Libia: gli ultimi sviluppi, da Tunisi a Bengasi a Doha

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 9:49 in Africa Libia

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Mentre il Forum di Dialogo politico di Tunisi è entrato nel vivo dei negoziati, il comando generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha riferito di aver inviato le proprie unità militari a Bengasi, per avviare operazioni volte alla messa in sicurezza della città. Parallelamente, continua la cooperazione tra Tripoli e Doha.

Secondo quanto specificato dal comando generale, le forze di Haftar sosterranno il “Ministero dell’Interno del governo ad interim” nel condurre operazioni di sicurezza a Bengasi, con il fine di contrastare la criminalità della regione e arrestare i responsabili e i “fuorilegge”. Si tratta di uno dei punti concordati nel corso degli incontri del Comitato militare congiunto 5+5, composto da cinque rappresentanti dell’LNA e da altrettanti membri del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Già il 4 novembre, il Comando generale dell’LNA aveva annunciato l’istituzione di una sala operativa congiunta presso Bengasi, la quale sarà guidata dal luogotenente generale Abdel-Razek Al-Nazouri, sulla base delle istruzioni del generale Haftar. L’obiettivo è assicurare lo stato di diritto e il pieno controllo della sicurezza della città di Bengasi, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà, e smantellare i gruppi armati presenti nell’area. Tale camera avrà il compito di coordinare i vari servizi di sicurezza e garantire canali di comunicazione tra loro e le agenzie militari competenti, per affrontare qualsiasi forza ribelle o contraria alle istruzioni impartite. A tal proposito, verranno istituiti un centro informazioni e una banca dati, verrà affrontato il fenomeno del contrabbando, arrestati i ricercati in tribunale, e liberati tutti i beni immobili, di proprietà sia pubblica sia privata, occupati da unità militari e della sicurezza.

Dall’altro lato, il 12 novembre, il ministro della Difesa nel Governo di Accordo Nazionale, Salah Eddine al-Nimroush, e il ministro della Difesa del Qatar, Khaled al-Attiyah, hanno firmato un protocollo in materia di cooperazione nella formazione e nel rafforzamento delle capacità militari delle forze libiche, “che contribuirà a trarre beneficio dall’esperienza del Qatar”, secondo il Ministero della Difesa tripolino. A detta di quest’ultimo, la visita di al-Nimroush del 12 novembre a Doha è da collocarsi nel quadro degli sforzi profusi dal governo di Tripoli per sviluppare le proprie competenze e stringere legami con Paesi alleati.

A tal proposito, il 26 ottobre, il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashagha, ed il suo omologo qatariota, Sheikh Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz al-Thani, hanno siglato un memorandum di intesa, della durata di tre anni, con lo scopo di potenziare la collaborazione tra i due Paesi in tre ambiti specifici, lotta al terrorismo, riciclaggio di denaro, crimini “economici ed elettronici”. L’obiettivo, è stato specificato, è cooperare per garantire la sicurezza e salvaguardare gli interessi di entrambe le parti. Tale memorandum è stato condannato dall’Esercito di Haftar, e, nello specifico dal suo portavoce, Ahmed al-Mismari, il quale ha definito il Qatar “il più grande sostenitore del terrorismo in Libia”, descrivendo la mossa un “tentativo di minare quanto concordato a Ginevra dagli ufficiali dell’esercito libico”, con riferimento all’accordo di cessate il fuoco raggiunto il 23 ottobre.

Nel frattempo, i 75 partecipanti al Forum di Tunisi, iniziato il 9 novembre, continuano a discutere del futuro politico del Paese Nord-africano. Dopo aver concordato l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative entro massimo 18 mesi, le parti sono passate a discutere dei meccanismi e delle condizioni per la nomina delle personalità delle future autorità esecutive, ovvero il Consiglio presidenziale e il governo. Secondo quanto rivelato da fonti interne ai negoziati, una delle condizioni principali per la nomina di coloro che saranno a capo di tali organismi è che non siano partecipanti al Forum. La selezione avverrà tramite votazione.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Wasat, i 75 membri che partecipano al Forum di Tunisi stanno discutendo la bozza del “Documento di Gammarth”, in cui vengono modificate le “falle” degli accordi di Skhirat, siglati il 17 dicembre 2015, che sono considerate alla base della crisi libica, tenendo in considerazione quanto accaduto in Libia negli ultimi cinque anni. Uno degli obiettivi degli incontri ospitati dalla Tunisia è prevenire la formazione di schieramenti nelle decisioni riguardanti lo Stato, il Parlamento e il governo, con il fine ultimo di porre fine alla fase di instabilità che caratterizza il Paese dal 15 febbraio 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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