Israele e Libano fermi in una “guerra cartografica”

Pubblicato il 15 novembre 2020 alle 7:00 in Israele Libano

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Libano e Israele sono giunti al terzo ciclo di negoziati volti alla delimitazione dei confini marittimi nella regione del Mediterraneo Orientale. Tuttavia, le due parti non hanno ancora raggiunto alcun progresso significativo.

In particolare, il terzo round si è svolto l’11 novembre, ancora una volta con la mediazione degli Stati Uniti, ma, come riportato dal quotidiano al-Arab, Libano e Israele sembrano essere fermi nel quadro di una “guerra cartografica”. Washington, racconta al-Arab, continua a esprimere un clima di ottimismo, ma i circoli politici occidentali hanno più volte manifestato i propri dubbi circa una risoluzione della perdurante controversia.

Nello specifico, la disputa riguarda 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, situato a Sud del Libano, e che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. In tale area, negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni. Nel 2017, Beirut ha concesso ad un consorzio formato dalla compagnia italiana Eni, dalla francese Total e la russa Novatek di condurre la prima esplorazione offshore in due blocchi, uno dei quali oggetto della controversia con Israele. Tuttavia, le divergenze tra i due Paesi hanno spesso ostacolato le attività di esplorazione.

Secondo alcuni, è improbabile che una delle due parti faccia concessioni, e ancor di più nel caso del Libano che, a partire dal meeting del 28 e 29 ottobre, ha aumentato le proprie richieste, spingendo Israele ad avanzarne, a sua volta, altre. L’obiettivo di Beirut è trarre un beneficio tale da poter risanare la crisi economica e finanziaria in cui riversa. Tuttavia, sono molteplici i fattori che ostacolano il raggiungimento di un risultato simile. Parallelamente, a detta di al-Arab, il Libano crede che Israele voglia trarre il vantaggio maggiore dalla disputa, facendo leva sulle sue debolezze, e ciò porta Beirut a rimanere ancora più ferma sulle proprie posizioni, senza alcun margine di flessibilità. Secondo alcune voci, il Libano avrebbe richiesto di includere nei propri territori ulteriori 1.430 km2, sede di due giacimenti di gas, uno dei quali oggetto di attività di esplorazione sotto concessione di Israele.

La notizia è stata confermata da Laury Haytayan, direttrice del Natural Resource Governance Institute, secondo cui l’area aggiuntiva rivendicata da Beirut include anche il giacimento di Karish, in cui opera la società greca Energean. Al-Jazeera ha poi riportato, sulla base di fonti libanesi, che Beirut e Tel Aviv hanno presentato due mappe opposte relative alla delimitazione dei confini. In particolare, tenendo conto della carta inviata alle Nazioni Unite nel 2011, da parte libanese i confini sono spostati verso Sud, e sono stati rivendicati diritti sul Blocco 9. Israele, invece, ha spinto per spostare i propri confini verso Nord. Di fronte a tale scenario, al momento non è stato ancora trovato un compromesso e l’unico punto di incontro raggiunto l’11 novembre è l’organizzazione di nuovi colloqui, che si terranno, presumibilmente, il prossimo mese.

Nel frattempo, alcuni analisti hanno evidenziato come la questione non debba essere sottovalutata, in quanto collegata anche al ruolo di Teheran nella regione e alla sua rivalità con gli Stati Uniti. In particolare, l’Iran, tramite Hezbollah, starebbe cercando di mantenere il dossier aperto, ma il partito sciita sembra aver negato qualsiasi responsabilità, affidando allo Stato libanese il compito di salvaguardare i confini marittimi e terrestri libanesi. “È lo Stato con le sue istituzioni a decidere”, ha affermato il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l’11 novembre.

Sebbene i negoziati riguardino solo i confini marittimi, il Libano rivendica da anni anche le cosiddette fattorie di Shebaa, circa un chilometro quadrato da dove gli israeliani non si sono ritirati nel 2000, alla fine all’occupazione del Sud del Paese. Un motivo di attrito riguarda un muro che Israele sta costruendo. Per Beirut, tale muro attraversa parte del territorio appartenente al Libano, ai sensi della cosiddetta “linea blu” demarcata dalle Nazioni Unite. Per la controparte, il muro tocca soltanto i territori israeliani.

Sin dal primo round di colloqui, il 14 ottobre, sia il Libano sia Israele hanno specificato che i negoziati non riguardano accordi di normalizzazione, pace o riconoscimento dei Paesi, ma si concentreranno perlopiù su questioni tecniche e pratiche. In tale quadro, l’ex ministro degli Esteri libanese, Charbel Wehbi, aveva precedentemente riferito che Beirut non ha nulla da perdere e che, in un quadro economico in crisi, non ha alcun interesse nel fare concessioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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