Etiopia: missili lanciati dal Tigray colpiscono la capitale dell’Eritrea

Pubblicato il 15 novembre 2020 alle 9:11 in Eritrea Etiopia

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Il leader del Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), Debretsion Gebremichael, il 15 novembre, ha confermato che le sue forze hanno bombardato l’aeroporto della capitale dell’Eritrea, Asmara, nella sera del 14 novembre. La notizia ha alimentato i timori rispetto ad un’estensione del conflitto fuori dai confini etiopi.

Tali dichiarazioni hanno confermato quanto già denunciato da cinque diplomatici regionali appena dopo l’attacco. In particolare, sarebbero stati almeno tre i missili sferrati contro la capitale eritrea, due dei quali avrebbero colpito l’aeroporto . Secondo quanto riferito da un corrispondente di Al-Jazeera a Gondar, nella regione etiope di Amhara, uno dei missili sarebbe, invece, stato indirizzato contro il palazzo che ospita il Ministero dell’Informazione di Asmara e sedi di più media. Il corrispondente ha specificato che alcuni testimoni oculari hanno rivelato che l’obiettivo non è stato colpito e, al momento, non vi sarebbero informazioni riguardo eventuali vittime e feriti.

Oltre a rivendicare gli attacchi, il leader del Tigray Gebremichael ha aggiunto che, negli ultimi giorni, le sue milizie hanno affrontato su più fronti le forze armate dell’Eritrea, senza specificare dove esattamente ma confermando che i militari del Paese confinante sono stati impiegati in operazioni di combattimento lungo il confine con l’Etiopia. Già dallo scorso 10 novembre, Gebremichael aveva denunciato il coinvolgimento dell’Eritrea senza, però, fornire prove e il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh Mohammed, aveva negato il coinvolgimento del proprio Paese. Un altro membro del TPLF ha poi minacciato che potrebbero essere colpiti altri obiettivi eritrei.

Rispetto al conflitto in generale, invece, il leader del TPLF ha  confermato che i combattimenti via terra nel Tigray stanno avvenendo su più fronti e che lo sfollamento di civili sta aumentando.

L’attacco contro Asmara è arrivato ad un giorno di distanza dagli attacchi agli aeroporti di Gondar e quello di Bahir Dar, nello Stato etiope di Amhara, confinante con il Tigray. Le forze regionali di Amhara stanno combattendo a fianco di quelle governative contro il TPLF e i due aeroporti colpiti sarebbero stati utilizzati per far partire operazioni aeree contro il Tigray.

Nella regione etiope del Tigray i combattimenti tra le forze del TPLF e quelle del governo di Addis Abeba sono arrivati al 12esimo giorno. Dal 4 novembre scorso, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2019, ha lanciato una campagna militare contro il TPLF, che contesta da mesi il governo centrale di Addis Abeba. Prima di lanciare l’operazione, Abiy aveva accusato il gruppo di aver attaccato una base dell’Esercito federale etiope e di aver cercato di rubare l’equipaggiamento in essa contenuto, rendendo così necessaria l’azione dell’Esercito nazionale.  Abiy ha accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e ha avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. Da allora, sono in corso bombardamenti e combattimenti via terra, centinaia di persone avrebbero perso la vita a causa del conflitto armato mentre altre migliaia si sarebbero messe in fuga, cercando rifugio nel vicino Sudan.

Oltre ad aver attaccato militarmente il Tigray, dal punto di vista politico, il 7 novembre, il Parlamento etiope ha approvato la formazione di un governo ad interim per la regione, abolendo quelli che ha definito “l’assemblea e l’esecutivo illegali della regione del Tigray”. All’amministrazione ad interim spetterà il compito di indire elezioni in base alla Costituzione e di implementare le decisioni passate dal governo federale etiope. Il 13 novembre, Mulu Nega è stato nominato governatore ufficiale del Tigray.

Osservando i recenti sviluppi nel Paese, il secondo per numero di persone in Africa con oltre 110 milioni di abitanti, le Nazioni Unite, l’Unione Africana e altri osservatori esterni temono che in Etiopia inizi una guerra civile in grado di coinvolgere o destabilizzare i Paesi vicini, come il Sudan, l’Eritrea e la Somalia, e l’intera regione del Corno d’Africa. Mosso dal timore che ciò possa accadere, in Sudan, il governatore ad interim della provincia di Kassala, ha chiuso il confine con l’Etiopia settentrionale “fino a nuovo avviso” proprio a causa delle tensioni in corso.

Ciò nonostante, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Onu per i Rifugiati il 13 novembre, circa 14.500 persone si sarebbero riversate in Sudan dall’inizio delle ostilità, sovraccaricando la capacità del Paese di fornir loro aiuti. Oltre a questo, il 12 novembre, Amnesty International ha denunciato violenze e uccisioni di massa in Tigray ma non ha potuto confermare chi ne fosse responsabile indipendentemente e, a tal proposito, la Commissione per i Diritti Umani dell’Etiopia, un organo nominato dal governo ma indipendente, ha annunciato che invierà un suo gruppo di investigatori nella cittadina di Mai Kadra in Tigray, dove avrebbero avuto luogo i fatti denunciati.

Dal 1991, il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF) che era un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy è asceso al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese.

Il 9 luglio 2018, l’Eritrea e l’Etiopia avevano firmato un trattato di pace con il quale si era concluso il perdurante conflitto tra le parti, iniziato nel 1998, per la demarcazione del confine condiviso. L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente, successivamente, una sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini, sostenuta dall’Onu, aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea ma l’Etiopia si era sempre rifiutata di accettare questa condizione. Dal 1998, il conflitto ha causato la morte di circa 80.000 persone e dopo il 2000 ci sono stati numerosi attacchi lungo il confine.

Nonostante la pace del 2018, il governo del presidente eritreo, Isaias Afwerki, era rimasto comunque ostile alla leadership del Tigray per il ruolo avuto nel conflitto del 1998-2000.

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Camilla Canestri

di Redazione

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