Crisi in Perù: solo il Paraguay riconosce Merino

Pubblicato il 13 novembre 2020 alle 9:30 in America Latina Perù

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Il rifiuto dei modi in cui il Congresso peruviano ha deposto il presidente Martín Vizcarra per un presunto caso di corruzione che risale al suo tempo come governatore regionale nel 2014 non si fa sentire solo nelle strade del paese. Mentre diverse piattaforme, sindacati e organizzazioni si stanno preparando per una nuova mobilitazione che duri tutto il fine settimana, le organizzazioni internazionali e i paesi vicini hanno avvertito dei rischi che questa transizione comporta per l’architettura dello Stato di diritto. L’Organizzazione degli Stati americani (OEA) e i governi della regione che si sono pronunciati sulla crisi politica in Perù non hanno riconosciuto l’autorità del presidente ad interim, Manuel Merino, ad eccezione del Paraguay.

Di fronte alla crisi politica del Paese, la OEA ha evidenziato il ruolo dei giudici costituzionali che da settembre erano pendenti a fissare parametri per definire l’interpretazione legislativa della figura di “posto vacante presidenziale” per “incapacità morale permanente”, motivo per il quale Vizcarra è stato deposto. In questo nuovo caso, il Segretariato Generale dell’Organizzazione ribadisce che è responsabilità della Corte Costituzionale del Perù pronunciarsi sulla legalità e la legittimità delle decisioni istituzionali adottate, nonché sulle differenze che possono esistere nell’interpretazione della Costituzione”, ha affermato in una nota.

L’organismo interamericano ha affermato che “in questa complessa situazione, gli attori politici sono responsabili di assicurare il funzionamento democratico per il bene del Paese, nonché di garantire lo svolgimento delle elezioni nazionali indette per l’11 aprile [2021]”. La OEA, di conseguenza, non riconosce Merino come nuovo presidente, e così hanno fatto anche i governi di Colombia e Argentina. A seguito delle violenze della polizia contro i manifestanti che hanno caratterizzato l’insediamento del governo di transizione, il rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani in Sud America, Jan Jarab, ha chiesto alle autorità peruviane di “porre fine a questo tipo di procedura”.

Gli altri governi della regione, dal Brasile al Cile, dal Messico alle repubbliche centroamericane e caraibiche non hanno assunto una posizione netta come Bogotà e Buenos Aires, ma non hanno ancora riconosciuto Merino e attendono l’evolversi degli eventi. Il Paraguay ha invece inviato un messaggio di felicitazioni al nuovo capo dello Stato.

Human Rights Watch (HRW) ha anche considerato che “il modo in cui il Congresso peruviano ha rimosso il presidente Martín Vizcarra dall’incarico il 9 novembre 2020 e le conseguenze immediate che ciò potrebbe avere per l’indipendenza della Corte costituzionale rappresentano una seria minaccia allo Stato di diritto nel paese”.

Nella sua prima intervista dopo essere entrato in carica come presidente ad interim, Merino ha dichiarato a una stazione radio colombiana che “le proteste e l’ansia” sono dovute a “pratiche di comunicazione tendenziose”. Quando i giornalisti gli hanno posto domande sulle decisioni del Congresso, tuttavia, Merino ha interrotto la chiamata. Dopo il giuramento del Consiglio dei Ministri, il politico ha affermato che non ci sarà alcun cambiamento traumatico e ha ribadito il suo “impegno democratico”. “Noi peruviani vogliamo ritrovare la tranquillità e recuperare migliaia di posti di lavoro”, ha detto. Il nuovo gabinetto è composto da professionisti che hanno prestato servizio come lobbisti per aziende private, due sono esponenti del partito APRA e altri rappresentano le formazioni più conservatrici del Paese sudamericano.

Il principale centro studi del Paese, l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos, ha ripudiato “ogni atto che violi la governance e l’ordine costituzionale” e ha raccomandato “ai poteri dello Stato di rafforzare la valutazione della qualità educativa già avanzata”. La mossa del principale ateneo peruviano è dovuta al fatto che negli ultimi cinque anni la Sovrintendenza Nazionale dell’Istruzione Superiore (Sunedu) ha chiuso 47 università per non aver rispettato gli standard minimi e molti dei leader dei gruppi politici che hanno promosso la rimozione di Vizcarra erano proprietari, amministratori o insegnanti in questi istituti e hanno usato il Parlamento per rimuovere poteri alla sovrintendenza.

Il proprietario di una delle università private che ha perso la licenza di operare, Telesup, è il leader di Podemos Perù, José Luna Gálvez, che è stato in detenzione preventiva ed è indagato per vari reati: dal riciclaggio di denaro nel caso Odebrecht al finanziamento illegale di campagne elettorali dei funzionari pubblici che hanno eletto il presidente dell’Organismo nazionale per i processi elettorali, al fine di facilitare la registrazione del suo gruppo politico.

Mercoledì, uno dei figli di Luna Gálvez, Luis Luna Morales, ha inviato una lettera bollata al direttore della sovrintendenza dell’istruzione superiore minacciandolo di sanzioni, ora che il partito di suo padre fa parte della coalizione che ha assunto il potere esecutivo. Dopo lo scandalo generato dalla divulgazione della lettera, uno degli avvocati della Telesup ha affermato che “è stato un errore, vista la situazione”, e che ritireranno la lettera. Lo studio legale di Antero Flores Aráoz, nuovo presidente del Consiglio dei ministri del governo ad interim, è incaricato della difesa legale di Telesup da diversi anni. L’università in questione gli ha conferito una honoris causa.

Anche uno dei sindacati più importanti del paese, la Federazione nazionale dei lavoratori tessili del Perù, ha condannato il governo di transizione. “Merino non ci rappresenta, ma nemmeno Vizcarra e le istituzioni neoliberiste”, sottolineano in un appello alla mobilitazione dei cittadini.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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