Arabia Saudita: esplosione in un cimitero a Gedda, presenti anche diplomatici europei

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 13:43 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Almeno 4 persone sono rimaste ferite, mercoledì 11 novembre, dopo che un ordigno è esploso durante una cerimonia per la commemorazione della fine della prima guerra mondiale, in un cimitero della città di Gedda, in Arabia Saudita. Il Ministero degli Esteri francese ha dichiarato che diversi Paesi europei hanno partecipato all’evento tramite loro rappresentanti e diplomatici.

La cerimonia annuale per commemorare la fine della prima guerra mondiale, nel cimitero non musulmano di Gedda, alla presenza di diversi consolati, tra cui quello francese, è stata colpita da un attacco con ordigno esplosivo improvvisato, questa mattina, che ha provocato il ferimento di diverse persone”, ha dichiarato il Ministero di Parigi, aggiungendo: “La Francia condanna fermamente questo attacco codardo e ingiustificabile”. 

L’esplosione è stata confermata da un funzionario greco che ha preferito rimanere anonimo.“C’è stata una sorta di esplosione nel cimitero dei non musulmani di Gedda. Ci sono quattro feriti lievi, tra cui un greco”, ha rivelato la fonte, senza fornire ulteriori dettagli.

La Francia ha esortato i suoi cittadini residenti nel Regno a stare “in massima allerta”, soprattutto alla luce delle tensioni tra l’Europa e il mondo musulmano, aumentate dopo la decapitazione, in un sobborgo di Parigi, il 16 ottobre, di un insegnante di scuola media, Samuel Paty, che aveva mostrato in classe alcune caricature del profeta Maometto durante una lezione sulla libertà di espressione.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, al momento dell’esplosione a Gedda, stava partecipando, così come altri capi di Stato, a una cerimonia commemorativa della prima guerra mondiale a Parigi. Diversi Paesi hanno celebrato il 102° anniversario dell’armistizio firmato dalla Germania e dai Paesi alleati per porre fine alla guerra del 1914-18.

L’episodio di oggi è il secondo di questo tipo a verificarsi nella città saudita nel giro di poche settimane. Il 29 ottobre, un cittadino saudita armato di coltello era stato arrestato dopo aver ferito una guardia del consolato francese a Gedda. Lo stesso giorno, nella chiesa di Notre-Dame di Nizza, nel Sud della Francia, un uomo aveva ucciso 3 persone, due donne e un uomo, e ne aveva ferite altre, in quello che è stato definito un “tremendo attentato terroristico”. Il sindaco della città, Christian Estrosi, aveva parlato di una “scena dell’orrore”, con una delle vittime uccisa in modo “orribile”, “come il professore”, un riferimento alla decapitazione dell’insegnante francese Paty.

L’Arabia Saudita, patria dei siti più sacri dell’Islam, ha criticato duramente le caricature del profeta Maometto ma, al contempo, ha condannato “con forza” l’attacco del mese scorso a Nizza. Ampie manifestazioni sono scoppiate in molti Paesi a maggioranza musulmana dopo che Macron aveva affermato di voler difendere con determinazione il diritto alla libertà di stampa e quindi anche alla pubblicazione delle vignette. Gruppi islamici, perlopiù radicali, hanno esortato la popolazione di diversi Paesi mediorientali, tra cui Siria e Iraq, ad organizzare proteste in un’ottica “anti-francese”.

Di recente Macron, oltre ad aver promesso di impegnarsi a contrastare il “separatismo islamico”, ha definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e ha dichiarato che il governo presenterà, a dicembre, un disegno di legge per contrastare le frange più radicali dell’islamismo. Parallelamente, dopo le dichiarazioni del capo dell’Eliseo, si è diffusa sui social media una campagna per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi arabi e in Turchia. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet sono diventati di tendenza in Stati come Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita e Turchia. Tuttavia, in un’intervista con il quotidiano al-Jazeera, sabato 31 ottobre, Macron ha rivisto parzialmente la sua posizione, dichiarando di aver capito perché i musulmani si sono sentiti scioccati dalle vignette, ma aggiungendo che il ruolo del presidente è quello di “promuovere la calma e al contempo proteggere il diritto alla libertà di espressione”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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