La Cina e 14 Paesi asiatici firmano il RCEP: il maggior patto commerciale al mondo

Pubblicato il 15 novembre 2020 alle 12:50 in Cina India

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La Cina e altri 14 Paesi asiatici, che insieme rappresentato il 30% del PIL globale e una popolazione di 2,1 miliardi di persone, hanno firmato il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il 15 novembre, a margine di un incontro virtuale dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asia (ASEAN).

L’accordo è stato siglato da Cina, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Australia e dai Paesi dell’ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos, Cambogia e Vietnam. In termini di PIL, il RCEP rappresenta il maggior patto commerciale al mondo e con esso i firmatari sperano di rilanciare le rispettive economie, in particolar modo a seguito della crisi determinata dalla diffusione del coronavirus.

Il premier cinese, Li Keqiang, durante l’incontro per la firma ha dichiarato che l’accordo rappresenta non solo un risultato storico per la cooperazione in Asia orientale ma anche una vittoria per il multilateralismo e il libero scambio.

In base all’intesa, i Paesi contraenti abbasseranno le tariffe doganali e avvieranno il commercio di servizi internamente al blocco, consentendo ai prodotti d’esportazione di circolarvi senza dover rispettare specifiche procedure per ogni singolo Paese. Secondo alcune previsioni, l’accordo eliminerà il 90% delle tariffe sulle esportazioni tra le parti entro i prossimi 20 anni e migliorerà la circolazione di beni e servizi nella regione. Oltre a stabilire una serie di regole commerciali comuni, il RCEP andrà a coprire più ambiti commerciali ancora non regolati dagli accordi ad oggi disponibili tra i contraenti, quali l’e-commerce, le politiche di concorrenza e i diritti di proprietà intellettuale. Tuttavia, le questioni dei diritti del lavoro e della protezione ambientale non sono state menzionate nell’intesa.

Tra i Paesi che in Asia hanno risentito maggiormente della crisi causata dal coronavirus e che beneficeranno del nuovo accordo vi sono state l’Indonesia, la cui economia ha assistito alla prima recessione negli ultimi due decenni, ma anche le Filippine, che hanno subito un duro colpo, registrando una contrazione dell’economia dell’11,5% nel terzo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Secondo più esperti, l’accordo rafforzerebbe le ambizioni geopolitiche regionali della Cina per quanto riguarda lo sviluppo dell’iniziativa delle Nuove Vie della Seta e rappresenterebbe la definitiva uscita di scena degli USA dalle regole commerciali regionali in favore della Cina. Durante l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, il 23 gennaio 2017, Washington aveva abbandonato il Trans-Pacific Partnership (TPP) che era visto come un contro peso per l’accordo siglato il 15 novembre. Nonostante Washington sembrerebbe essere stata tra i grandi esclusi dell’intesa, le multinazionali statunitensi potranno comunque usufruire di quanto previsto dal RCEP tramite le proprie sussidiarie nei singoli Paesi contraenti.

L’accordo era stato proposto per la prima volta nel 2012 e, da allora, i firmatari avevano intrattenuto negoziati per la sua firma arrivata otto anni dopo. Tra i Paesi asiatici assenti vi è stata l’India che si era ritirata dai negoziati nel novembre 2019, per timore sia di squilibri commerciali, in quanto la bilancia commerciale dell’India con 11 dei Paesi del RCEP ha segno negativo, sia dell’arrivo di una grande quantità prodotti manifatturieri e agricoli sul suo mercato sui quali non aveva intenzione di abbattere i dazi. In particolare, l’India temeva anche che beni cinesi a basso prezzo entrassero sul proprio mercato.

Tuttavia, come ribadito da più leader dell’ASEAN al primo ministro indiano, Narendra Modi, il 12 novembre scorso, se lo volesse, Nuova Delhi potrebbe unirsi ai firmatari del RCEP anche in un secondo momento. Prima del suo abbandono, in molti vedevano nell’India la possibilità di controbilanciare la Cina all’interno del gruppo dei firmatari.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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