Etiopia, premier Abiy: “Liberato il Tigray occidentale”

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 16:02 in Africa Etiopia

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L’esercito etiope ha sconfitto le forze locali con cui stava combattendo nella parte occidentale dello Stato regionale del Tigray. Lo ha reso noto, giovedì 12 novembre, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, accusando i suoi nemici di “atrocità” durante i combattimenti che, secondo la comunità internazionale, minacciano di destabilizzare il Corno d’Africa.

Attacchi aerei e scontri di terra hanno ucciso centinaia di persone, costretto migliaia di cittadini alla fuga, specialmente in Sudan, aggravato le divisioni etniche e sollevato dubbi sulle credenziali del premier Abiy, il più giovane leader africano e vincitore, nel 2019, del premio Nobel per la pace. “La regione occidentale del Tigray è stata liberata“, ha twittato Abiy il 12 novembre. Il premier, 44 anni, proviene dal più grande gruppo etnico dell’Etiopia, quello degli Oromo, e in passato, in quanto ex militare dell’esercito, ha combattuto contro la vicina Eritrea. “Nelle aree liberate del Tigray, l’esercito sta fornendo assistenza e servizi umanitari. Stiamo dando anche da mangiare alla gente”, ha aggiunto Abiy nel suo post su Twitter.

Con l’accesso a internet bloccato e le comunicazioni interrotte, è difficile sapere come procede l’offensiva contro il governo regionale, presieduto dal Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF). Fonti di sicurezza e media statali hanno parlato di centinaia di morti, dopo che gli aerei da guerra del governo centrale hanno iniziato a colpire i depositi di armi e carburante e i soldati a combattere sul terreno. Entrambe le parti hanno rivendicato successi, con l’esercito federale che ha dichiarato di aver conquistato l’aeroporto di Humera e le forze del Tigray che affermano di aver abbattuto un jet del governo centrale. Verificare le rivendicazioni risulta tuttavia ancora difficile. 

Abiy ha accusato il TPLF di aver iniziato il conflitto attaccando una base militare federale e sfidando l’autorità del governo centrale. I Tigrini, d’altro canto, affermano di essere, da almeno 2 anni, ovvero dall’inizio del mandato di Abiy, perseguitati e minacciati dai funzionari di Addis Abeba. In una nota ufficiale, rilasciata mercoledì 4 novembre, il giorno dell’inizio della campagna militare contro il Tigray, il premier aveva affermato che erano state rilevate “attività illegali e violente all’interno dello Stato regionale del Tigray”, le quali stavano mettendo in pericolo la Costituzione e l’ordine costituzionale. 

Il primo ministro etiope ha rivelato che alcuni dei suoi soldati sono stati trovati morti nella città di Sheraro, con le gambe e le braccia legate dietro la schiena. “Questo tipo di crudeltà è straziante e l’obiettivo di queste persone è distruggere l’Etiopia”, ha detto Abiy, senza specificare quanti corpi siano stati ritrovati. Il TPLF non ha risposto ai commenti del premier ma ha rigirato le accuse, rimproverando alle truppe federali di essere “spietate” nel bombardare il Tigray.

Il Sudan ha dichiarato che più di 10.000 etiopi sono già fuggiti attraverso il confine. “Siamo in una situazione umanitaria molto critica perché questi numeri, che prevediamo aumenteranno, sono superiori alle nostre capacità, e c’è una grave carenza di cibo, riparo e cure”, ha detto Alsir Khaled, membro della commissione per i rifugiati nel Sudan orientale. Le Nazioni Unite, l’Unione Africana e gli Stati europei chiedono un cessate il fuoco, ma i diplomatici temono che Abiy possa voler schiacciare a tutti i costi i leader del Tigray. “Bisogna impedire che il conflitto si diffonda nella regione”, ha detto il Ministero degli Esteri tedesco in una nota. L’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari ha affermato che le agenzie non sono ancora riuscite a fornire cibo, materiali sanitari e altre forniture di emergenza al Tigray a causa della mancanza di accesso. La rappresentante dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Etiopia, Ann Encontre, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che sarebbero in corso i negoziati con entrambe le parti per l’apertura di corridoi umanitari.

I leader del Tigray hanno affermato che il governo federale, guidato da Abiy, ha lanciato, ad oggi, oltre una decina di raid aerei contro la regione. Il nuovo capo dell’esercito etiope, Berhanu Jula, ha sottolineato, dal canto suo, che le forze federali hanno resistito a un assedio di cinque giorni e ora stanno riconquistando altre località, tra cui Dansha e Baeker. “Vorrei ringraziare i membri dell’esercito per essere stati un modello della nostra eroica forza di difesa, sebbene privati di cibo e acqua per quattro o cinque giorni”, ha detto Jula, accusando il TPLF di usare le persone come “scudi umani”.

La nuova task force governativa sullo stato di emergenza per il Tigray ha affermato che circa 150 agenti “criminali” del TPLF sono stati arrestati nella capitale, Addis Abeba, e altrove perché sospettati di pianificare “attacchi terroristici”. 

Il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) è stato, dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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