Anche Ankara controllerà l’attuazione del cessate il fuoco nel Karabakh

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 6:11 in Armenia Azerbaigian

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Anche la Turchia controllerà l’attuazione dell’armistizio in Nagorno-Karabakh. A dichiararlo nella giornata di ieri è stato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

“Stiamo ora discutendo di come la tregua sarà osservata e controllata. Ma l’intero processo sarà supervisionato congiuntamente con l’Azerbaigian”, ha dichiarato Cavusoglu in una conferenza stampa, aggiungendo che Ankara continuerà a sostenere Baku.

Il capo della diplomazia turca ha inoltre affermato che sette distretti del Karabakh saranno “completamente consegnati all’Azerbaigian”, aggiungendo che quattro di loro erano già sotto il controllo di Baku.

In merito al ruolo della Turchia, il Cremlino ha immediatamente fatto sapere che il dispiegamento di un contingente di pace turco in Karabakh non è stato coordinato con nessuno. Il portavoce Dmitry Peskov, infatti, ha sottolineato che la dichiarazione congiunta di Russia, Armenia e Azerbaigian non menziona in alcun modo la Turchia.

Con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del Cremlino martedì 10 novembre, la presidenza della Federazione russa ha reso noto che la guerra in Nagorno-Karabakh è finita. 

“Il 9 novembre, il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Aliyev, il primo ministro della Repubblica di Armenia Pashinyan e il presidente della Federazione russa hanno firmato una dichiarazione in cui si dichiara un cessate il fuoco completo e la fine di tutte le ostilità nella zona del conflitto del Nagorno-Karabakh dalle 00:00 ora di Mosca del 10 novembre 2020” – recita la nota.

Le truppe russe sono già dispiegate nella regione contesa per operazioni di peacekeeping. 

Il dispiegamento delle truppe russe ha consentito già nelle prime ore del 10 ottobre il rientro degli sfollati sotto l’egida dell’ONU. “Sfollati interni e rifugiati stanno tornando nel territorio del Nagorno-Karabakh e nelle aree circostanti sotto il controllo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati” – spiega la Presidenza della Russia.

Secondo gli accordi ci saranno 1.960 militari russi di stanza nella regione. Le forze di pace rimarranno nell’area del conflitto per cinque anni con rinnovo automatico per lo stesso periodo se nessuna delle parti vuole ritirare la loro presenza.

Nikol Pashinyan, annunciando la firma dell’accordo, ha detto che è stata una decisione difficile: “Ho firmato una dichiarazione con i presidenti di Russia e Azerbaigian per porre fine alla guerra del Karabakh alle 01:00. Il testo della dichiarazione già pubblicata è inesprimibilmente doloroso per me personalmente e per il nostro popolo. Ho preso questa decisione come risultato di un’analisi approfondita. La situazione militare e le valutazioni delle persone che la conoscono meglio mi hanno spinto a prendere una decisione molto, molto difficile”. “Questa non è una vittoria, ma non ci sarà sconfitta finché non ammetterai di essere un perdente. Non ammetteremo mai di essere dei perdenti, e questo dovrebbe essere l’inizio della nostra era di unità nazionale e rinascita”  – ha aggiunto.

A sua volta, il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev ha definito la firma dell’accordo trilaterale un punto finale nel conflitto del Karabakh. Ha detto che Baku ha ottenuto tutto ciò che voleva e “l’occupazione dei territori azeri sta volgendo al termine”. Allo stesso tempo, afferma che insieme alle forze di pace russe in Karabakh, saranno schierate anche quelle turche, sebbene non se ne sia parlato né nella dichiarazione di Vladimir Putin né nell’accordo pubblicato sui media.

Putin ha commentato gli accordi  affermando: “Partiamo dalla convinzione che gli accordi raggiunti creeranno le condizioni necessarie per una soluzione a lungo termine e completa della crisi intorno al Nagorno-Karabakh su una base equa e nell’interesse dei popoli armeno e azero”.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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