Brexit: Biden vuole un accordo

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 19:37 in Europa UK USA e Canada

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Il primo ministro irlandese, Micheal Martin, ha dichiarato, giovedì 12 novembre, che il neo-presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, vuole che la Gran Bretagna raggiunga un accordo commerciale sulla Brexit con l’Unione Europea. Pertanto, il primo ministro britannico, Boris Johnson, “dovrebbe darsi da fare”, ha aggiunto Martin.

La vittoria di Biden alle elezioni presidenziali statunitensi potrebbe cambiare il contesto internazionale della Brexit. Il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva appoggiato la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’UE. Biden, invece, che è stato vicepresidente sotto Barack Obama, lo aveva sconsigliato. Il futuro nuovo leader della Casa Bianca, che è orgoglioso della sua eredità irlandese, ha più volte affermato che l’accordo di pace del “Venerdì Santo” del 1998, per l’Irlanda del Nord, non deve essere messo in pericolo. Questo è stato da molti percepito come un avvertimento contro il disegno di legge presentato dal primo ministro Johnson, l’8 settembre, volto a rivedere alcune parti dell’accordo di divorzio già firmato tra UE e Gran Bretagna, in particolare quelle disposizioni, ritenute fondamentali, che regolano il confine tra Irlanda e Regno Unito.

Biden ha ribadito il suo sostegno all’accordo del Venerdì Santo durante una telefonata con Johnson, martedì 1o novembre. Il presidente neoeletto ha affermato che se la Gran Bretagna dovesse indebolire il patto con le sue azioni, Londra potrebbe non riuscire a finalizzare un accordo commerciale con gli Stati Uniti una volta uscita dall’UE.

“È molto impegnato nell’accordo del Venerdì Santo”, ha detto Martin parlando di Biden e della sua posizione sulla Brexit. “Soprattutto in relazione all’uscita definitiva della Gran Bretagna dall’Unione, sarebbe favorevole ad un accordo tra le parti”, ha aggiunto, specificando: “Penso che è lì che dovrebbe dirigersi il governo britannico, in quella direzione, a mio avviso. Dovrebbe darsi da fare e concludere un accordo con l’Unione Europea”.

Il Regno Unito ha lasciato l’UE il 31 gennaio 2020. Le due parti stanno cercando di concludere un accordo che regolerà il commercio una volta che il periodo di transizione sarà terminato, il 31 dicembre 2020. Sebbene la Gran Bretagna insista sul fatto che il Paese possa comunque prosperare, anche senza un accordo, le aziende britanniche dovranno affrontare, in tal caso, un muro di burocrazia, dazi e quote che minaccia di creare caos al confine tra Gran Bretagna e UE qualora decidessero di commerciare con il blocco, che è una delle maggiori potenze economiche del mondo, insieme a USA e Cina. Un finale senza accordo commerciale sulla Brexit interromperà molte operazioni di produttori, rivenditori, agricoltori e lavoratori di qualsiasi altro settore proprio mentre peggiora il contraccolpo economico dovuto alla pandemia di coronavirus.

Negli ultimi giorni, tuttavia, le speranze di un’uscita con deal si sono fatte più concrete. La Gran Bretagna ha dichiarato, lunedì 9 novembre, di essere disponibile ad un compromesso “ragionevole” sul settore della pesca e ha sottolineato che, sia da parte di Londra che da parte di Bruxelles, c’è la volontà di progredire verso un accordo commerciale sulla Brexit. Dopo essersi congratulato con Joe Biden per la sua vittoria alle elezioni presidenziali statunitensi, il primo ministro Johnson, ha dichiarato, domenica 8 novembre, che un accordo commerciale con l’UE è “vicino” e che le linee generali sono chiare.

Michel Barnier, capo negoziatore dell’UE per la Brexit, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di essere “molto felice di essere tornato a Londra per i colloqui” e ha ribadito che “i lavori delle delegazioni continuano”. “Sono contento di essere a Londra, perché  raddoppieranno i nostri sforzi per raggiungere un accordo su una partnership futura”, ha scritto Barnier su Twitter ricordando le “tre chiavi per sbloccare un’intesa“, ovvero “il rispetto dell’autonomia dell’UE e della sovranità britannica, con una governance efficace e meccanismi di applicazione efficaci tra i partner internazionali; solide garanzie su una concorrenza ed un commercio liberi ed equi, basati su standard elevati condivisi; e l’accesso stabile e reciproco ai mercati e alle opportunità di pesca nell’interesse di entrambe le parti”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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