Coronavirus: L’Avana riapre al turismo

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 13:29 in America Latina Cuba

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L’Avana sta finalmente aprendo. Con l’epidemia che pare sotto controllo, Cuba ha riaperto l’aeroporto della sua capitale al turismo internazionale questa domenica, 15 novembre, applicando un rigido protocollo sanitario che include l’esecuzione di un test PCR su tutti i passeggeri all’ingresso nel Paese. Il test viene effettuato nell’aerostazione stessa, viene addebitata una tassa sanitaria di 30 pesos convertibili per coprire la gestione logistica, e durante le prime 24-48 ore dall’arrivo, i viaggiatori devono rimanere in quarantena negli hotel o nelle case private in cui soggiornano, fino a ricevere il risultato. Se un ospite di un hotel risulta positivo ed è asintomatico, viene inviato in un’area di isolamento in un hotel medicalizzato. Se il positivo peggiora, viene ricoverato in ospedale. Così hanno deciso le autorità dell’Avana.

Dalla chiusura del Paese otto mesi fa dopo l’individuazione dei primi casi, la capitale cubana ha consentito l’atterraggio solo a voli umanitari e cargo. Altri aeroporti del paese hanno iniziato a funzionare in ottobre, ma solo per ricevere visitatori diretti in determinate zone turistiche, come Varadero o Cayo Santa María, a condizione che i turisti non lasciassero queste località.

L’Avana, con 2,1 milioni di abitanti, era ancora chiusa per minimizzare i rischi di una seconda ondata, dopo che in estate ha dovuto ricorrere a misure estreme, come il coprifuoco o la cancellazione di tutti i mezzi pubblici, per prevenire la diffusione di covid-19. Ma i numeri sono i numeri. Cuba, con una situazione economica molto delicata, non può permettersi di perdere questa alta stagione (che inizia a novembre e dura fino alla primavera), anche se le catene alberghiere sono consapevoli che la ripresa sarà lenta. Non basta aprire aeroporti e hotel, dipende dalla situazione nei paesi di provenienza, dalla fiducia delle persone e da tanti altri fattori, segnalano gli esperti.

Da un punto di vista sanitario, la situazione a Cuba, con 7.568 casi -di cui 702 nelle ultime due settimane- e 131 morti, è decisamente migliore che nel resto dei Paesi dell’area con cui compete nel turismo (nella Repubblica Dominicana, 132.000 casi e circa 2.300 morti; Messico, dove si trova la Rivera Maya, 991.000 casi confermati e 97.000 decessi). Tuttavia, l’ossessione delle autorità cubane è che l’apertura delle frontiere e la ripresa delle attività nel settore turistico non causi nuovi focolai, situazioni ingestibili e necessità di nuove necessità. Lo scopo è valorizzare l’esperienza dei medici dell’isola in modo che Cuba diventi la destinazione più sicura dei Caraibi.

In tutti gli hotel, la maggior parte dei quali gestiti da gruppi esteri – la catena spagnola Meliá è leader assoluta del settore, con 35 hotel e quasi 15.000 camere, quasi uno su tre di quelli dedicati al turismo internazionale nel Paese – sono stati stabiliti rigidi protocolli ciò include che in ogni stabilimento ci sarà un team sanitario permanente composto da un medico, un infermiere e un tecnico di igiene ed epidemiologia. Gli impiegati hanno un regime di lavoro con rigide misure di controllo all’ingresso e all’uscita degli hotel. Nel caso di viaggiatori che soggiornano in case private, il sistema di assistenza primaria è quello incaricato di visitare le case e fare lo screening nel caso in cui un ospite abbia i sintomi della malattia.

L’Avana è particolarmente sensibile nella strategia ufficiale. Nella capitale il tasso di incidenza del covid-19 negli ultimi 15 giorni è basso, meno di 7 ogni 100.000 abitanti, secondo i dati ufficiali, ma le autorità non vogliono in nessun modo che questa situazione sfugga di mano a causa di questa apertura internazionale. Più della metà dei turisti che si recano sull’isola -4.7 milioni nel 2018- visitano la capitale, e a causa dell’attuale situazione critica nei rifornimenti, che causano code e assembramenti, la sfida è impedire che l’arrivo di viaggiatori da paesi con alti livelli di diffusione del virus abbia conseguenze negative a breve e medio termine.

L’Avana deve affrontare un ulteriore problema. A causa delle misure di Trump, dopo la ripresa dell’embargo alleviato da Obama, prima dell’epidemia di coronavirus, la Casa Bianca ha cancellato tutti i voli diretti tra gli Stati Uniti e 15 province cubane, consentendo solo voli diretti per L’Avana. Centinaia di migliaia di cubano-americani si recano ogni anno sull’isola per visitare le loro famiglie – quasi 500.000 nel 2018 – e dopo otto mesi senza poterli visitare, molti aspettavano con impazienza l’apertura dell’aeroporto della capitale, proprio come le compagnie aeree. Le autorità cubane temono l’elevato numero di infezioni in Florida, dove vive la maggior parte della comunità cubana e dove ci sono circa 860.000 casi dall’inizio della crisi e più di 5.000 infetti al giorno, ma si dicono pronte ad aprire anche ai voli dagli USA, ma senza abbassare la guardia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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