Regno Unito, coronavirus: primo Paese in Europa a superare i 50.000 morti

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 20:25 in Europa UK

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Il Regno Unito è diventato il primo Paese in Europa a superare i 50.000 morti per coronavirus, secondo gli ultimi dati del governo.Un totale di 50.365 persone ha perso la vita entro 28 giorni da un esito positivo del tampone, con un aumento di 595 decessi nelle ultime 24 ore. Al mondo, il Regno Unito è il quinto Paese a superare i 50.000 morti, dopo Stati Uniti, Brasile, India e Messico. Il primo ministro, Boris Johnson, ha dichiarato che i dati mostrano che, nonostante le speranze in un vaccino, “non siamo ancora fuori pericolo”. “Ogni morte è una tragedia”, ha detto il premier, aggiungendo però: “Ora siamo arrivati ad una fase diversa per il modo in cui trattiamo la malattia”.

Mercoledì 11 novembre, sono stati registrati altri 22.950 nuovi casi di coronavirus. Dall’inizio della pandemia, circa 1,2 milioni sono stati i positivi nel Regno Unito e più di 185.000 le persone ricoverate in ospedale. 

Il bilancio delle vittime del Covid-19 in Gran Bretagna è un dato che non è stato percepito, come in altri Paesi, allo stesso modo in tutti i settori della società. Il fattore più importante da considerare è l’età, con più di 9 decessi su 10 tra gli over 65. In più, anche le aree più povere e le minoranze etniche sono state colpite in modo sproporzionato. Il governo britannico è stato fortemente criticato per la lentezza con cui ha imposto le restrizioni, soprattutto nella prima fase della pandemia, e per la scarsa efficacia dei sistemi di test e di tracciamento. Dibattiti simili si sono avuti anche in Italia, Spagna e Francia.

I dati sulle morti del governo includono solo le persone che sono morte entro 28 giorni dal risultato positivo al test per il coronavirus. Tuttavia, altri due modi per misurare i decessi forniscono cifre complessive più elevate. Il primo include tutti i decessi in cui il coronavirus è stato menzionato sul certificato di morte, anche se la persona non era stata testata per il virus. I dati più recenti suggeriscono che, al 23 ottobre, c’erano già stati più di 60.000 seguendo questa misura. Il secondo modo implica il calcolo delle “morti in eccesso”, ovvero del numero di morti in più rispetto al numero abituale in questo periodo dell’anno. I decessi normalmente aumentano in questi mesi, ma gli ultimi dati dell’Ufficio per le statistiche nazionali e le sue controparti in Scozia e nell’Irlanda del Nord mostrano che la seconda ondata del virus ha spinto il tasso di mortalità al di sopra della media osservata negli ultimi cinque anni .

Il leader laburista, Sir Keir Starmer, ha dichiarato che le ultime cifre sulle morti nel Regno Unito sono una “tragica pietra miliare” e ha criticato il governo per essere stato “lento” nella sua risposta alla pandemia durante la prima ondata. Starmer ha affermato che il governo “deve cercare di dare il meglio nella sua risposta alla seconda ondata”. L’affermazione coincide con il discorso, che i funzionari hanno già iniziato a fare, sul come offrire un vaccino per il Covid alle persone di età inferiore ai 50 anni. L’attuale elenco prioritario di candidati che otterrebbe un vaccino nella “fase uno” della sua distribuzione riguarda coloro che vivono e lavorano nelle case di cura e tutti coloro che hanno più di 60 anni. Tuttavia, l’elenco è soggetto a modifiche, con particolare attenzione alle riflessioni su come funzionano i vaccini nei gruppi di età più avanzata, che spesso hanno una risposta più debole all’immunizzazione.

I discorsi sulle modalità con cui somministrare il vaccino sono stati lanciati dopo che le case farmaceutiche di Pfizer e BioNTech hanno rivelato che il vaccino da loro sperimentato ha un’efficacia di oltre il 90%, secondo una prima analisi dei dati condotta da un comitato indipendente di monitoraggio. I dettagli sui risultati dei test clinici sono ancora poco noti ma questa prima occhiata sulla sperimentazione in corso fornisce alcuni indizi importanti sulle prestazioni di uno dei quattro vaccini contro il coronavirus approdato alle ultime fasi di testing negli Stati Uniti. È il segnale più forte e il dato più incoraggiante finora sullo sviluppo di un vaccino che potrebbe aiutare a porre fine alla pandemia, battendo ogni record di velocità scientifica.

“Direi che è un momento storico. Qualcosa del genere non è mai successo prima. Il mondo sta affrontando una situazione terribile, la pandemia, e potrebbe essere in grado in poco tempo di raggiungere ciò che di solito richiede molti anni”, ha detto Kathrin Jansen, capo della ricerca e dello sviluppo sui vaccini presso l’azienda farmaceutica Pfizer. “Sentire che nell’analisi ad interim siamo efficaci per oltre il 90% è stato quasi sbalorditivo”, ha aggiunto. Se tali risultati dovessero essere confermati, il livello di protezione offerto sarebbe simile a quello garantito da numerosi altri vaccini considerati altamente efficaci come, ad esempio, quello contro il morbillo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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