Bahrein: muore il primo ministro, era tra i più longevi al mondo

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 10:15 in Bahrein Medio Oriente

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Il primo ministro del Bahrein, Khalifa bin Salman al-Khalifa, è deceduto, l’11 novembre, all’età di 84 anni. Il premier era considerato tra le personalità più influenti del governo di Manama, oltre ad essere stato definito un nemico dell’Iran e un alleato dell’Arabia Saudita.

La notizia della morte è stata diffusa dalla famiglia reale bahreinita, la quale ha successivamente assegnato al principe ereditario, Salman bin Hamad al-Khalifa, la carica di primo ministro. Nel frattempo, nel Regno è stata annunciata una settimana di lutto nazionale, durante la quale le bandiere rimarranno a mezz’asta, mentre le attività del governo verranno sospese per tre giorni. Salman al-Khalifa era tra i premier più longevi al mondo. Era alla guida del governo di Manama dal 1971, il che gli aveva consentito di acquisire un ruolo di rilievo nel panorama bahreinita. Stando a quanto riportato dai media del Regno, il premier è deceduto negli Stati Uniti, alla Mayo Clinic, dove si trovava in cura per motivi al momento non rivelati.

Il premier defunto proveniva dalla dinastia al-Khalifa, che, nel corso del suo mandato, ha sempre difeso con forza, facendosi portavoce di una leadership di vecchio stampo e che, al contempo, gli ha garantito il sostegno della famiglia reale. Una delle prime sfide è giunta con la rivoluzione iraniana del 1979 guidata dai religiosi sciiti, considerati dal Bahrein e da altri Stati del Golfo una minaccia per le potenze sunnite rivali. Poi, nella guerra tra Iran e Iraq del 1980-1988, il Bahrein ha mantenuto buoni legami con entrambi i Paesi, nonostante la scoperta di quello che, secondo Manama, era un tentativo di colpo di Stato filoiraniano nel 1981 e un altro nel 1986. Nel 2011, al-Khalifa ha poi dovuto far fronte ad una forte mobilitazione popolare, rivolta in primis contro il suo governo, considerato corrotto. A detta del primo ministro, le proteste erano state alimentate da “terroristi” sostenuti dall’Iran e da Hezbollah. Accuse che i manifestanti hanno rigettato.

Nel corso del suo mandato, al-Khalifa è stato considerato, dai suoi oppositori, tra i principali ostacoli al processo di riforma e, pertanto, responsabile di una situazione di stallo. Parallelamente, i suoi sostenitori hanno affermato che il primo ministro defunto si è impegnato più di chiunque altro per rendere il Bahrein sempre più indipendente dal petrolio come principale fonte di reddito, trasformando il Paese in un centro bancario e finanziario, nonché in uno dei maggiori produttori di alluminio del Medio Oriente. Inoltre, sono diverse le situazioni che l’anno visto impegnato nell’apertura di canali di dialogo sia con i gruppi sciiti sia con il Qatar, nonostante il Bahrein sia tra i Paesi fautori dell’embargo imposto contro Doha il 5 giugno 2017.

Il nuovo premier, Salman bin Hamad al-Khalifa, è il primogenito del monarca bahreinita, il re Hamad bin Isa al-Khalifa, ed è stato nominato vice primo ministro nel 2013, dopo aver ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di sottosegretario al Ministero della Difesa e comandante in capo delle forze armate del Regno.

Una delle sfide attuali del Bahrein è costituita dall’emergenza coronavirus. Sin dall’inizio della pandemia, il Regno è stato considerato un Paese ad elevato rischio contagio, in quanto si tratta del terzo Stato più densamente popolato al mondo, in cui 1.5 milioni di abitanti vive in un territorio le cui dimensioni equivalgono grossomodo a quelle di New York City. A livello economico, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il deficit fiscale del Bahrein salirà al 15,7% del prodotto interno lordo nel 2020, rispetto al 10,6% nel 2019. Tuttavia, il fabbisogno finanziario potrebbe non essere così rilevante se il Paese potesse ricevere maggiore assistenza, ma i suoi vicini, diversamente dal passato, potrebbero non essere in grado di fornire aiuto nell’immediato. Questo accade anche perché il Regno non dispone delle medesime risorse petrolifere e finanziarie degli altri Paesi della regione e le proprie risorse statali sono considerate tra le più deboli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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