Mali: esercito francese uccide leader di un gruppo legato ad al-Qaeda

Pubblicato il 14 novembre 2020 alle 7:37 in Francia Mali

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Le truppe francesi hanno ucciso un alto comandante di un gruppo armato legato ad al-Qaeda in Mali, ha annunciato su Twitter il ministro della Difesa francese, Florence Parly, venerdì 13 novembre. L’obiettivo dell’attacco è stato identificato come Bah Ag Moussa, capo militare del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), il quale si crede sia la mente dietro molteplici attacchi contro forze sia maliane che internazionali.

Parly ha specificato che il militante è stato ucciso martedì 10 novembre, in un’operazione con truppe di terra e forze aeree nel Mali orientale, vicino Menaka. “Una figura storica del movimento jihadista nel Sahel, Bah Ag Moussa, considerato responsabile di diversi attacchi contro le forze del Mali e internazionali, è stato eliminato”, ha detto Parly in una nota.

Moussa, noto anche come Bamoussa Diarra, era un ex colonnello dell’esercito maliano e figurava nella lista del terrorismo statunitense. Era considerato un braccio destro di Iyad Ag Ghali, il leader del più importante gruppo armato del Mali, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM). Il gruppo ha ripetutamente attaccato soldati e civili anche nel vicino Burkina Faso.

L’uccisione di Moussa è avvenuta dopo una serie di operazioni che nelle ultime settimane hanno visto le forze francesi neutralizzare decine di combattenti armati. “Questo è un grande successo nella lotta al terrorismo”, ha affermato Parly. 

A meno di un anno dall’invio di truppe extra nella regione del Sahel, la Francia potrebbe voler ridurre la sua presenza militare nella regione per fare spazio ad un maggior impegno europeo. Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, e il ministro della Difesa, Parly, hanno visitato il Mali uno dopo l’altro nelle ultime settimane per aiutare il governo a valutare il futuro della presenza francese nel Sahel, la regione sub-sahariana dove migliaia di truppe sono state di stanza dal 2014 nell’ambito dell’operazione Barkhane. “Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, un punto naturale per valutare i nostri progressi”, ha detto Parly durante la sua visita.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato, durante l’estate, che la Francia avrebbe ristrutturato Barkhane entro la fine dell’anno. Secondo fonti militari, Parigi vorrebbe ritirare diverse centinaia di soldati dal suo attuale contingente di 5.100 uomini. Ciò riporterebbe il Paese ai livelli di impegno dedicati prima della riforma di gennaio, quando un crescente numero di attacchi aveva provocato un aumento della presenza delle truppe francesi. Il Ministero della Difesa, tuttavia, ha rifiutato di commentare eventuali piani di taglio delle truppe.

Barkhane ha ottenuto importanti vittorie, in collaborazione con i suoi partner locali, soprattutto contro nemici quali il gruppo dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), operativo nella regione di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. “L’ISGS è ora singolarmente indebolito”, ha detto il comandante generale dell’operazione, Marc Conruyt. “Ciononostante, dobbiamo rimanere vigili”, ha aggiunto.

Gli esperti dicono che una delle principali vulnerabilità sfruttate dai combattenti è l’incapacità di molti governi centrali nella regione di proteggere e rifornire i territori dopo una vittoria militare. Spesso non possono fornire protezione, istruzione e servizi di base, lasciando le popolazioni locali a badare a se stesse, anche contro un’eventuale rinascita dei gruppi armati.

Il Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), affiliato ad al-Qaeda, ha nel frattempo approfittato del focus francese sull’ISGS per rafforzare le proprie forze. “Ora sono il nemico più pericoloso per il Mali e le forze internazionali”, ha detto Conruyt. Cinquanta soldati francesi sono morti nel Sahel dal 2013, scatenando una riflessione in patria sul costo del conflitto nel Sahel. “Sette anni dopo, la situazione non sta evolvendo favorevolmente sul campo, nonostante i nostri grandi successi tattici”, ha sottolineato il deputato francese Thomas Gassilloud, definendo il costo dell’operazione “grande, troppo grande”.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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