Afghanistan: l’Iran è favorevole al ritiro degli USA

Pubblicato il 16 novembre 2020 alle 20:31 in Afghanistan Iran USA e Canada

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Un alto funzionario del Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran è favorevole ad un ritiro responsabile delle forze statunitensi dall’Afghanistan. 

In un’intervista pubblicata sul quotidiano iraniano Etemad, il 14 novembre, il direttore generale del Ministero degli Esteri iraniano per l’Asia Occidentale, Rasoul Mousavi, ha affermato che i negoziati con i talebani sono necessari, ma ha sottolineato che Teheran supporta il mantenimento di una Repubblica islamica dell’Afghanistan rispetto alla creazione un emirato islamico. Il rappresentante iraniano ha poi aggiunto che Teheran sta cooperando con i talebani nelle zone di confine tra i due Paesi. Mousavi ha dichiarato che l’obiettivo degli Stati Uniti è un “cambio di regime” in Afghanistan e per questo gli USA dovrebbero ritirare le truppe in modo responsabile.

Secondo il funzionario, un ritiro responsabile significa che “gli americani non possono abbandonare il Paese all’opposizione, dopo averlo occupato per vent’anni”. Il funzionario iraniano ha affermato che lasciare l’Afghanistan in mano ad un gruppo antigovernativo “non sarà un ritiro responsabile e sarà un tradimento agli interessi nazionali del Paese”. Mousavi ha aggiunto che Teheran si oppone al processo guidato dall’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, ma è pronta a collaborare se ci saranno delle nuove proposte. Intanto, la situazione sul campo rimane complessa e le violenze sono numerose. “Le forze afghane sono in grado di sconfiggere i talebani su qualsiasi linea del fronte se il gruppo non è d’accordo sulla pace”, ha dichiarato Noor Mohammad Kohnaward, il governatore della provincia di Ghor.

Tuttavia, il portavoce dei talebani Mohammad Naeem ha affermato che l’accordo con gli Stati Uniti prevede soluzioni per “tutti i problemi”. “Tutti i problemi sono stati risolti nell’accordo”, ha specificato il portavoce. “Secondo l’accordo, tutte le forze straniere stanno lasciando l’Afghanistan e in cambio, l’emirato islamico dell’Afghanistan si è impegnato a non consentire a nessuno di utilizzare il suolo afghano”. I dubbi sulla pace rimangono poiché la violenza è notevolmente aumentata nel Paese nelle ultime settimane. Il governo ha affermato che un leader chiave di al-Qaeda e il leader del Movimento islamico dell’Uzbekistan sono stati uccisi in Afghanistan. “Ci sono delle lacune. La guerra è diventata pericolosa, più di quanto non fosse all’inizio, sia per l’Afghanistan sia per il mondo”, ha affermato Asif Nang, ex governatore di Laghman. 

La Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accordo con i talebani, avvenuta il 29 febbraio. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Fino all’intesa con gli USA, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

I gruppi di contatto che rappresentano i talebani e il governo afghano hanno tenuto oltre 10 incontri, a partire dal 12 settembre, ma devono ancora risolvere lo stallo e passare a discutere l’ordine del giorno, prima di avviare i veri e propri colloqui di pace. Alcune fonti vicine ai negoziati di Doha affermano che le due parti hanno concordato di consentire al Qatar di svolgere un ruolo di mediatore per risolvere l’impasse sui punti controversi. Il Pakistan ha già provato a porre fine alle divisioni, ma gli sforzi di Islamabad non hanno avuto esiti positivi. A tale proposito, il ritorno in Afghanistan dei 4 delegati ha creato alcuni dubbi sull’andamento e sul futuro dei negoziati di pace.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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