Siria: in corso la “conferenza sui rifugiati” incoraggiata da Mosca

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 13:29 in Medio Oriente Siria

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La capitale siriana Damasco ospita, dall’11 novembre, la Conferenza internazionale sui rifugiati siriani, volta a discutere delle misure per il ritorno di sfollati e rifugiati presso le proprie regioni di appartenenza.

Tra gli Stati partecipanti vi sono Cina, Russia, Iran, Libano, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Oman, mentre le Nazioni Unite partecipano in qualità di osservatore. Una particolare attenzione è stata, però riposta, a Mosca, la quale sembra aver incoraggiato l’incontro, nonostante i dubbi posti da diversi Paesi, tra cui il Canada, e dall’Unione Europea. Questi, sebbene si siano detti a favore di un ritorno “sicuro, volontario e dignitoso”, hanno evidenziato come non vi siano le condizioni necessarie a realizzare ciò, considerando che molti cittadini sono fuggiti dai bombardamenti del governo russo e siriano durante il decennale conflitto.

Da parte sua, il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel suo discorso di apertura, ha affermato che per la Siria, il problema dei rifugiati, oltre a essere una questione umanitaria è una questione nazionale. Tuttavia, a detta di Assad, accanto a dei Paesi che hanno accolto i rifugiati sulla base di principi etici umanitari, ve ne sono altri che hanno fatto leva sulla problematica per trasformarla in una questione di “trattativa politica”. Come riferito dal capo di Stato siriano, la maggior parte dei siriani all’estero è disposta ora più che mai a tornare in patria, in quanto non vuole più essere una “carta” in mano a chi sostiene il terrorismo contro il proprio Paese.

Dopo aver discusso, l’11 novembre, delle condizioni dei rifugiati siriani all’estero, degli ostacoli al loro ritorno e della situazione attuale in Siria, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa SANA, per il 12 novembre, seconda giornata di incontri, sono previste discussioni sulle modalità di organizzazione di programmi speciali volti a prevenire, diagnosticare e trattare i sintomi da coronavirus. Parallelamente, verrà volta l’attenzione ai legami di cooperazione tra Siria e Russia, soprattutto nel campo dell’informazione nei settori scientifico, economico, commerciale e sanitario.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, la Russia ha profuso ingenti sforzi per organizzare una conferenza internazionale sui rifugiati siriani. A tal proposito, il presidente Vladimir Putin ha inviato il suo inviato speciale in Siria, Alexander Lavrentiev, in visita a Baghdad, Amman e Beirut, per mobilitare il sostegno alla conferenza, ed ha intensificato gli sforzi diplomatici, con l’obiettivo, secondo il quotidiano, di avviare un nuovo percorso che tenga occupata l’opinione pubblica, distogliendo l’attenzione dal processo politico.

Tuttavia, sembra che gli sforzi non abbiano dato i risultati sperati e diversi analisti credono che Mosca stia dimostrando ancora una volta di non essere capace di escogitare soluzioni politiche realistiche e ragionevoli che soddisfino ciascuna parte coinvolta nella crisi siriana. Come chiarito da al-Arab, gli obiettivi di Mosca sarebbero tre, ovvero approfittare dei fondi che verranno raccolti nel corso della conferenza, evitare di essere colpita dalle sanzioni degli USA imposte con il Caesar Act, e dare l’impressione che sia la “custode” della Siria.

Dallo scoppio del conflitto in Siria, il 15 marzo 2011, oltre la metà della popolazione è stata costretta a fuggire all’interno e all’esterno del Paese. Su circa 17 milioni di siriani, 5.5 milioni vivono come rifugiati nella regione mediorientale, principalmente in Turchia, mentre altri 6 milioni sono sradicati all’interno del proprio Paese. Secondo Assad, milioni di rifugiati sono stati costretti a rimanere nei Paesi ospitanti a causa di “pressioni o intimidazioni”, i quali cercano di allettarli con promesse di tipo finanziario, beneficiando degli aiuti internazionali destinati a loro.

A detta di al-Arab, dal suo intervento militare nel 2015, la Russia ha cercato di plasmare la scena siriana in modo da prendere il controllo della situazione, facendo affidamento sulla sua supremazia aerea, sul sostegno alle milizie iraniane sul terreno e sull’uso della politica della “terra bruciata”. In tal modo, Mosca è stata in grado di ribaltare l’equilibrio delle forze militari a favore del regime e a spese dell’opposizione. Dopo aver raggiunto i primi risultati, milioni di residenti di Ghouta e Homs sono stati spinti verso Idlib, il governatorato siriano Nord-occidentale posto tuttora sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Allo stesso tempo, i russi hanno condotto una serie di “riconciliazioni”, un processo per “soggiogare coloro che hanno rifiutato lo spostamento forzato del regime di Assad”.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani ritengono che la cessazione dei combattimenti in alcuni governatorati siriani non significhi che questi possano ritornare ad accogliere i gruppi di rifugiati, in quanto mancano le infrastrutture necessarie e, non da ultimo, la popolazione stessa teme una ripresa delle offensive.

Il perdurante conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nel mese di ottobre il numero di vittime provocate dal conflitto in Siria ha raggiunto quota 600. Il numero comprende 104 civili, di cui 8 bambini al di sotto dei 18 anni di età e 5 donne.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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