Cina: bloccate le importazioni di legname australiano

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 10:02 in Australia Cina

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Il ministro dell’Agricoltura australiano, David Littleproud, ha affermato, il 12 novembre, di aver ricevuto una comunicazione dall’Amministrazione generale per le dogane della Cina nella quale è stata comunicata la sospensione di tutte le importazioni di legname dallo Stato australiano di Victoria a partire dall’11 novembre. Tale misura è stata adottata dopo che le autorità doganali cinesi hanno riscontrato la presenza di organismi nocivi nel legname australiano, tuttavia, secondo alcuni in Australia, non si tratterebbe di una coincidenza ma bensì di un tentativo da parte di Pechino di limitare le importazioni dall’Australia, visto il declino delle relazioni bilaterali tra Pechino e Canberra.

A tal proposito, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Wang Wenbin, nella stessa giornata, ha confermato che le nuove restrizioni sono dovute agli elementi nocivi riscontrati nel legname, specificando che se lasciati entrare in Cina tali sostanze potrebbero porre un grave rischio per l’agricoltura, la produzione forestale e la sicurezza ecologica del Paese. Wang ha quindi sottolineato che si sia trattato di normali precauzioni di bio-sicurezza, in linea con le leggi cinesi e internazionali, e che le relazioni tra Pechino e Canberra siano stabili e in buono stato, nel rispetto degli interessi dei rispettivi popoli. Infine, il portavoce ha però ribadito che il rispetto reciproco è fondamentale per garantire una cooperazione pragmatica e ha ricordato all’Australia che dovrebbe fare di più in tal senso.

Già lo scorso 31 ottobre, l’Amministrazione per le dogane della Cina aveva messo al bando le importazioni di legname dallo Stato australiano del Queensland, congiuntamente alla sospensione delle importazioni di orzo dall’azienda Emerald Grain. In tale occasione, l’Amministrazione per le dogane della Cina aveva rivelato di aver individuato un parassita nel legname importato dal Queensland, lo scarabeo da corteccia Ips grandicollis, e aveva quindi deciso di interrompere tutte le esportazioni di legname dallo Stato australiano. Nella stessa giornata, poi, l’Agenzia per le dogane cinesi aveva anche comunicato che le forniture d’orzo della Emerald Grain erano contaminate con Bromus rigidus, anche detto forasacco massimo, e aveva quindi ordinato l’interruzione delle importazioni di orzo da parte di tale azienda, revocandone la registrazione. Quest’ultima è un grande esportatore che raccoglie cereali da circa 12.000 produttori negli Stati del New South Wales e di Victoria.

Da un lato, la Cina è il maggior mercato di esportazione dei beni australiani, dall’altro Canberra è il maggior partner commerciale di Pechino nella regione dell’Asia-Pacifico e da sette mesi i due Paesi sono impegnati in tensioni commerciali alle quali se ne sono aggiunte altre a livello politico internazionale. La Cina afferma, però, che le sue ultime mosse non siano una ripercussione di tali tensioni sui prodotti australiani ma mere misure di sicurezza.

Il primo episodio degli attriti commerciali sino-australiani risale allo scorso 13 febbraio, quando la Commissione antidumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi antidumping su prodotti cinesi di estrusione da alluminio e aveva avviato indagini sulle vendite di micro-estrusioni da alluminio, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi  su lavelli cinesi in acciaio inox, il 28 febbraio. Il 31 marzo, l’Australia ha avviato una serie di altre investigazioni antidumping su prodotti in alluminio provenienti da Cina Corea del Sud, Taiwan e Vietnam e dal 16 aprile ha fatto lo stesso con fogli A4 importati da Cina, Brasile, Indonesia e Tailandia. In seguito a tali investigazioni e ad altre che ne sono seguite, l’Australia ha continuato a mantenere i dazi antidumping su più prodotti del settore metallurgico cinese.

Parallelamente, a livello politico, il 21 aprile scorso, il primo ministro australiano, Scott Morrison, aveva richiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri leader mondiali, inclusi quelli di di Francia, Germania e Stati Uniti, provocando lo scontento della Cina, da dove è partita l’epidemia lo scorso dicembre 2019. Oltre a questo, Canberra aveva sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e aveva esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa della nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola lo scorso 30 giugno. Infine, l’Australia aveva deciso di unirsi agli Stati Uniti nella denuncia contro le rivendicazioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la sovranità dichiarata dalla Cina sulla base della linea dai nove tratti non avesse valore legale, lo scorso 24 luglio.

Da parte sua, dall’11 maggio, la Cina ha bloccato le importazioni di carne da quattro grandi mattatoi australiani per problemi di etichettatura, provocando un notevole danno al settore, considerando che il primo mercato estero per le carni bovine australiane, è proprio la Cina, che ne richiede il 30 % del totale. Il successivo 18 maggio, Pechino ha poi imposto tariffe dell’80,5% sull’orzo d’importazione australiana, accusando il Paese di essere venuto meno alle regole dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) dopo un’indagine antidumping. La Cina è il maggior acquirente estero di orzo australiano, richiedendone  il 70% del totale, solo nel 2018 tali vendite avevano avuto un valore di 1,5 miliardi di dollari. Il 18 agosto scorso, poi, Pechino ha avviato un’investigazione sulle importazioni di vino e il 31 agosto ha bloccato le importazioni di cereali dell’azienda CBH Grain, il maggior esportatore australiano nel settore, dopo aver riscontrato la presenza di erbe nocive in alcuni carichi, e ha revocato la licenza d’esportazione all’azienda. Il 12 ottobre scorso, poi, la Cina ha annunciato che interromperà l’acquisto di carbone termico e coke e quattro giorni dopo ha invitato le filature cinesi a non utilizzare cotone australiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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