Scontri in Costa d’Avorio: la comunità internazionale chiede il dialogo

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 14:49 in Africa Costa d'Avorio

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Violenti scontri sono scoppiati in Costa d’Avorio dopo la rielezione del presidente, Alassane Ouattara, mentre la Francia e altre nazioni dell’Africa occidentale chiedono il dialogo per porre fine alle tensioni. Ouattara si è assicurato il suo secondo mandato presidenziale alle elezioni del 31 ottobre, con oltre il 94% dei voti, ma i leader dell’opposizione respingono i risultati, accusando il leader di aver violato la Costituzione, superato il limite dei due mandati consecutivi.

Le tensioni hanno riacceso i traumi vissuti durante le elezioni del 2010, contestate dall’opposizione e responsabili di aver scatenato una breve guerra civile nel Paese dell’Africa occidentale, con circa 3.000 vittime. Almeno tre persone sono state uccise nella città centro-orientale di M’Batto, tra lunedì 9 e martedì 10 novembre, quando sono iniziate le violenze, hanno riferito polizia e residenti. “La situazione ora è tranquilla e i rinforzi stanno pattugliando la zona”, ha dichiarato un portavoce della polizia, confermando il totale di 3 morti e 26 feriti. Altre 9 persone, secondo le testimonianze locali, sarebbero morte a causa dei disordini scoppiati lunedì in altre due città del Paese, subito dopo che il tribunale supremo ha convalidato la vittoria elettorale di Ouattara.

Più di 8.000 ivoriani sono fuggiti nei Paesi vicini, temendo le conseguenze degli scontri, ha riferito martedì 10 novembre l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), specificando che oltre il 60% sono bambini. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha offerto “calorose congratulazioni” a Ouattara, ma il gruppo, composto da 15 Stati membri, ha esortato il presidente a riportare la pace nel Paese dopo che i disordini, che vanno avanti da agosto, hanno provocato almeno 50 vittime.

Ouattara, ex economista del Fondo monetario internazionale eletto per la prima volta nel 2010, ha esortato il suo principale rivale, Henri Konan Bedie, ad abbandonare le proteste e a tenere colloqui distensivi per disinnescare la crisi. “Sarò il presidente di tutti gli ivoriani”, ha detto lunedì in una trasmissione nazionale. Non c’è stata alcuna risposta ufficiale da parte del principale partito di opposizione, il Partito Democratico della Costa d’Avorio (PDCI) o del suo capo Bedie.

La casa di quest’ultimo, situata ad Abidjan, è ancora bloccata dalle forze di sicurezza. Altri due capi dell’opposizione sono stati arrestati per sospetta insurrezione dopo aver rifiutato il ballottaggio e annunciato la formazione di un governo rivale. “Non riconosciamo l’elezione. Sappiamo tutti che Ouattara ha violato la costituzione”, ha affermato N’Goran Djiedri, leader di una fazione del PDCI. “Sì al dialogo, ma lo Stato di diritto deve essere rispettato”, ha aggiunto.

L’ECOWAS ha esortato “tutti gli ivoriani a mettere in primo piano la pace e la coesione sociale soprattutto per cercare di risolvere le differenze attraverso il dialogo e i canali legali”. Anche l’ONU, l’UE e l’Unione africana hanno sollecitato le trattative per fermare l’aggravarsi delle tensioni in Costa d’Avorio, che è il primo produttore mondiale di cacao, la più grande economia francofona dell’Africa occidentale e un importante centro d’affari. Diplomatici occidentali e fonti governative hanno rivelato che i colloqui con entrambe le parti sarebbero già in corso, sebbene finora non siano stati compiuti progressi concreti.

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha sottolineato che la Francia ritiene che l’offerta di dialogo con Ouattara stia andando “nella giusta direzione”, ma spera che “i fatti contribuiscano alla pacificazione”. “Bedie e Ouattara potrebbero vedersi per portare insieme le tensioni a un livello inferiore”, ha riferito un diplomatico occidentale al quotidiano al-Jazeera. “La vera discussione deve avvenire tra questi due leader”, ha aggiunto.

Gli oppositori di Ouattara ritengono che quest’ultimo stia infrangendo la legge decidendo di rimanere per il suo terzo mandato consecutivo, ma il presidente si è difeso affermando che il suo ruolo è pienamente legittimo dopo l’approvazione di alcuni emendamenti costituzionali, nel 2016, tra cui quello sul limite dei mandati presidenziali. 

La violenza elettorale in Costa d’Avorio non è una novità. Nel 2010, pesanti disordini scoppiarono quando l’ex presidente, Laurent Gbagbo, si rifiutò di cedere il potere a Ouattara, dopo aver perso le elezioni presidenziali di quell’anno. Gli scontri che ne seguirono divisero il Nord e il Sud del Paese. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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