Mediterraneo orientale: Grecia ed Egitto chiedono il supporto di Biden

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 17:25 in Egitto Grecia USA e Canada

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La Grecia e l’Egitto, entrambi rivali della Turchia nel Mediterraneo orientale, hanno dichiarato di essere favorevoli ad un coinvolgimento più deciso degli Stati Uniti nella regione sotto il nuovo presidente, Joe Biden.

“Sia la Grecia che l’Egitto valuteranno positivamente un ruolo più decisivo degli Stati Uniti in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale”, ha dichiarato il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, durante una conferenza stampa con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, in visita ad Atene. I due Paesi hanno siglato, il 6 agosto, un accordo per la demarcazione dei confini marittimi, attribuendosi reciproci diritti di esplorazione energetica nel Mediterraneo orientale. In base a tale intesa, Grecia ed Egitto hanno designato le proprie zone economiche esclusive con il fine di consentire ad entrambi di “massimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili nell’area, in particolare le promettenti riserve di gas e petrolio”. Per Atene, l’accordo rispetta tutti i principi del Diritto internazionale e del Diritto del mare, consente di preservare relazioni di buon vicinato e contribuisce alla sicurezza e alla stabilità della regione.

Il patto, tuttavia, si pone in contrapposizione ad un’intesa simile, stipulata il 27 novembre 2019, dalla Turchia e dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj e rivale del comandante Khalifa Haftar, supportato invece dall’Egitto. Anche questo accordo riguarda la demarcazione delle rispettive zone economiche esclusive ma è definito da Atene e dal Cairo “illegale”, in quanto non in linea con le norme del Diritto internazionale. Per la Grecia, Ankara rappresenta “il principale fattore di instabilità” nella regione, a causa dei suoi interventi “in Libia, nell’Egeo, a Cipro, in Siria, in Iraq e, più di recente, nel Nagorno-Karabakh”.

Mitsotakis ha sottolineato, alla fine dell’incontro con al-Sisi, che sia la Grecia che l’Egitto sono disposti ad espandere l’accordo marittimo, nonostante le affermazioni della Turchia secondo cui il patto violerebbe la piattaforma continentale di Ankara. Le tensioni tra i due alleati della NATO sono divampate questa estate, in seguito all’accordo tra Atene e Il Cairo, in seguito al quale la Turchia ha deciso di ricollocare la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, nelle acque contese del Mediterraneo orientale. A settembre, il governo turco aveva momentaneamente deciso di ritirare la nave dalla regione per consentire l’inizio di un dialogo diplomatico con la Grecia, ma successivamente, dopo nuove tensioni con Atene, la Oruc Reis è stata riportata nella zona.

L’ultimo Navtex della Turchia, emesso mercoledì 11 novembre, con cui è stato deciso che la nave da ricerca sismica resterà nelle acque del Mediterraneo orientale fino al 23 novembre, è stato definito da Atene “un atto provocatorio”. Pertanto, il governo greco ha esortato Ankara a revocarlo immediatamente. “Abbiamo deciso di continuare la nostra solidarietà, insieme a tutti i Paesi amici, al fine di affrontare chiunque minacci la stabilità e la sicurezza regionale, e in un modo che impedisca a qualsiasi parte di imporre le sue posizioni ostili”, ha detto, dal canto suo, il presidente al-Sisi al termine dell’incontro con Mitsotakis. Nel frattempo, il nuovo leader statunitense, Joe Biden, sta gettando le basi per la sua nuova amministrazione, mentre il presidente uscente, Donald Trump, prosegue con la raffica di cause legali che tentano di ribaltare i risultati delle elezioni del 3 novembre ed impedirgli di lasciare il potere.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

La questione del Mediterraneo orientale è poi strettamente collegata a quella della divisione di Cipro in due amministrazioni antagonista. Il territorio dell’isola è separato dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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