Ultime mosse di Trump per Taiwan: invia Marines e prepara accordi economici

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 12:01 in Cina Taiwan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’amministrazione uscente del presidente statunitense, Donald Trump, ha invitato una delegazione taiwanese negli USA il prossimo 20 novembre per continuare il dialogo economico tra le parti, dopo aver inviato i Marines ad addestrare l’Esercito di Taiwan per la prima volta dal 1979. L’11 novembre, Pechino ha nuovamente ribadito totale opposizione alle relazioni Washington-Taipei.

In particolare, il 10 novembre, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato che il suo sottosegretario, Keith Krach, rappresenterà Washington in occasione del dialogo per la prosperità e il partenariato economico tra Taiwan e gli Stati Uniti, previsto a Washington il prossimo 20 novembre. Pompeo ha descritto Taiwan come “una vibrante democrazia e un partner affidabile” con il quale la relazione economica degli USA è solida e in crescita. Da parte sua, la Cina, l’11 novembre, attraverso una dichiarazione del portavoce del Ministero Affari Esteri, Wang Wenbin, si è opposta alla notizia, chiedendo agli USA di interrompere qualsiasi forma di scambio o contatto ufficiale con Taiwan se non vogliono danneggiare le relazioni con La Cina continentale e la stabilità dello stretto di Taiwan. Per Wang, qualsiasi tentativo di Washington di danneggiare le relazioni tra “le due sponde” dello stretto è destinata a fallire.

L’annuncio dell’imminente incontro in materia economica è arrivato a soli due giorni di distanza dall’arrivo del corpo speciale dei Raiders dei Marines statunitensi sull’isola asiatica per addestrare le truppe dell’Esercito taiwanese. I Raiders resteranno a Taiwan per un mese e addestreranno la marina locale a rispondere ad un’infiltrazione di navi da assalto e motoscafi, presso la base navale di Tsoying, a Kaohsiung, città portuale nel Sud di Taiwan. Preoccupate dall’evenienza di un imminente attacco della Cina, vista la crescente attività dell’Esercito Popolare di Liberazione nello stretto di Taiwan e non solo, le autorità di Taipei hanno dato grande rilievo all’arrivo dei Marines. 

Dall’inizio del proprio incarico, l’amministrazione Trump ha adottato più iniziative volte ad intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità della ROC.  

Tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act che consente e incoraggia visite di alto livello tra Stati Uniti e Taiwan  e ,nello stesso anno, hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da loro ambasciata de facto sull’isola. Nel 2020, Washington ha poi organizzato due visite di alto livello condotte a Taipei dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, e dal segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar. Oltre a questo, Taipei e Washington starebbero preparando la propria versione delle “Nuove Vie della Seta”, il grande progetto infrastrutturale e d’investimenti lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. Lo scorso 30 settembre, le parti hanno annunciato il cosiddetto “Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere attraverso i rispettivi settori pubblico e privato progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America. Gli USA sono, infine, il maggior fornitore d’armi di Taiwan, tant’è vero che tra ottobre e novembre, Washington ha approvato tre diverse vendite di armi da difesa a Taipei, l’unico tipo di strumentazione che Washington può commerciare con Taiwan da quando ha riconosciuto il governo di Pechino.

Per Pechino le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili perché, secondo la sua visione, Taiwan e la Cina formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, proprio in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese, ma, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen. Oltre a respingere categoricamente il principio di “una sola Cina”, quest’ultima ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio e ha intensificato gli scambi con Washington.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Nel caso in cui ciò avvenisse Taipei è pronta ad adottare il cosiddetto “Concetto di Difesa Generale”, elaborato  dall’ammiraglio Lee Hsi-min, una strategia difensiva che si baserebbe sullo sfruttamento di vantaggi asimmetrici nell’evenienza di un’invasione cinese su larga scala e che si fonda su tre pilastri: protezione delle forze armate, battaglie decisive nelle zone costiere e distruzione del nemico al suo approdo nelle spiagge.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.