Naufragio “devastante” al largo della Libia: almeno 74 morti

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 13:55 in Immigrazione Libia

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Almeno 74 migranti sono morti in un naufragio avvenuto al largo della costa libica di Khoms. Secondo quanto riferito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), c’erano più di 120 persone a bordo del barcone, poco prima del “devastante incidente”. La Guardia Costiera della Libia e alcuni pescatori locali sono riusciti a salvare circa 47 migranti.

Si tratta del’ottavo naufragio avvenuto nel Mediterraneo centrale dal primo ottobre. “La crescente perdita di vite umane nel Mediterraneo è una manifestazione dell’incapacità degli Stati di intraprendere azioni decisive per ridistribuire i compiti di ricerca e soccorso nella più letale traversata marittima del mondo”, ha affermato Federico Soda, capo dell’IOM in missione in Libia missione. La tragedia si è svolta circa 24 ore dopo la notizia di un bambino di sei mesi morto in seguito ad un’operazione di salvataggio effettuata da Open Arms, l’unica ONG attualmente attiva nel Mediterraneo centrale per il soccorso dei migranti in pericolo. Il neonato era tra le 111 persone tratte in salvo dall’organizzazione, la quale aveva inviato unità di soccorso per recuperare un gommone che stava affondando al largo delle coste libiche. Tuttavia, il piccolo non ce l’ha fatta a sopravvivere. 

L’Open Arms possiede attualmente 257 rifugiati a bordo, dopo aver effettuato tre operazioni separate tra martedì 10 e mercoledì 11 novembre. Secondo i dati dell’IOM, quest’anno almeno 900 persone sono annegate nel Mediterraneo, molte per ritardi nei soccorsi. Più di 11.000, invece, sono i migranti che sono stati rimpatriati in Libia. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni considera il Paese nordafricano “un porto non sicuro” e sostiene che la maggior parte delle persone rimpatriate finisca in strutture di detenzione dove vengono ampiamente segnalati abusi dei diritti umani, violenze e sfruttamenti.

“Abbiamo a lungo chiesto un cambiamento nell’approccio evidentemente sbagliato alla Libia e al Mediterraneo, compresa la fine dei ritorni nel Paese e l’istituzione di un chiaro meccanismo di sbarco seguito dalla solidarietà degli altri Stati”, ha affermato Soda. “Migliaia di persone vulnerabili continuano a pagare il prezzo dell’inazione dei governi, sia in mare che a terra”, ha aggiunto. A fine ottobre, l’ONG Medici Senza Frontiere (MSF) ha denunciato i blocchi imposti su gran parte delle navi di ricerca e soccorso operative nel Mediterraneo centrale. La Sea-Watch 4, ad esempio, è stata boccata dalle autorità italiane a metà settembre. A ottobre sono state fermate anche la Alan Kurdi e la Louise Michel.

L’UNHCR ha stimato che un totale di 21.218 migranti sono arrivati in Europa via mare e via terra, nei mesi di settembre e ottobre 2020. L’Italia è il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri dall’inizio dell’anno, seguita da Spagna (26.500) e Grecia (quasi 14.000). Secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano, c’è stato un recente aumento del numero di persone che hanno cercato di raggiungere l’Italia, con quasi 31.000 arrivi di rifugiati nei primi 10 mesi del 2020, rispetto ai quasi 10.000 dello stesso periodo dell’anno precedente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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