Afghanistan: 3 attacchi in 24 ore a Kabul

Pubblicato il 11 novembre 2020 alle 20:33 in Afghanistan Asia

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Almeno 7 persone, tra cui alcuni membri delle forze di sicurezza, sono state uccise in 3 attacchi separati nella città di Kabul, in 24 ore. 

Il primo è avvenuto nella zona di Lab-e-Jar, nel Nord di Kabul, la mattina del 10 novembre, quando una serie di ordigni ha fatto esplodere un veicolo della polizia, uccidendo 3 poliziotti e un civile. L’auto in questione era quella di Abdul Nasir Danish, un comandante dell’unità di polizia del PD11 della capitale. Il secondo incidente è avvenuto nell’Est di Kabul, quando un gruppo di uomini armati ha attaccato ed ucciso un ufficiale del 203 Thunder Army Corps e il suo compagno. L’attacco si è veridicato in una zona Est di Kabul, nei pressi del distretto di Bagrami. Il portavoce del Ministero dell’Interno, Tariq Aryan, ha dichiarato che il capo della polizia di Bagrami è stato licenziato per negligenza e che diversi altri alti funzionari della polizia sono stati invitati a comparire per le indagini.

L’ultima violenza ha causato la morte di una giovane ragazza, uccisa dopo che un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco dopo uno scontro verbale. Il primo vicepresidente afghano, Amrullah Saleh, ha riferito che la polizia del PD12 di Kabul ha arrestato due sospetti che detenevano armi illegali. Saleh ha aggiunto che Allah Gul Mujahid, un parlamentare di Kabul, ha cercato di intimidire il comandante della polizia della zona, a seguito degli arresti. “Quanto è potente questo primo vicepresidente? Rappresento il popolo di Kabul, non mi interessa di nessuno. Ci sono circa 100.000 persone sotto il mio comando”, ha affermato Mujahid nella sessione parlamentare dell’11 novembre, reagendo alle osservazioni del primo vicepresidente. Kabul ha assistito a un drammatico aumento delle violenze nelle ultime settimane.

I critici accusano l’intelligence e la mancanza di impegno da parte delle istituzioni competenti per risolvere la fragile situazione nella capitale. Saleh ha affermato che i risultati della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) mostrano che i membri delle istituzioni sono loro stessi obiettivi dei talebani. Da parte loro, il gruppo militante islamista non ha commentato la dichiarazione di Saleh. Le squadre negoziali che rappresentano la Repubblica islamica dell’Afghanistan e i talebani hanno tenuto più di 10 riunioni in piccole formazioni, chiamate “gruppi di contatto”, per discutere le regole procedurali per i futuri colloqui diretti. Fonti che hanno familiarità con i negoziati hanno affermato che il Paese che ospita i colloqui, il Qatar, e altri Stati che sostengono il processo di pace afghano hanno accelerato i loro sforzi per provare ad avviare i negoziati diretti tra le due parti. 

Tuttavia, la violenza nel Paese non si è mai fermata, a seguito dell’accordo tra USA e talebani del 29 febbraio, grazie al quale sono iniziati i colloqui preliminari intra-afghani. Inoltre, gli analisti sul campo sottolineano il fatto che gli autori di molti attacchi mortali sono rimasti sconosciuti negli ultimi mesi, cosa che ha sollevato interrogativi. I talebani hanno negato in diverse occasioni il loro coinvolgimento nelle violenze, ma vengono spesso accusati dal governo afghano. Un alto funzionario delle Nazioni Unite ha definito i recenti attacchi in Afghanistan “complessi” e ha affermato che qualsiasi assalto che danneggia il governo di Kabul è a favore dei talebani. 

Ad oggi, l’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto numerosi sconvolgimenti. Nel 1996 i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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