La posizione di Biden sulle dispute territoriali tra Tokyo e Pechino

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 10:46 in Cina Giappone USA e Canada

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Il primo ministro del Giappone, Yoshihide Suga, ha avuto una conversazione telefonica con il neo-eletto presidente degli Stati Unititi, Joe Biden, il 12 novembre, nella quale le parti hanno ribadito l’importanza delle relazioni bilaterali e di un Indo-Pacifico libero e aperto. Biden ha poi ribadito che il trattato di sicurezza che lega Giappone e Stati Uniti copre anche le isole contese tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale.

Dopo la conversazione telefonica, Suga ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha annunciato che i due leader intendono incontrarsi presto e che tra gli argomenti di conversazione vi sono stati anche la cooperazione per sconfiggere il coronavirus e per frenare il cambiamento climatico. Il premier giapponese ha dichiarato: “Il presidente eletto Joe Biden ha detto che intende rafforzare l’alleanza USA-Giappone e lavorare insieme per ottenere un Indo-Pacifico libero e aperto”. Biden avrebbe poi reiterato che il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Tokyo e Washington, del 19 gennaio 1960, si applica anche al Mar Cinese Orientale e ai territori qui contesi tra Cina e Giappone.

In tali acque, Tokyo è coinvolta in una disputa territoriale con Pechino riguardo le isole chiamate dalla prima Senkaku e dalla seconda Diaoyu, attualmente amministrate dal Giappone e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti.  Gli USA hanno più volte affermato che aiuterebbero l’alleato giapponese a difendersi da qualsiasi tipo di attacco proprio in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza, il quale prevede che nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.  Tuttavia, ad oggi, gli USA non riconoscono ufficialmente le Senkaku/Diaoyu come parte del Giappone, evitando così di sbilanciarsi sulla disputa di sovranità, ma riconoscono a Tokyo l’amministrazione sulle isole che giustificherebbe il loro entuale sostegno militare.

A tal proposito, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, lo stesso 12 novembre, ha espresso la posizione in merito alle dichiarazioni di Bieden della Cina, affermando che le Diaoyu e i loro territori circostanti appartengono alla Cina. Wang ha poi aggiunto che che il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Tokyo e Washington è un prodotto della Guerra Fredda e che non dovrebbe danneggiare gli interessi di parti terze e ancor più non mettere a repentaglio la pace e la stabilità regionali.

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la Cina, sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di combustibili fossili. Oltre a questo, le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e, per posizione, intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da Cina, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche. Oltre a Pechino e Tokyo, anche Taipei rivendica la loro sovranità.

Riguardo all’Indo-Pacifico più in generale, invece, il Giappone e gli USA hanno di recente rinforzato la cooperazione militare alla luce della crescente presenza e potenza militare cinese in Asia. In particolare, al momento, le parti stanno partecipando all’esercitazione marittima MALABAR, insieme ad India e Australia, con le quali formano la cosiddetta alleanza Quad.

Prima dell’esercitazione,  lo scorso 6 ottobre, il segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, aveva incontrato i ministri degli Esteri di India, Australia e Giappone, a Tokyo, e aveva chiesto loro una maggiore cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico, per contrastare le crescente influenza della Cina. 

Da parte sua, Pechino ritiene che il gruppo Quad sarebbe volto a contenere il suo sviluppo regionale e ha avanzato l’ipotesi, smentita poi dal primo ministro giapponese Suga, che i quattro Paesi stiano creando una mini-NATO.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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