Il ruolo dell’Egitto nel conflitto in Yemen

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 12:03 in Egitto Yemen

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L’Egitto si è più volte detto a sostegno degli sforzi profusi dal presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, volti a portare pace e stabilità nel Paese, convinto che la propria sicurezza nazionale sia legata a quella del Golfo. Sulla base di tale considerazione, Il Cairo ha preso parte alla coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi.

All’inizio dell’operazione “Tempesta decisiva”, lanciata dalla coalizione il 26 marzo 2015, l’Egitto ha offerto il proprio contributo inviando 4 navi da guerra e una fregata da dispiegare nel Golfo di Aden, le quali si sono poi posizionate nello Stretto di Bab al-Mandeb. Da qui, sin dal 30 marzo 2015, sono stati condotti bombardamenti contro le milizie ribelli Houthi, per contrastare la loro avanzata verso l’Aeroporto Internazionale di Aden, la capitale provvisoria dello Yemen. Come riferito dal presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 4 aprile 2015, salvaguardare la sicurezza del trasporto marittimo e delle rotte commerciali del Mar Rosso e dello stretto di Bab al-Mandeb rappresenta una priorità per Il Cairo.

La partecipazione egiziana nel conflitto yemenita vede altresì la presenza di almeno 800 soldati, inviati pressi i fronti di combattimento yemeniti il 15 settembre 2015. Poi, stando a quanto riferito da un generale saudita il 16 aprile 2017, al-Sisi ha offerto al Regno altre truppe di terra, per un ammontare di circa 40.000 soldati. L’offerta è stata, però, rifiutata da Riad, la quale ha affermato di voler costituire un esercito yemenita forte, in grado di salvaguardare la sicurezza del Paese anche in futuro.

Nel quadro del conflitto yemenita, Il Cairo partecipa anche attraverso forze aeree, come testimoniato sin dall’attacco del 3 agosto 2015 contro la base di al-Anad, nel Sud dello Yemen, quando i velivoli egiziani garantirono sostegno alle truppe di terra yemenite. Nello specifico, l’Egitto ha inviato in Yemen 16 aerei da combattimento.

Alla luce delle perduranti tensioni, il Consiglio di Difesa Nazionale ha ulteriormente esteso la partecipazione militare dell’Egitto nella coalizione il 22 gennaio 2017, senza definire fino a quando ciò sarebbe durato. Anche in tale occasione, era stato specificato che l’obiettivo è difendere la sicurezza dell’Egitto e della regione araba, con particolare attenzione al Golfo, al Mar Rosso e allo Stretto di Bab al-Mandeb.

Più recentemente, il 20 luglio 2020, il premier egiziano, Mostafa Mabdouly, ha nuovamente ribadito il sostegno del suo Paese agli sforzi profusi da Hadi per ristabilire la sicurezza in Yemen. Dichiarazioni simili sono giunte anche il 13 settembre dal Ministero degli Esteri del Cairo, il quale ha condannato gli attacchi perpetrati dalle milizie Houthi contro la popolazione civile, riferendosi soprattutto agli episodi susseguitisi nel governatorato di Ma’arib. Al contempo, l’Egitto ha lodato l’impegno del Regno Saudita, promotore dell’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e dal governo legittimo yemenita. Per Il Cairo, quelli dell’Arabia Saudita sono tentativi verso il raggiungimento di un cessate il fuoco e della pace in Yemen, oltre che per il ripristino delle istituzioni statali, alla base di una stabilità politica.

Secondo Tarek Fahmy, professore di scienze politiche all’Università del Cairo, l’Egitto segue da vicino gli sviluppi nello Yemen, sin dallo scoppio del conflitto, ma, al contempo, non ha mai preso parte in negoziati diretti, sulla base di una politica di non coinvolgimento, che sarebbe disposto a trasgredire solo nel caso in cui i propri interessi vengano minacciati. In tale quadro, a detta del docente egiziano, tutti gli attori del conflitto yemenita, che siano i Paesi del Golfo, il governo yemenita, i separatisti meridionali o i ribelli Houthi, considerano l’Egitto come un mediatore credibile. A tal proposito, il 21 giugno, il Consiglio di Transizione Meridionale si è detto a fianco del Cairo nella difesa dei suoi territori e confini, la cui sicurezza è minata, a detta dell’STC, da gruppi affiliati al Qatar, alla Turchia e alla Fratellanza Musulmana.

Secondo un rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), relativo al mese di marzo 2020, nel periodo 2015-2019, l’Arabia Saudita e l’Egitto sono stati tra i cinque principali importatori di armi. Nello specifico, Il Cairo ha importato il 212% di armamenti in più rispetto ai cinque anni precedenti, 2011-2014, e, a detta di SIPRI, ciò potrebbe essere giustificato anche dal suo perdurante coinvolgimento nel conflitto yemenita.

In conclusione, sulla base delle informazioni raccolte fino al mese di novembre 2020, il contributo dell’Egitto in Yemen attualmente consiste in navi da guerra, aerei da combattimento e circa 800 soldati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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