Bolivia: torna Evo Morales

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 9:21 in America Latina Bolivia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ex presidente della Bolivia, Evo Morales, è tornato lunedì 9 novembre in Bolivia dalla città argentina di Villazón , al confine tra le due nazioni, accompagnato dal presidente dell’Argentina Alberto Fernández.

I boliviani hanno accolto Morales in un evento simbolico dopo 11 mesi molto difficili, quando ha dovuto lasciare il Paese su pressione di polizia e militari dopo le violente proteste scoppiate al seguito della sua rielezione il 20 ottobre 2019. Le elezioni, secondo gli osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), erano state contraddistinte da brogli e frodi, e Morales dovette fuggire da La Paz, prima a Cochabamba e poi fuori dalla Bolivia.

Pochi minuti prima del rientro in Bolivia, ancora sul lato argentino del ponte che unisce i due paesi, l’ex presidente ha dichiarato di non aver mai dubitato del suo ritorno, dopo aver descritto la vittoria del candidato del Movimento per il Socialismo (MAS), Luis Arce, alle elezioni presidenziali dello scorso 25 ottobre, come qualcosa di storico e senza precedenti grazie all’unità dei boliviani e all’appoggio del mondo intero. Arce ha vinto le elezioni, da tutti considerate pulite, con oltre il 55% dei voti, oltre 8 punti in più di quanto ottenuto da Morales nel voto contestato del 2019.

“L’anno scorso in questi giorni abbiamo subito un golpe contro il nostro modello economico, le nostre risorse naturali. Ancora una volta si ripete la storia della lotta permanente per la vita, la pace e la democrazia”, ha detto Morales dopo aver ringraziato il presidente Alberto Fernández.

Sottolineando che non si è mai sentito abbandonato, il leader indigenista ha sottolineato che la lotta del popolo continua, finché esistono il capitalismo e l’imperialismo.

Visibilmente commosso, il presidente argentino ha accompagnato Morales mentre attraversava il ponte per tornare in patria, occasione che ha colto per esprimere che quanto accaduto in Bolivia è un’esperienza per pensare a come l’America Latina si sia disintegrata negli ultimi quattro anni.

“Facciamo parte di una patria comune che vuole crescere, vuole giustizia e sviluppo per tutti, abbraccia tutti, non alcuni. Non vogliamo paesi per alcuni ma per tutti ”, ha rimarcato Fernández.

Il Capo dello Stato argentino ha aggiunto che per raggiungere questo obiettivo il continente ha uno strumento potente, “si chiama democrazia ed è dovere di ciascuno di noi venire in aiuto di quei popoli minacciati e feriti da rivolte come quella subita da Evo”.

L’ex presidente era stato rovesciato dopo le elezioni presidenziali del 2019, vinte per pochi decimi di punto percentuale e contrassegnate da brogli, frodi e incidenti. L’opposizione di centro e di destra ha dato inizio a una serie di mobilitazioni che hanno avuto l’appoggio della polizia, dei militari e della grande impresa, sfociate in quello che Morales ha sempre definito un colpo di stato. Quando la resistenza al colpo di stato divenne ancora più forte sia a Cochabamba che a El Alto, Evo Morales lasciò il Paese, recandosi in esilio prima in Messico e poi in Argentina, mentre il MAS dal Parlamento, in cui aveva la maggioranza, ha legittimato il governo della presidente ad interim Jeanine Áñez, riuscendo così a prendere parte alle elezioni del 25 ottobre 2020 e a vincerle.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.