Scontro a fuoco tra India e Pakistan: almeno 15 morti

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 19:28 in India Pakistan

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Almeno 10 civili e 5 membri del personale di sicurezza sono stati uccisi, venerdì 13 novembre, in una serie di bombardamenti transfrontalieri tra India e Pakistan. Si tratta di uno degli incidenti più mortali di quest’anno lungo la frontiera, fortemente militarizzata, che separa i due Paesi vicini.

Funzionari indiani hanno riferito che spari di mortai e di altre armi sono stati avvertiti lungo diverse parti della Linea di controllo, il confine de facto con il Pakistan, subito dopo che le truppe indiane hanno sventato un tentativo di infiltrazione dal territorio pakistano nel Kashmir settentrionale. L’esercito di Islamabad, dal canto suo, ha dichiarato in un comunicato di aver risposto ai colpi indiscriminati iniziati dalle forze armate indiane. Secondo i funzionari di Nuova Delhi, 6 civili, 3 soldati e una guardia di frontiera sono stati uccisi dalla parte indiana. Da parte del Pakistan, invece, le vittime sarebbero 4 civili e un soldato.

Entrambi i Paesi rivendicano la regione del Kashmir nella sua interezza. Ciascuno governa una parte del territorio, con Nuova Delhi che accusa da tempo il suo vicino di alimentare un’insurrezione, affermazione che il Pakistan nega con forza. Le truppe indiane e pakistane si scontrano regolarmente attraverso il confine montuoso tra i due Stati, ma il bombardamento di venerdì è stato particolarmente intenso, secondo i funzionari indiani. Inoltre, entrambe le parti hanno accusato l’altra di aver sparato su aree civili. “Come al solito hanno preso di mira la popolazione civile senza alcun rimorso”, ha detto Syed Shahid Qadri, funzionario del governo del Kashmir sotto il controllo del Pakistan, dove una donna è rimasta uccisa negli scontri e altre 27 persone ferite. Dall’altra parte del confine del Kashmir, dominato dall’India, le autorità hanno riferito che un bambino di 8 anni sarebbe tra le vittime dei bombardamenti. Secondo i dati ufficiali, quest’anno più di 40 civili sono stati uccisi negli scontri a fuoco tra le truppe indiane e quelle pakistane, con entrambe le parti che hanno subito un numero simile di vittime.

Lo scorso 5 agosto 2019, l’esecutivo del premier indiano, Narendra Modi, che è anche leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), aveva suddiviso il territorio del Kashmir indiano in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Così facendo, lo status speciale del Kashmir indiano era stato revocato, la sua costituzione separata era stata annullata ed erano state rimosse le protezioni ereditarie sulle terre e sui lavori. Modi aveva motivato la decisione affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese e, il successivo 31 ottobre 2019, il suo esecutivo aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Isalamabad del Jammu e del Kashmir erano stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu.

Il Pakistan aveva protestato contro i cambiamenti apportati dall’India declassando da subito lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto scorso, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo ila propria area al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. Quest’ultima ha da subito respinto le modifiche pakistane, sostenendo che non avessero basi legali.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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