Iran: Rouhani mostra segnali di apertura verso il neopresidente Biden

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 13:00 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha commentato i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, accogliendo con favore la vittoria del candidato democratico, Joe Biden.

Le dichiarazioni di Rouhani, trasmesse dalla tv di Stato, sono giunte mercoledì 11 novembre, nel corso di un incontro governativo, in cui, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, Rouhani si è mostrato “travolto dalla gioia” per la sconfitta del presidente uscente, Donald Trump. Secondo il capo di Stato iraniano, l’ascesa di Biden potrebbe rappresentare una buona occasione per l’Iran, e, pertanto, si è detto pronto a cogliere qualsiasi occasione che vada nell’interesse del proprio Paese e che possa portare all’annullamento delle sanzioni imposte dagli USA nel corso degli ultimi anni.

In particolare, le tensioni tra Teheran e Washington si sono ulteriormente acuite a partire dall’8 maggio del 2018, quando il presidente Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran. L’intesa a cui si fa riferimento, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), era stata voluta dall’ex presidente statunitense, Barak Obama, e prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro l’Iran da parte dell’Unione Europea, dell’ONU e degli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e dell’autorizzazione all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di effettuare ispezioni presso gli impianti iraniani. Joe Biden, nel periodo in cui è stato raggiunto l’accordo, era vicepresidente. 

Rouhani ha affermato che la sconfitta di Trump rappresenta una sorta di “spregio”, in quanto è avvenuta nel momento esatto in cui il presidente USA “sognava la caduta del regime iraniano”. A detta del presidente, Trump ha perso per alcune ragioni. Tra queste, il modo in cui ha affrontato la pandemia di coronavirus e il caos creato nelle relazioni degli Stati Uniti con il resto del mondo, portando a vilificare Washington nell’ambito della politica internazionale.

Il presidente iraniano ha poi accennato alla possibilità che Teheran avvii negoziati con l’amministrazione Biden, affermando che, laddove vi siano condizioni favorevoli, l’Iran ne approfitterà e sfrutterà ogni occasione che si presenterà e che vada a beneficio degli interessi nazionali, sulla strada verso la revoca delle sanzioni. A tal proposito, Rouhani ha sottolineato che sono stati gli Stati Uniti ad innescare tensioni con l’Iran e, pertanto, dovranno essere loro i primi a disinnescarle. “Non abbiamo interrotto noi il rapporto con gli USA. Al contrario, loro l’hanno interrotto. Non abbiamo attaccato noi il suolo americano, ma, al contrario, sono stati loro ad attaccare il nostro suolo”, sono state le parole del capo di Stato, il quale ha poi affermato che se Washington si riavvicinerà alla politica di Teheran, si creeranno circostanze nuove.

Al momento della vittoria di Biden, il 7 novembre, Rouhani aveva affermato che Biden avrebbe dovuto fare ammenda per le politiche adottate da Donald Trump nei confronti dell’Iran, e anche allora aveva dichiarato che la vittoria del candidato democratico rappresenta un’opportunità per gli Stati Uniti per rimediare agli errori del passato e tornare ad adempiere agli impegni internazionali. Per il capo di Stato iraniano, resistendo alla “guerra economica imposta” dagli USA, il popolo iraniano ha dimostrato che la campagna di “massima pressione” statunitense è stata sconfitta.

Parallelamente, il ministro degli Affari esteri, Mohammad Javad Zarif, si è detto anch’egli ottimista verso la nuova amministrazione statunitense, con la speranza che questa accetti il multilateralismo e la cooperazione e rispetti la legge. Il primo vicepresidente, Eshaq Jahangiri, ha invece dichiarato che l’era di Trump e della sua “squadra avventurosa e guerrafondaia” è giunta al termine, e che l’Iran non dimenticherà la campagna di “massima pressione” e l’assassinio del generale Qassem Soleimani. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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