Pashinyan: dovevo firmare, rischiavamo di perdere Stepanakert

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 6:31 in Armenia Azerbaigian Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Armenia è stata costretta a firmare l’accordo per porre fine alla guerra in Nagorno-Karabakh al fine di evitare un collasso militare. Lo ha dichiarato mercoledì 11 novembre in diretta sulla sua pagina su Facebook il primo ministro della repubblica transcaucasica, Nikol Pashinyan.

“Se le ostilità fossero continuate, c’era un’altissima probabilità che Stepanakert, Martuni, Askeran cadessero. Successivamente, migliaia dei nostri soldati avrebbero potuto essere circondati, cioè avrebbe portato a un collasso della struttura militare. Siamo stati costretti a firmare questo accordo”, ha detto il premier, per placare le manifestazioni di protesta che scuotono Erevan dall’annuncio della firma.

Secondo il capo del governo armeno, questa decisione è stata presa dopo aver ascoltato le raccomandazioni dello Stato maggiore e della leadership della Repubblica di Artsakh (nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh).

Il 9 novembre il presidente russo Vladimir Putin, il presidente azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla completa cessazione delle ostilità in Nagorno-Karabakh. Secondo quanto ha spiegato il leader del Cremlino, la parte azera e armena rimarranno nelle loro posizioni e le forze di pace russe saranno schierate nella regione.

I rappresentanti del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore dell’Armenia hanno dichiarato martedì 10 novembre che le forze armate del paese rispetteranno gli accordi e hanno invitato la popolazione ad astenersi da azioni che potrebbero destabilizzare la situazione nel paese. Il presidente armeno Armen Sarkissian ha annunciato l’inizio delle consultazioni politiche per discutere la situazione dopo la firma dell’accordo sulla risoluzione del conflitto del Karabakh. Il vice di Pashinyan, Tigran Avinyan, ha affermato che il governo è pronto a dimettersi, se fosse necessario, ma non lo farà su pressione di violenti ed esagitati e manterrà l’ordine nel paese.

Frattanto, il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto di sostenere i leader di Azerbaigian e Armenia Ilham Aliyev e Nikol Pashinyan nella loro determinazione a creare le condizioni per una soluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh. “In effetti, per risolvere pacificamente conflitti così complessi aggrovigliati in un nodo stretto, bisogna trovare compromessi e raggiungerli. E questo, a sua volta, richiede il coraggio di quelli che prendono le decisioni”, ha detto Putin durante la riunione del consiglio dei leader dei Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

“A questo proposito, ovviamente, tutti noi dobbiamo sostenere il premier dell’Armenia Pashinyan e il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Aliyev nella loro determinazione di creare le condizioni per un’evoluzione pacifica della situazione nella regione e a prendere una decisione nell’interesse dell’instaurazione di relazioni di lungo termine tra i popoli di Armenia e Azerbaigian”, ha sottolineato il presidente russo.

Secondo gli accordi ci saranno 1.960 militari russi di stanza nella regione. Le forze di pace rimarranno nell’area del conflitto per cinque anni con rinnovo automatico per lo stesso periodo se nessuna delle parti vuole ritirare la loro presenza.

Entro il 20 novembre 2020, l’Armenia deve trasferire all’Azerbaigian “la regione di Aghdam e territori detenuti dalla parte armena nella regione del Gaza della Repubblica dell’Azerbaigian”; entro il 15 novembre, l’Armenia si impegna a restituire la regione di Kelbajar all’Azerbaigian, ed entro il 1° dicembre 2020 – la regione di Lachin, tranne la strada nota come corridoio di Lachin, che garantirà il collegamento del Nagorno-Karabakh con l’Armenia, ma non interesserà la città di Shushi. Entro tre anni una nuova strada collegherà il Karabakh all’Armenia senza passare dalla città, che torna all’Azerbaigian.

L’Armenia si impegna inoltre a garantire i collegamenti di trasporto tra le regioni occidentali dell’Azerbaigian e la Repubblica autonoma del Nakhichevan per la libera circolazione dei cittadini e dei trasporti. Il controllo dei trasporti, come quello tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh sarà gestito dal servizio di frontiera del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) della Russia. Mosca ha già schierato 400 uomini nella zona.

Nei mesi scorsi Pashinyan, aveva presentato al parlamento armeno una proposta per restituire all’Azerbaigian i sette distretti adiacenti al Karabakh propriamente detto occupati nella guerra del 1991-94, come mossa per sbloccare i negoziati di pace. Le forze politiche armene e della repubblica autoproclamata si opposero al progetto. Con la garanzia della presenza militare russa è quanto accade ora, ma dopo sei settimane di guerra e oltre 5.000 morti da ambo le parti.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.