Israele consegna il primo radar MMR agli Stati Uniti

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 18:04 in Israele USA e Canada

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Israele ha consegnato all’esercito degli Stati Uniti il primo di due radar multi-missione (MMR), da utilizzare in combinazione con le batterie del sistema di difesa missilistica Iron Dome, acquistate dal Pentagono in base ad un accordo firmato nell’agosto 2019.

Secondo quanto reso noto dal quotidiano The New Arab, giovedì 12 novembre, l’esercito USA ha ricevuto il primo MMR, costruito da ELTA Systems, dall’Organizzazione Israeliana per la Difesa Missilistica, che fa parte del Ministero della Difesa. “Siamo orgogliosi di fornire il nostro sistema più avanzato ai nostri alleati, l’esercito degli Stati Uniti”, ha affermato Yoav Tourgeman, vice presidente e CEO di ELTA. “Il radar MMR risponde ad un’ampia gamma di esigenze individuando e monitorando i razzi e i proiettili di artiglieria in arrivo e fornendo una valutazione completa della situazione aerea. L’MMR manterrà il vantaggio militare dei nostri alleati”, ha aggiunto l’amministratore delegato.

Per quanto riguarda le batterie del sistema di difesa missilistica Iron Dome, la prima è stata consegnata il 30 settembre e la seconda dovrebbe arrivare nel febbraio 2021. L’accordo dell’agosto 2019, dal valore di 300 milioni di dollari, includeva altresì 12 lanciamissili, due sensori, due sistemi di gestione di battaglia e 240 intercettori. Il pacchetto comprendeva anche i radar MMR prodotti da ELTA e un sistema di comando e controllo sviluppato da mPrest.

Gli esperti sostengono che l’Iron Dome offra notevoli vantaggi rispetto ai sistemi statunitensi esistenti, sia in termini di efficienza dei costi che di capacità di intercettazione di razzi e mortai in stile Katushya, a distanze molto brevi. Utilizzato principalmente per intercettare il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza in Israele, l’Iron Dome potrebbe essere utile alle installazioni militari statunitensi in Iraq e alla sua ambasciata situata nella Green Zone di Baghdad, spesso obiettivo di attacchi missilistici da parte delle milizie sostenute dall’Iran.

Mentre i funzionari americani e israeliani affermano che il sistema gode di un tasso di successo del 90% nelle operazioni al confine di Gaza, i critici definiscono il sistema un “bluff”. In particolare, un analista statunitense che scrive per il MIT Technology Review, Theodore A. Postol, ha affermato che il tasso di intercettazione effettivo sarebbe addirittura al di sotto del 10%.

Nel frattempo, nella giornata di mercoledì 11 novembre, l’esercito israeliano ha dispiegato il suo sistema di difesa missilistica lungo il confine con la Striscia di Gaza perché preoccupato che i militanti della Jihad Islamica potessero lanciare razzi dall’enclave costiera per celebrare l’anniversario di un anno di mandato del comandante del gruppo, Baha Abu al- Ata. Alcune fonti hanno riferito al quotidiano The New Arab che le Forze di difesa israeliane si starebbero preparando per la possibilità di lanci di razzi a lungo raggio che potrebbero colpire più in profondità il territorio di Israele.

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Chiara Gentili

di Redazione

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