Austria: il governo annuncia nuove misure anti-terrorismo

Pubblicato il 12 novembre 2020 alle 13:04 in Austria Europa

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Il governo austriaco ha concordato l’introduzione di un’ampia gamma di misure antiterrorismo in seguito all’attentato compiuto il 2 novembre contro la capitale, Vienna. Le proposte includono la possibilità di tenere in carcere a vita gli individui condannati per reati di “terrorismo” o di sottoporli a sorveglianza elettronica al momento di un eventuale rilascio, nonché la criminalizzazione di atti di matrice religiosa e politicamente estremi.

Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha dichiarato, mercoledì 11 novembre, che il governo prevede altresì di semplificare i meccanismi per la chiusura di associazioni o moschee sospettate di svolgere un ruolo nella “radicalizzazione” e di consentire al pubblico di segnalare potenziali attività violente sulle piattaforme online. Verrà inoltre creato un registro centrale degli imam, ha specificato Kurz. “Creeremo un “reato dell’Islam politico” per essere in grado di muoverci contro coloro che non sono ancora terroristi ma che si stanno preparando per diventarlo”, ha detto il cancelliere ai giornalisti dopo una riunione di gabinetto.

Le misure previste, che saranno portate in Parlamento a dicembre per essere sottoposte a votazione, prevedono altresì la detenzione preventiva per le persone accusate di reati di terrorismo. Inoltre, anche gli individui che hanno già scontato una pena per tali crimini, ma che non sono ancora considerati completamente deradicalizzati, “verranno rinchiusi per proteggere il pubblico”, ha precisato Kurz. In alcuni casi, le persone appena rilasciate verranno monitorate con un braccialetto elettronico alla caviglia o al polso, ha aggiunto il cancelliere, senza spiegare esattamente quando sarebbe stato utilizzato questo particolare metodo o quando sarebbe stata applicata la detenzione preventiva. Le opinioni sull’introduzione di tali nuove misure “anti-terrorismo” potrebbero non essere unanimi. Il partito dei Verdi, ora in coalizione con il Partito popolare di Kurz (OeVP), aveva precedentemente criticato il concetto di detenzione preventiva mentre era all’opposizione.

Il 2 novembre, un uomo armato di fucile automatico, pistola e machete, ha ucciso 4 persone nel centro di Vienna, mentre altre 23 sono rimaste ferite. La sparatoria è iniziata alle 20:00 vicino alla sinagoga del quartiere di Seitenstettengasse. L’attentatore ha cominciato ad aprire il fuoco contro le persone sedute fuori dai caffè e dai ristoranti della città. Molti erano in giro a godersi l’ultimo giorno prima dell’imminente coprifuoco di mezzanotte, quando le restrizioni imposte dal governo per arginare la diffusione dei contagi da coronavirus sarebbero entrate in vigore. I membri delle forze speciali sono arrivati rapidamente sulla scena. Un agente di polizia è stato colpito e ferito prima che l’attentatore venisse colpito a morte alle 20:09, ora locale. L’aggressore indossava anche una finta cintura esplosiva.

L’uomo armato è stato successivamente identificato come un “terrorista islamista” di 20 anni, uscito dal carcere a dicembre dopo una sentenza di rilascio anticipato. Il gruppo jihadista Stato Islamico ha rivendicato sul suo canale di propaganda, Amaq, la responsabilità dell’attacco. Il ministro dell’Interno, Karl Nehammer, ha riferito che il giovante attentatore era stato in carcere per 22 mesi, dall’aprile 2019, per aver cercato di raggiungere la Siria e unirsi ai jihadisti dell’Isis. Nel settembre 2018, era stato in Turchia, dove le autorità lo avevano trattenuto prima di essere rimpatriato in Austria e arrestato come “combattente straniero”, nel gennaio 2019.

Il suo nome era Kujtim Fejzulai e aveva sia la cittadinanza austriaca che quella macedone. La polizia ha perquisito la sua casa, sequestrato materiale video e ha arrestato 14 dei suoi amici e conoscenti. La polizia svizzera ha contemporaneamente arrestato altre due persone, descritti come “colleghi” del sicario. Fejzulai si era recato in Slovacchia, nel luglio 2020, alla ricerca di munizioni per un AK-47 ma il suo tentativo di acquisto è stato rifiutato perché non era in possesso del porto d’armi. La polizia slovacca aveva immediatamente informato i suoi colleghi austriaci sui suoi sospetti, ma il ministro degli Interni di Vienna ha rivelato che il caso non è stato seguito adeguatamente dall’agenzia di intelligence interna BVT. È stata avviata un’indagine sul motivo per cui l’Austria non avesse Fejzulai nell’elenco delle persone sotto osservazione, nonostante le autorità slovacche avessero avvertito Vienna che l’uomo aveva tentato di acquistare munizioni in un negozio a Bratislava, a luglio.

Tra le proposte annunciate dal governo per contrastare il terrorismo, vi sono anche piani per privare della cittadinanza austriaca i doppi cittadini condannati per “reati di terrore”. Lunedì 9 novembre, quasi 1.000 agenti di polizia e di intelligence hanno fatto irruzione in case, aziende e associazioni presumibilmente legate ai Fratelli Musulmani e ad Hamas, sequestrando milioni di euro in contanti in quattro province austriache. I pubblici ministeri hanno tuttavia insistito sul fatto che quei raid non fossero collegati all’attacco della scorsa settimana, ma fossero solo il risultato di un’indagine risalente a più di un anno fa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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