Il numero due di Al-Qaeda è stato ucciso in Iran

Pubblicato il 14 novembre 2020 alle 11:00 in Iran USA e Canada

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Il numero due di Al-Qaeda, Abdullah Ahmed Abdullah, anche noto come Abu Muhammad al-Masri, è stato ucciso a Teheran, in Iran, lo scorso 7 agosto, da agenti israeliani su mandato statunitense. A rivelarlo è stato il New York Times, il 13 novembre, sulla base di informazioni ottenute da funzionari dell’intelligence.

Al-Masri è stato ucciso intorno alle 21:00, ora locale, del 7 agosto scorso da due sicari che, a bordo di una moto, hanno avvicinato la sua auto, una c Renault L90 sedan, e gli hanno sparato con una pistola con silenziatore, mentre si trovava nei pressi della propria abitazione di Teheran, uccidendo anche la figlia Miriam. La donna era vedova del figlio di Osama bin Laden, Hamza bin Laden. Al momento, non è ancora chiaro il ruolo di Washington nell’uccisione di al-Masri, ma l’uomo era uno tra i membri di Al-Qaeda i cui movimenti in Iran sono stati tracciati dagli USA per anni.  

Al momento, però, l’Iran, Al-Qaeda, gli Stati Uniti e Israele non hanno ancora riconosciuto formalmente e pubblicamente l’accaduto. La notizia della morte di al-Masri, oltre a non essere stata resa nota da Al-Qaeda, quindi, sarebbe stata insabbiata dall’Iran e la responsabilità dei fatti non sarebbe stata rivendicata da alcun Paese. Dopo la pubblicazione del 13 novembre, il New York Times ha poi specificato di non aver ricevuto risposte a richieste di commento alla notizia né dall’Iran, né dal Consiglio di Sicurezza nazionale degli USA.

In Iran, quando era emersa la notizia di una sparatoria avvenuta a Teheran, i media locali avevano individuato le due vittime in un professore di storia libanese, Habib Daoud, e nella figlia 27enne Maryam. Allora, i media locali avevano specificato che si trattasse di un membro di Hezbollah, l’organizzazione politico-militare libanese sostenuta dall’Iran e avversa ad Israele. La storia dell’uccisione di Daoud sembrava credibile ma, al momento, le autorità israeliane stanno attentamente evitando di uccidere membri di Hezbollah per evitare un conflitto. Inoltre, secondo il New York Times, sarebbe stato verificato che il professore di storia non esistesse affatto. Secondo una delle fonti della testata, si sarebbe trattato di un’identità inventata e data ad al-Masri, come confermerebbero anche dichiarazioni rilasciate da un ex-leader del movimento jihadista egiziano, Nabil Naeem, ad Al-Arabiya.

Il 58enne di origini egiziane Al-Masri era stato riconosciuto come il settimo dei 170 membri fondatori di Al-Qaeda e si ritiene fosse il successore diretto alla guida dell’organizzazione dopo il suo attuale leader, Ayman al-Zawahri.  Nato in ad Al Gharbiya, nell’Egitto settentrionale, al-Masri si era poi spostato in Afghanistan per unirsi al movimento jihadista, dove aveva poi partecipato alla fondazione di Al-Qaeda e, dal 2003, sarebbe stato in Iran. Negli USA, era rientrato nella lista dei terroristi più ricercati perché ritenuto uno tra i pianificatori e principali responsabili di due bombardamenti mortali contro le ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya, avvenuti proprio il 7 agosto 1998 e che uccisero un totale di 224 persone e ne ferirono altre centinaia. L’FBI aveva offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura. Secondo un documento prodotto dal Centro Antiterrorismo nazionale degli USA nel 2008, al-Masri sarebbe stato il pianificatore più esperto e abile non in custodia degli USA o dei loro alleati.

Secondo quanto rivelato dalle fonti al New York Times, al-Masri sarebbe stato “in custodia” dell’Iran dal 2003 e avrebbe vissuto liberamente nel distretto esclusivo di Pasdaran a Teheran, almeno dal 2015. La testata statunitense ha fatto notare che il fatto che al-Masri vivesse in Iran è insolito visto che il Paese sciita ha combattuto contro Al-Qaeda, un gruppo jihadista sunnita, in più occasioni e fronti come l’Iraq. Alcuni esperti di terrorismo citati dalla testata statunitense sostengono che la presenza di funzionari di Al-Qaeda a Teheran potrebbe essere una forma di garanzia contro a possibili attacchi del gruppo nel Paese. Oltre a questo, secondo funzionari dell’antiterrorismo statunitense, l’Iran avrebbe potuto sfruttare la loro presenza anche per avviare operazioni contro gli stessi USA, un nemico comune di entrambe le parti.

 L’Iran ha sempre negato di aver ospitato funzionari di Al-Qaeda ma, secondo fonti di intelligence occidentali, alcuni leader del gruppo sarebbero stati tenuti da Teheran agli arresti domiciliari e, nel 2001 e 2015, Iran e Al-Qaeda avrebbero siglato due intese per liberare alcuni di loro.

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Camilla Canestri

di Redazione

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