nella regione”, ha detto il Ministero degli Esteri tedesco in una nota. L’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari ha affermato che le agenzie non sono ancora riuscite a fornire cibo, materiali sanitari e altre forniture di emergenza al Tigray a causa della mancanza di accesso. La rappresentante dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Etiopia, Ann Encontre, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che sarebbero in corso i negoziati con entrambe le parti per l’apertura di corridoi umanitari.

I leader del Tigray hanno affermato che il governo federale, guidato da Abiy, ha lanciato, ad oggi, decine di raid aerei contro la regione. Il nuovo capo dell’esercito etiope, Berhanu Jula, ha sottolineato, dal canto suo, che le forze federali hanno resistito a un assedio di cinque giorni e ora stanno riconquistando altre località, tra cui Dansha e Baeker. “Vorrei ringraziare i membri dell’esercito per essere stati un modello della nostra eroica forza di difesa, sebbene privati di cibo e acqua per quattro o cinque giorni”, ha detto Jula, accusando il TPLF di usare le persone come “scudi umani”.

Il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) è stato, dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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