Yemen: la coalizione denuncia un “atto terroristico” contro le esportazioni di petrolio

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 8:34 in Arabia Saudita Yemen

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Le autorità saudite hanno riferito che un vasto incendio è divampato presso il terminal petrolifero di Jizan, come conseguenza della distruzione di due motoscafi carichi di esplosivi, presumibilmente appartenenti ai ribelli sciiti Houthi.

La notizia è stata diffusa, nella sera del 12 novembre, da una fonte del Ministero dell’Energia saudita. L’incendio ha interessato, nello specifico, una piattaforma petrolifera galleggiante dello stabilimento di Jizan, nel Sud del Regno, e, stando a quanto riferito sino ad ora, non sono state registrate vittime. Sebbene non si abbia conferma, le autorità saudite hanno affermato che le imbarcazioni distrutte appartenevano ai ribelli Houthi, e hanno definito l’accaduto “un atto criminale e terroristico” che mina la sicurezza delle attività di esportazione di petrolio e la stabilità degli approvvigionamenti energetici. Non da ultimo, si è trattato, per Riad, di un “atto di sabotaggio” che potrebbe provocare “gravi disastri ambientali” nelle acque della regione.

Nella medesima giornata del 12 novembre, le forze della coalizione a guida saudita avevano riferito di aver intercettato e distrutto un drone esplosivo lanciato dai ribelli sciiti Houthi verso l’Arabia Saudita, il quarto nelle ultime 24 ore, a poche ore di distanza dalle dichiarazioni del portavoce militare delle milizie sciite, Yahya Sarea, il quale, l’11 novembre, ha dichiarato che non esiterà a compiere mosse contro la coalizione saudita-emiratina nei prossimi giorni, in risposta alla continuazione di quella che è stata definita una “aggressione ingiusta” e alla luce della perdurante escalation militare alimentata dalle forze della coalizione.

Anche il 28 ottobre, fonti mediatiche saudite avevano riferito che le forze del Regno avevano intercettato un missile balistico lanciato dai ribelli verso Jizan, ed un secondo in direzione Najran. Un terzo, infine, sarebbe stato lanciato verso Khamis Mushait. A detta delle forze di difesa saudite, in tale giornata, erano stati intercettati e distrutti 6 droni esplosivi in totale, lanciati dal gruppo sciita contro i territori sauditi, presumibilmente con l’obiettivo di colpire altresì oggetti e soggetti civili. Ancor prima della diffusione di tali informazioni, l’ambasciata statunitense in Arabia Saudita aveva avvertito i suoi cittadini a Riad di un possibile attacco, per mezzo di droni o missili.

È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. In tale quadro, il 23 giugno scorso, il gruppo sciita aveva annunciato l’inizio di una “vasta operazione” volta a colpire i territori sauditi. Nello specifico, Sarea aveva dichiarato che il Ministero della Difesa e l’Intelligence sauditi, la base dell’aeronautica saudita Salman, e altre postazioni militari situate perlopiù a Riad, Jizan e Najran, nel Sud del Regno, sarebbero rientrate nel mirino delle milizie Houthi. Secondo i ribelli, le loro azioni sono da inserirsi in un’ottica di legittima difesa e si sono più volte detti disposti a continuare fino a quando lo Yemen non sarà un Paese libero e indipendente e fino a quando non cesseranno le operazioni “criminali” perpetrate dalle forze saudite.

Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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